Cultura

Contraddizioni e coerenze nella politica agraria dell’Unità italiana

Le ha messe in luce il professor Luciano Segre, in un incontro ai Georgofili.
Era inevitabile che si diffondesse all'epoca un senso di delusione e scoraggiamento

30 ottobre 2010 | Giulia Bartalozzi

Il prof. Luciano Segre, nella lettura su “Contraddizioni e coerenze nella politica agraria dell’Unità italiana” svolta presso l’Accademia dei Georgofili, ha evidenziato come nel XIX secolo la differenza fra la situazione italiana e quella degli altri paesi dell'Europa Occidentale fosse troppo profonda ed evidente perché non apparisse in tutta la sua gravità a tutti coloro che fossero usciti dalla cerchia della vita e dell'economia locale ed avessero coltivato contatti con paesi maggiormente progrediti.

Era inevitabile che si diffondesse un senso di delusione e scoraggiamento, anche in coloro che avevano considerato l'Unità non soltanto come un obiettivo ideale e politico, ma anche come strumento per restituire al Paese la funzione economica che ritenevano gli appartenesse per posizione geografica, clima, risorse naturali, cultura, storia antica e del Risorgimento.

Con Cavour si assistette all'affermarsi della ragione in politica economica ed agraria, in un quadro sistematico di visione complessiva e per certi aspetti, nazionale.

Questa visione progredita, dopo il 1861 e dopo la morte di Cavour, venne fatta propria dagli uomini che portarono avanti il processo unitario ma, se non si può escludere che essi non furono all'altezza della situazione, bisogna riconoscere che la mancata attuazione del sogno di una rapida evoluzione economica fu la conseguenza di una congiuntura straordinariamente problematica in cui l'Italia si trovò all'indomani dell'Unità.

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