Italia

CRESCE L'ATTENZIONE SUL TEMA VINO & SALUTE

L'intervento di Andrea Sartori a Milano, alla conferenza stampa di presentazione di "Enotria" 2006: "Noi imprenditori non vogliamo far consumare più vino alle persone; la nostra sfida è quella di poter allargare il mercato dei consumatori regolari e moderati"

01 aprile 2006 | Andrea Sartori

Perché l’Unione Italiana Vini, attraverso il suo annuario “Enotria”, affronta la tematica “vino e salute”? Credo che l’attuale momento sia particolarmente opportuno sia perché la comunicazione, quindi l’attenzione, dopo aver toccato le sue punte più alte nei primi anni Novanta, oggi appare un po’ “stanca” e i giovani consumatori rischiano di rimanere tagliati fuori da informazioni certamente utili per una piena consapevolezza di consumo, sia perché il mondo del vino si trova nuovamente a fronteggiare esasperate campagne proibizionistiche a livello mondiale.
Su quest’ultimo aspetto il dottor Bertelli, in qualità di presidente della Sottocommissione vino e salute dell’Oiv, potrà certamente dirci molto.
È giusto sottolineare che fin da subito i medici hanno visto con favore le scoperte sugli effetti benefici del vino e ci hanno dato una mano a divulgarle; per questo credo che il grande sviluppo del vino di qualità negli ultimi dieci anni debba molto anche a loro, che hanno saputo dire con chiarezza che il vino, consumato nelle giuste quantità e modalità, è un fattore di salute e non il suo contrario.
Meno hanno fatto certamente le istituzioni, non prendendo in considerazione alcun tipo di impegno in campo d’educazione alimentare a partire già, ad esempio, dai programmi scolastici. Siamo pienamente consapevoli che il prodotto vino, in quanto bevanda alcolica, sia un alimento “delicato” e che qualsiasi argomento intorno ad esso debba essere sempre rigoroso, autorevole e prudente, ma proprio per questo riteniamo necessaria una reale educazione al consumo, che significa comunicazione corretta, e non una “guerra di religione”, di queste ce ne sono fin troppe in giro per il mondo. Il proibizionismo non ha mai risolto alcun problema, semmai l’ha acuito.
Siamo convinti che le persone siano sufficientemente mature per capire i reali vantaggi che comporta un consumo corretto e i relativi rischi, spesso drammatici, di un abuso; è doveroso affermare la responsabilità e capacità personale all’autoregolamentazione. Non è un caso che la nostra Associazione, l’Unione Italiana Vini, sia diventata attore protagonista all’interno dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol, per studiare, capire questo universo e al tempo stesso tracciare delle linee guida. L’intento dell’Osservatorio è quello di raccogliere e mettere a disposizione della collettività informazioni scientificamente corrette sulle modalità di consumo delle bevande alcoliche e sulle relative problematiche, promuovendo ricerche in un’ottica d’integrazione interdisciplinare finalizzata a ottenere una visione globale del fenomeno. I dati delle ultime rilevazioni statistiche ufficiali dimostrano che il consumo di alcol in Italia, nell’ultimo ventennio, ha registrato un notevole decremento, a conferma che nella popolazione si sta diffondendo una nuova cultura del bere responsabile e di consumo moderato dell’alcol (vedi l’Indagine Doxa 2001); d’altra parte tra i giovani cresce la percentuale dei consumatori occasionali e rimane stabile quella di chi abusa dell’alcol.



Noi imprenditori non vogliamo far consumare più vino alle persone; la nostra sfida è quella di poter allargare il mercato dei consumatori regolari e moderati, insomma i famosi due bicchieri a pasto sulle tavole di tutte le famiglie. È il nostro obiettivo ed è anche ciò che consiglia la scienza medica, poiché solo a queste condizioni, consumo regolare e corretto, il vino può esplicitare tutte le sue virtù salutistiche.
Ma per contrastare certe politiche colpevolizzanti del consumo di vino e progredire nella conoscenza dei benefici di un suo consumo corretto, occorre innanzitutto incoraggiare la ricerca, sostenendola finanziariamente; purtroppo il nostro Paese, si sa, in questo senso lascia a desiderare: grandi ricercatori ma piccole risorse. Mi chiedo se è possibile pensare a delle forme di collaborazione tra il mondo della ricerca scientifica e quello della produzione. Oggi questi due mondi sono distanti ma certamente l’aspetto salutistico per il vino può rappresentare uno straordinario valore aggiunto, in quanto il consumatore presta grande attenzione alla salute e alla sicurezza del prodotto. Forse oggi sono maturati i tempi affinché il nostro settore rifletta seriamente sull’argomento.

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