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  <description>Magazine su agricoltura biologica, prodotti naturali e mangiare sano sin dal 2003 offre visibilità e informazioni sull&apos;attualità agricola, alimentare e ambientale.</description>
  <link>https://www.teatronaturale.it</link>
  <title>Agricoltura Biologica, Prodotti Naturali, Mangiare sano - TeatroNaturale.it</title>
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   <title>Agricoltura Biologica, Prodotti Naturali, Mangiare sano - TeatroNaturale.it</title>
   <description>Magazine su agricoltura biologica, prodotti naturali e mangiare sano sin dal 2003 offre visibilità e informazioni sull&apos;attualità agricola, alimentare e ambientale.</description>
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   <description>&lt;p&gt;In occasione della cinquantottesima edizione di Vinitaly, l’appuntamento di riferimento mondiale per l’industria vitivinicola, Veronafiere in partnership con OpportunItaly e il patrocinio del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, organizza “Dentro c’è l’Italia”, sabato 11 aprile alle ore 20 nella prestigiosa cornice di Piazza Bra, un evento aperto al pubblico, ai media italiani ed esteri per celebrare il connubio tra cultura, territorio ed eccellenza imprenditoriale italiana. Tra gli invitati, anche i protagonisti della campagna di incoming mirato da 70 Paesi (1000 top buyer selezionati e ospitati), realizzata da Veronafiere e ICE Agenzia in occasione della 58^ edizione di Vinitaly (12-15 aprile).&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&quot;Dentro c’è l’Italia&quot;, firmato dalla guida artistica di Giuliano Peparini, con il supporto di Fondazione INDA, porta in scena oltre cento artisti che celebrano l&apos;identità culturale italiana attraverso una grandiosa festa scenica dove uno spettacolo multisensoriale fatto di teatro, danza e musica sono fusi in un’unica voce. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La performance ha lo scopo di instaurare un dialogo profondo tra le radici della tradizione e il linguaggio contemporaneo, e mette al centro dello spettacolo una visione poetica e sacra del vino come fonte di trasformazione, dove esso diviene il simbolo vivo di una memoria collettiva, capace di unire e narrare storie universali. Il vino si afferma così non solo come valore economico, ma come potente simbolo di cultura e di vita.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;OpportunItaly: il ponte digitale per l’export italiano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Partner dell’iniziativa è OpportunItaly, il programma di accelerazione dell’export promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da ICE Agenzia. La piattaforma rafforza il dialogo tra eccellenza produttiva italiana e mercati globali, offrendo servizi digitali per favorire l’incontro diretto tra aziende e operatori internazionali.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Lanciata a maggio 2025, OpportunItaly ha già raccolto oltre 110.000 lead esteri, con il 12% dei contatti qualificati focalizzato sul settore agroalimentare. Il progetto promuove dieci settori strategici del Made in Italy in 20 paesi obiettivo, agendo in continuità con le principali manifestazioni fieristiche.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Il portale opportunitaly.gov.it si configura come una “fiera oltre la fiera”, mantenendo attive le relazioni commerciali anche dopo la conclusione degli eventi fisici. Attraverso strumenti come il Buyers Club, i professionisti esteri accedono a priority list e consulenze personalizzate con i Trade Analyst di ICE. Per le imprese italiane, la piattaforma offre risorse strategiche come Guide all’Export e vetrine digitali per aumentare la visibilità globale. Grazie a una tecnologia evoluta, OpportunItaly amplifica la rilevanza internazionale del Sistema Italia, trasformando le connessioni digitali in opportunità di business concrete.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/cultura/47726-dentro-c--l-italia.htm</link>
   <title>Dentro c’è l’Italia</title>
   <guid>47726</guid>
   <category>Cultura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 18:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;ISMEA sarà presente alla 58ª edizione di Vinitaly (Verona, 12 -15 aprile 2026) con un articolato programma di iniziative e uno stand dedicato presso il Palaexpo MASAF. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel corso della manifestazione, l&apos;Istituto promuoverà due momenti di confronto e approfondimento rivolti agli operatori della filiera vitivinicola, alle istituzioni e ai media, confermando il proprio ruolo di supporto strategico al settore. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ad aprire il programma, domenica 12 aprile (ore 15:00-16:00), ISMEA promuoverà il talk show &quot;Gestione del rischio e credito: quali prospettive per la filiera vitivinicola verso la nuova PAC&quot;, con l&apos;obiettivo di approfondire le dinamiche del settore e le novità del Piano di gestione dei rischi in agricoltura 2026 e della PAC 2023-2027. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L&apos;incontro rappresenterà anche un&apos;occasione di ascolto dei fabbisogni degli operatori, utile a orientare le future misure di sostegno. Seguirà nel pomeriggio della stessa giornata (ore 16:00 - 17:00), l&apos;incontro organizzato congiuntamente con il MASAF &quot;Il vino italiano dall&apos;analisi di mercato alle politiche di settore - Il nuovo Bando OCM Promozione del vino nei mercati dei Paesi terzi&quot;, dedicato all&apos;analisi dello scenario competitivo e delle prospettive di crescita della domanda nei mercati esteri, anche alla luce dei recenti accordi di libero scambio con il Mercosur e l&apos; India.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel corso dell&apos;incontro, il Ministero dell&apos;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste illustrerà il nuovo avviso per la presentazione dei progetti di promozione del vino nell&apos;ambito dell&apos;Intervento settoriale dedicato ai Paesi terzi, offrendo agli operatori un quadro aggiornato delle opportunità di sostegno all&apos;internazionalizzazione. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per tutta la durata della manifestazione, ISMEA garantirà la presenza presso il proprio desk di personale tecnico qualificato per fornire assistenza sulle misure e sugli strumenti di supporto alle imprese del comparto. Un&apos;area interattiva dedicata ai vini a Indicazione Geografica coinvolgerà inoltre operatori e appassionati in attività divulgative e di approfondimento, con l&apos;obiettivo di valorizzare il patrimonio delle produzioni certificate e testare il proprio livello di conoscenza.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Con la partecipazione a Vinitaly 2026, ISMEA conferma il proprio impegno a sostegno della competitività del sistema vitivinicolo nazionale, promuovendo conoscenza, strumenti finanziari e politiche di sviluppo capaci di accompagnare le imprese nei mercati globali e nelle sfide della transizione economica e climatica..   &lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/eventi/47717-focus-su-nuove-rotte-commerciali-ocm-vino-e-gestione-del-rischio.htm</link>
   <title>Focus su nuove rotte commerciali, OCM vino e gestione del rischio</title>
   <guid>47717</guid>
   <category>Eventi</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 17:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p data-start=&quot;113&quot; data-end=&quot;856&quot;&gt;La &lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/45373-riconoscere-la-mosca-dell-olivo-uovo-larva-pupa-e-insetto.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;mosca dell’olivo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (&lt;em data-start=&quot;134&quot; data-end=&quot;152&quot;&gt;Bactrocera oleae&lt;/em&gt; (Rossi)) rappresenta il principale fitofago dell’olivicoltura mediterranea e una delle principali cause di perdita economica e qualitativa sia per il comparto delle olive da tavola sia per quello oleario. Il danno è dovuto non solo alla puntura di ovideposizione e allo sviluppo larvale all’interno della drupa, ma anche al conseguente decadimento della qualità tecnologica e commerciale del prodotto. Sebbene la suscettibilità delle cultivar sia tradizionalmente ricondotta a parametri fisici del frutto – dimensione, colore, consistenza e forma – negli ultimi anni si è consolidata l’ipotesi che anche il profilo chimico delle drupe sane giochi un ruolo decisivo nell’orientare la scelta dell’insetto.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;858&quot; data-end=&quot;1402&quot;&gt;In questo contesto si inserisce uno studio sviluppato nell’ambito di un programma di miglioramento genetico per olive da mensa, con l’obiettivo di individuare marcatori biochimici utili a prevedere la predisposizione all’infestazione e, di conseguenza, a selezionare genotipi meno attrattivi per &lt;em data-start=&quot;1154&quot; data-end=&quot;1164&quot;&gt;B. oleae&lt;/em&gt;. Il lavoro ha analizzato tre gruppi di composti presenti nei frutti integri: i composti organici volatili (VOCs), gli acidi grassi – considerati precursori metabolici di molti VOCs – e i tocoferoli, importanti antiossidanti liposolubili.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1h2a00t&quot; data-start=&quot;1404&quot; data-end=&quot;1455&quot;&gt;Il ruolo dei VOCs nella relazione pianta-insetto&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1457&quot; data-end=&quot;1995&quot;&gt;&lt;strong&gt;I VOCs sono molecole a basso peso molecolare e ad elevata volatilità&lt;/strong&gt;, prodotte da tutti gli organi vegetali. Nelle piante svolgono funzioni di comunicazione, difesa e interazione con l’ambiente biotico e abiotico. Nel caso dell’olivo, pur non essendo questa specie particolarmente ricca di emissioni volatili rispetto ad altre colture, il profilo aromatico del frutto appare comunque sufficiente a influenzare il comportamento della mosca, che utilizza segnali olfattivi per individuare siti idonei all’alimentazione e all’ovideposizione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1997&quot; data-end=&quot;2587&quot;&gt;Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio è che &lt;strong&gt;né il numero totale di VOCs né la loro quantità complessiva sono risultati, da soli, parametri affidabili per spiegare la suscettibilità all’attacco&lt;/strong&gt;. In altre parole, non è “quanto” il frutto emette a fare la differenza, ma &lt;strong&gt;“quali” composti emette e soprattutto in quale combinazione&lt;/strong&gt;. Questo risultato conferma una visione oggi ampiamente condivisa nell’ecologia chimica degli insetti: la risposta comportamentale non dipende da un singolo odore isolato, ma da miscele complesse, rapporti quantitativi e interazioni tra composti.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;zdj3es&quot; data-start=&quot;2589&quot; data-end=&quot;2649&quot;&gt;I composti più associati all’attrazione o alla repellenza&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2651&quot; data-end=&quot;3066&quot;&gt;Nel lavoro sono stati identificati complessivamente 33 VOCs nei frutti dei genotipi esaminati. Tra questi, alcuni si sono distinti come particolarmente rilevanti nella capacità di predire il comportamento di ovideposizione della mosca. &lt;strong&gt;In particolare, α-pinene, copaene e nonanal sono risultati associati a un potenziale effetto attrattivo, mentre o-xylene e D-limonene sono stati collegati a un effetto repellente.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3068&quot; data-end=&quot;3684&quot;&gt;Due genotipi già noti per la loro minore suscettibilità, ‘Hojiblanca’ e ‘Kalamon’, si sono distinti per un’elevata concentrazione di D-limonene e per un contenuto relativamente basso di acidi grassi saturi. Il D-limonene, in particolare, è risultato il VOC più abbondante e uno dei candidati più promettenti come indicatore di minore attrattività. Va tuttavia sottolineato che il suo ruolo, pur molto plausibile, non può ancora essere considerato causale in senso stretto: più verosimilmente, esso agisce all’interno di una “firma olfattiva” complessiva che rende il frutto meno favorevole alla scelta della femmina.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3686&quot; data-end=&quot;4047&quot;&gt;L’analisi statistica multivariata ha confermato che i modelli predittivi costruiti sulla base dei VOCs sono quelli con la migliore capacità di adattamento ai dati di ovideposizione. Ciò suggerisce che i segnali olfattivi siano il livello più vicino all’interfaccia decisionale tra frutto e insetto e, quindi, il più utile per finalità di previsione e selezione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1vvdmk6&quot; data-start=&quot;4049&quot; data-end=&quot;4104&quot;&gt;Acidi grassi: un ruolo indiretto ma non trascurabile&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4106&quot; data-end=&quot;4485&quot;&gt;Accanto ai VOCs, lo studio ha esaminato il profilo degli acidi grassi, sia per il loro valore nutrizionale e strutturale, sia perché molte molecole volatili derivano dalla loro ossidazione attraverso la via della lipossigenasi (LOX). I risultati mostrano una notevole variabilità tra genotipi, confermando che il profilo lipidico è fortemente influenzato dal patrimonio genetico.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4487&quot; data-end=&quot;5002&quot;&gt;&lt;strong&gt;I genotipi meno suscettibili hanno evidenziato, in generale, un contenuto inferiore di acidi grassi saturi (SFA) e un maggiore tenore di monoinsaturi (MUFA).&lt;/strong&gt; Tra gli SFA minori, in particolare, acido miristico, stearico e arachidico sono risultati più elevati nel genotipo più suscettibile, suggerendo un possibile legame con la preferenza della mosca. Anche l’acido linolenico, polinsaturo e già segnalato in letteratura come potenzialmente deterrente, è stato selezionato in tutti i modelli predittivi sviluppati.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5004&quot; data-end=&quot;5472&quot;&gt;Tuttavia, il quadro non appare univoco. Alcuni risultati mostrano infatti andamenti non perfettamente coerenti tra i genotipi più tolleranti, indicando che gli acidi grassi, pur importanti, non sono sufficienti da soli a spiegare la risposta comportamentale dell’insetto. È più probabile che il loro effetto sia in parte indiretto, attraverso la modulazione della biosintesi dei VOCs, e in parte legato alla qualità nutrizionale o chimico-fisica del substrato larvale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;12ndaf0&quot; data-start=&quot;5474&quot; data-end=&quot;5519&quot;&gt;Tocoferoli: segnali ancora da interpretare&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5521&quot; data-end=&quot;5902&quot;&gt;Anche i &lt;strong&gt;tocoferoli&lt;/strong&gt; – α, β e γ – sono stati inclusi nei modelli statistici. In particolare, il β-tocoferolo è comparso in tutti i modelli sviluppati, mentre l’α-tocoferolo è stato presente nella maggior parte di essi. Nonostante ciò, non è emersa una relazione lineare e facilmente interpretabile tra concentrazione di tocoferoli e &lt;strong&gt;maggiore o minore suscettibilità all’infestazione.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5904&quot; data-end=&quot;6362&quot;&gt;Questo suggerisce che tali composti non agiscano probabilmente come segnali diretti percepiti dalla mosca, ma piuttosto come indicatori di uno stato metabolico più ampio del frutto, legato ai processi ossidativi, alla stabilità lipidica e, indirettamente, alla formazione di composti volatili. Dal punto di vista applicativo, i tocoferoli sembrano quindi più utili come variabili di supporto nei modelli multivariati che come marcatori autonomi di selezione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1on47yo&quot; data-start=&quot;6364&quot; data-end=&quot;6409&quot;&gt;Implicazioni per il miglioramento genetico&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6411&quot; data-end=&quot;6792&quot;&gt;L’aspetto di maggiore interesse applicativo dello studio è la dimostrazione che la suscettibilità alla mosca dell’olivo può essere interpretata come un carattere complesso, risultante dall’interazione tra componenti fisiche, fenoliche e soprattutto volatili del frutto. Ciò apre prospettive concrete per l’impiego di strumenti di fenotipizzazione chimica nei programmi di breeding.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6794&quot; data-end=&quot;7295&quot;&gt;In termini operativi, la possibilità di identificare precocemente genotipi con un profilo volatile meno attrattivo consentirebbe di ridurre tempi, costi e incertezze legate alle sole prove di campo, fortemente influenzate dall’andamento stagionale e dalla pressione naturale del fitofago. Composti come D-limonene, α-pinene, copaene, nonanal e o-xylene, insieme ad alcuni acidi grassi minori, potrebbero quindi costituire una base promettente per la definizione di indici predittivi di suscettibilità.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7297&quot; data-end=&quot;7594&quot;&gt;Resta tuttavia essenziale validare questi risultati su un numero più ampio di genotipi, in diversi ambienti pedoclimatici e a differenti stadi di maturazione del frutto. Solo così sarà possibile trasformare i marker biochimici individuati in strumenti realmente robusti per la selezione varietale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;7oo8b3&quot; data-start=&quot;7596&quot; data-end=&quot;7610&quot;&gt;Conclusioni&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7612&quot; data-end=&quot;8241&quot; data-is-last-node=&quot;&quot; data-is-only-node=&quot;&quot;&gt;Lo studio conferma che &lt;strong&gt;il comportamento di ovideposizione di &lt;em data-start=&quot;7673&quot; data-end=&quot;7691&quot;&gt;Bactrocera oleae&lt;/em&gt; è fortemente influenzato dal profilo chimico delle drupe sane&lt;/strong&gt; e che i VOCs rappresentano il gruppo di composti con il maggiore potere esplicativo. Più che la quantità totale di sostanze emesse, sono la natura dei singoli composti e le loro interazioni a determinare attrazione o repellenza. In questa prospettiva, la chimica del frutto non è solo una conseguenza della fisiologia varietale, ma un vero e proprio strumento di difesa passiva e di selezione genetica, con potenziali ricadute rilevanti per una olivicoltura più sostenibile e resiliente.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/47725-mosca-dell-olivo-e-composti-chimici-dell-oliva-la-diversa-sucessitibilit-in-funzione-dei-composti-volatili.htm</link>
   <title>Mosca dell’olivo e composti chimici dell&apos;oliva: la diversa sucessitibilità in funzione dei composti volatili</title>
   <guid>47725</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 16:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Un numero sorprendentemente piccolo di persone con pressione alta sta usando &lt;strong&gt;sostituti del sale&lt;/strong&gt;, anche se offrono un modo facile ed efficace per tagliare il sodio e migliorare la salute del cuore. Questa è la scoperta chiave di una nuova ricerca preliminare presentata all&apos;Hypertension Scientific Sessions 2025 dell&apos;American Heart Association, un&apos;importante conferenza incentrata sugli ultimi progressi nella ricerca sulla pressione alta e sui suoi legami con malattie cardiache, renali e metaboliche.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;pressione alta&lt;/strong&gt; si sviluppa quando la forza del sangue che spinge attraverso le arterie rimane costantemente elevata. Nel tempo, questo può &lt;strong&gt;danneggiare i vasi sanguigni&lt;/strong&gt; e aumentare significativamente il &lt;strong&gt;rischio di attacchi di cuore, ictus e altre condizioni gravi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;Sostituti del sale: controllare la pressione con un semplice gesto&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&quot;Nel complesso, meno del 6% di tutti gli adulti statunitensi utilizza sostituti del sale, anche se sono poco costosi e possono essere una strategia efficace per aiutare le persone a controllare la pressione sanguigna, in particolare le persone con pressione alta difficile da trattare&quot;, ha detto l&apos;autore principale dello studio Yinying Wei, M.C.N., R.D.N., L.D., e Ph.D. candidato nei dipartimenti di ricerca clinica applicata e sezione di ipertensione, divisione cardiologia&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&quot;Gli operatori sanitari possono aumentare la consapevolezza sull&apos;uso sicuro dei sostituti del sale avendo conversazioni con i loro pazienti che hanno una pressione sanguigna alta persistente o difficile da gestire&quot;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I sostituti del sale funzionano sostituendo parte o tutto il sodio in sale regolare con potassio.&lt;/strong&gt; Mentre il sale di potassio ha un sapore simile, può sviluppare un sapore leggermente amaro quando riscaldato.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Sebbene molti alimenti contengano naturalmente sodio, la maggior parte delle persone ne consuma la maggior parte attraverso alimenti trasformati, articoli confezionati e pasti al ristorante. L&apos;American Heart Association raccomanda di limitare l&apos;assunzione di sodio a non più di 2.300 mg al giorno, con un obiettivo ideale di meno di 1.500 mg per la maggior parte degli adulti, in particolare quelli con pressione alta. Anche ridurre l&apos;assunzione di 1.000 mg al giorno può portare a miglioramenti significativi della pressione sanguigna e della salute generale del cuore.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;Le controindicazioni all&apos;uso dei sostituti del sale&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Alcuni sostituti del sale contengono &lt;strong&gt;potassio&lt;/strong&gt;, che può accumulare livelli pericolosi nelle persone con malattie renali o quelli che assumono determinati farmaci o integratori. &lt;strong&gt;Alti livelli di potassio possono portare a ritmi cardiaci anormali.&lt;/strong&gt; Per questo motivo, le persone con pressione alta dovrebbero consultare un operatore sanitario prima di effettuare la sostituzione.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/salute/47721-sostituire-il-sale-da-cucina-cloruro-di-sodio-per-abbassare-la-pressione.htm</link>
   <title>Sostituire il sale da cucina, cloruro di sodio, per abbassare la pressione</title>
   <guid>47721</guid>
   <category>Salute</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/t-n.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;T N&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 12:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Mentre l’&lt;strong&gt;olio italiano resta nelle cisterne&lt;/strong&gt; impazzano promozioni e offerte volantino a &lt;strong&gt;prezzi impossibili sugli scaffali della Grande Distribuzione&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Olio extravergine di oliva di origine comunitaria a meno di 4 euro al litro quando a Jean l’olio spagnolo non è mai stato venduto a meno di 4 euro/kg. Olio extravergine di oliva italiano a meno di 7 euro al litro quando solo da pochi giorni si segnalano prezzi di 6,7 euro/kg all’ingrosso sulla piazza di Bari.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel frattempo è anche giunta la notizia della prima chiusura di una piccola industria olearia nazionale di Latina, strangolata da meccanismi ben noti, come le aste al ribasso, che mortificano il lavoro degli imprenditori onesti.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Siamo seriamente preoccupati da questa tendenza che si sta affermando con sempre maggiore violenza – commenta Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani – è evidente che certi prezzi a scaffale innescano &lt;strong&gt;fenomeni speculativi e anche possibilità di frodi&lt;/strong&gt;. Sappiamo di offerte alla Grande Distribuzione di oli a 4,3 euro/litro. Chiediamo che il Ministero si attivi per una verifica di tutte queste operazioni commerciali prima che sia tardi. A rischio è ormai l’intero tessuto olivicolo-oleario nazionale.”&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I registri di tracciabilità non sono più sufficienti, anche perché le frodi ormai avvengono fuori dai confini italiani.&lt;/strong&gt; Da Spagna e Portogallo transita olio tunisino, magari entrato in Europa in TPA senza dazi, che poi diventa comunitario o italiano. Per non parlare di olio deodorato, procedura illegale che permette di trasformare un olio lampante, non commestibile, in un extravergine.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Di fronte a sistemi di contraffazione e frodi sull’origine che diventano sempre più sofisticati occorre che anche le autorità possano disporre di strumenti di indagine più sofisticati – afferma Sicolo – ma soprattutto occorre un’assunzione di responsabilità della Grande Distribuzione. Non basta un’alzata di spalle, dicendo che le carte sono a posto, accettando offerte completamente fuori mercato. Se compro una borsa griffata a pochi euro so di comprare un falso, possibile che i buyer della GDO non sappiano che comprando un olio per pochi euro stanno prendendo un olio falso?”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Italia Olivicola chiede alle istituzioni un &lt;strong&gt;cambio di passo nei controlli&lt;/strong&gt;, altrimenti le promesse di Piano Olivicolo Nazionale resteranno solo sogni e ambizioni.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Italia Olivicola chiede altresì l’apertura di un &lt;strong&gt;tavolo di concertazione urgente con la Grande Distribuzione&lt;/strong&gt; per l’istituzione di meccanismi di controllo e verifica preventivi, di concerto con filiera e organi di vigilanza, a salvaguardia delle centinaia di migliaia di olivicoltori italiani ma anche dei consumatori.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/associazioni-di-idee/47720-le-colpe-della-grande-distribuzione-sui-fallimenti-dell-industria-olearia-e-dell-olivicoltura-nazionale.htm</link>
   <title>Le colpe della Grande Distribuzione sui fallimenti dell&apos;industria olearia e dell&apos;olivicoltura nazionale</title>
   <guid>47720</guid>
   <category>Associazioni di idee</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 11:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Il vino italiano ed europeo esprime forte preoccupazione per la prima bozza pubblicata il 23 marzo scorso dalla Commissione Salute del Parlamento europeo sul piano “Beca” (Europe’s Beating Cancer Plan), che invita la Commissione Ue a presentare “senza ulteriori indugi” proposte legislative sugli health warning in etichetta. Una posizione che, secondo Unione italiana vini (Uiv), rischia di riaprire un fronte già definito e di penalizzare ingiustamente un settore strategico del Made in Europe.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Colpisce e preoccupa – ha dichiarato il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi – che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo, ignorando deliberatamente sia il voto espresso dal Parlamento europeo solo tre anni fa, sia le indicazioni della Dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili. Si tratta di un’impostazione che rischia di alimentare un approccio ideologico e punitivo, anziché fondato su evidenze scientifiche e distinzione tra abuso e consumo responsabile”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Non è accettabile – ha proseguito Frescobaldi – che si continui a intervenire su temi già chiariti, distogliendo l’attenzione dalle vere priorità di sviluppo e competitività del settore vitivinicolo europeo. Invitiamo i parlamentari europei e la Commissione a correggere con decisione questa impostazione, evitando misure che colpirebbero indiscriminatamente un comparto simbolo dell’economia, della cultura e della sostenibilità europea”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’avvio della discussione è previsto nelle prossime settimane.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/associazioni-di-idee/47719-nuovo-passo-indietro-sulle-etichette-del-vino-fa-male-alla-salute.htm</link>
   <title>Nuovo passo indietro sulle etichette del vino: fa male alla salute</title>
   <guid>47719</guid>
   <category>Associazioni di idee</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 10:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;L’&lt;strong&gt;occhio di pavone dell’olivo&lt;/strong&gt; è una delle più comuni e riconoscibili malattie fungine che colpiscono l’olivo, soprattutto nelle aree umide e negli impianti troppo fitti. È causata dal fungo Spilocaea oleagina (detto anche Venturia oleaginea) e prende il nome dalle tipiche macchie tondeggianti che compaiono sulle foglie, simili agli “occhi” presenti sulla coda del pavone. Queste lesioni hanno in genere un centro più scuro e un alone giallastro o verdastro, ben visibile soprattutto sulle foglie adulte.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.teatronaturale.it/media/libreria/olivo/difesa/ulivo-perde-foglie_NG3-1-xxl.webp&quot; alt=&quot;&quot; class=&quot;sinistra&quot; /&gt;La malattia si sviluppa soprattutto in autunno e primavera&lt;/strong&gt;, quando umidità elevata, piogge frequenti e scarsa aerazione della chioma creano condizioni ideali per l’infezione. Le spore del fungo germinano sulla superficie fogliare e penetrano nei tessuti, compromettendo progressivamente la capacità fotosintetica della pianta. Nei casi più gravi, l’occhio di pavone provoca filloptosi, cioè una caduta anticipata e abbondante delle foglie, con conseguente indebolimento generale dell’albero, riduzione della fioritura e calo della produzione di olive.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;prevenzione&lt;/strong&gt; è fondamentale. Una potatura arieggiante riduce l’umidità interna alla chioma, mentre una gestione equilibrata della concimazione evita eccessi vegetativi che favoriscono il fungo. Anche la scelta di cultivar meno sensibili può aiutare nelle zone più a rischio. Dal punto di vista della difesa, i trattamenti a base di rame rappresentano il metodo più tradizionale ed efficace, soprattutto se eseguiti nei momenti chiave: dopo la raccolta e alla ripresa vegetativa.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;In un progetto israeliano volto a sviluppare un protocollo di gestione ecocompatibile della malattia dell&apos;occhio di pavone per l&apos;industria olivicola locale, si è constatato che una o poche applicazioni di fungicidi in autunno sopprimevano efficacemente lo sviluppo della malattia nella stagione concorrente.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Poiché la tempistica di applicazione dei fungicidi dovrebbe basarsi su criteri ambientali piuttosto che su un programma stagionale predefinito, l&apos;obiettivo dello studio era definire criteri per &lt;strong&gt;prevedere il verificarsi di eventi infettivi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Si è osservato che la gravità dell&apos;occhio di pavone e la caduta delle foglie erano significativamente inferiori nelle chiome degli alberi rivolte verso l&apos;alba tra ottobre e dicembre, il presunto periodo degli eventi infettivi autunnali, rispetto a quelle rivolte in altre direzioni.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Di conseguenza, è stata utilizzata la distribuzione non uniforme della malattia con il diverso &lt;strong&gt;orientamento della chioma &lt;/strong&gt;come strumento per accertare l&apos;importanza relativa delle rispettive variabili meteorologiche per l&apos;infezione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La durata dell&apos;umidità fogliare causata dalla rugiada è risultata la condizione ambientale più rilevante&lt;/strong&gt;, mostrando differenze costanti, seppur di breve durata (≤2 ore), tra i lati della chioma. Sono stati condotti esperimenti in vitro per esaminare come questa piccola differenza porti a notevoli differenze nella gravità della malattia e per definire le condizioni che favoriscono la germinazione dei conidi, l&apos;allungamento del tubulo germinativo e la sporulazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Sulla base di questi e di risultati precedenti, sono stati definiti &lt;strong&gt;i criteri per prevedere il verificarsi di eventi infettivi in ​​cultivar di olivo altamente suscettibili: una pioggia di 15 mm o più (per 1 giorno o accumulata in diversi giorni consecutivi), una durata dell&apos;umidità di almeno 6 ore e temperature comprese tra 12 e 18 °C durante il periodo di umidità.&lt;/strong&gt; Questi criteri potrebbero essere utilizzati per programmare le applicazioni di fungicidi.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/47716-l-importanza-dell-orientamento-dei-filari-di-olivo-nelle-infezioni-dell-occhio-di-pavone.htm</link>
   <title>L’importanza dell’orientamento dei filari di olivo nelle infezioni dell’occhio di pavone</title>
   <guid>47716</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-10 09:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Dai menu firmati da chef stellati, allo street food in chiave gourmet, fino ai piatti della tradizione regionale reinterpretati dalle nuove generazioni della cucina, attente alla sostenibilità: a Vinitaly 2026, dal 12 al 15 aprile, la grande ristorazione occupa un posto centrale nel racconto del vino italiano e del suo legame con i territori e con l’identità del Paese. Ogni abbinamento vino-cibo diventa così una espressione autentica del made in Italy: una scelta coerente con il riconoscimento della Cucina italiana patrimonio UNESCO che al 58° Vinitaly, in fiera a Verona, si traduce in una offerta di vere esperienze culinarie che aspettano operatori del settore e buyer da tutto il mondo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Al centro della Vinitaly’s Gourmet Experience c’è il Ristorante d’Autore di Campagna Amica – La Casa della Cucina Italiana, nuovo format firmato insieme a Coldiretti, Campagna Amica e Terranostra: un progetto che porta nel cuore della manifestazione il dialogo tra agricoltura, cucina e territorio. Il 12 aprile (piano 1, Palaexpo) si inizia con un menu degustazione di Ciro Scamardella del Pipero, il 13 è la volta di Riccardo Monco dell’Enoteca Pinchiorri, il 14 si passa alla proposta di Tortellante-Associazione di promozione sociale sostenuta dallo chef Massimo Bottura, per chiudere il 15 con i Cuochi Contadini, custodi della tradizione rurale e delle memorie gastronomiche locali, per una lettura della cucina italiana che tiene insieme filiera agricola, cultura del cibo e lotta allo spreco. Grande attenzione anche a un prodotto che contraddistingue l’Italia nel mondo, il caffè, con la proposta a fine pasto della torrefazione È Tricaffè della famiglia Aneri.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Accanto a questo spazio, torna il Ristorante Momenti d’Autore di Vinitaly (piano 1, galleria tra i padiglioni 11-12), affidato ai talenti di JRE–Jeunes Restaurateurs Italia, ognuno con un menu che include il proprio piatto iconico: il 12 aprile inaugura Giorgio Bartolucci (Atelier Ristorante, Domodossola), seguito il 13 da Alfonso Caputo (Taverna del Capitano, Nerano – Marina del Cantone), il 14 da Leonardo Fiorenzani (La Sosta del Cavaliere, Sovicille) e il 15 da Agnese Loss (Osteria Contemporanea, Gattinara). Si amplia anche l’offerta dello Street Food Gourmet, che raddoppia: nell’area I, di fronte al padiglione 11, JRE Italia firma tre postazioni con giovani ristoratori, mixology bar e dj set; nell’area H (dopo il padiglione 5), spazio invece ai piatti della tradizione romana, veneta e trentina.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Tra le proposte della ristorazione stellata, il padiglione 1 dell’Emilia-Romagna ospita “Cracco a Vinitaly” e la “Piadineria VistaMare”, con Carlo Cracco interprete di alta cucina e tradizione popolare in abbinamento ai vini del territorio. In area H trova posto anche il ristorante di Piemonte Land, dedicato alla cucina piemontese e guidato dallo chef Davide Palluda del ristorante All’Enoteca di Canale d’Alba.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A Vinitaly il tema del binomio vino-ristorazione viene affrontato anche dal punto di vista economico e dei consumi. Lunedì 13 aprile, alle 16.30, nell’Area Masaf al Palaexpo, è in calendario il convegno “Il consumatore al centro – la nuova alleanza tra vino e ristorazione”, con la presentazione della prima indagine dell’Osservatorio FIPE-UIV “Vino e Ristorazione”, realizzata in collaborazione con Vinitaly su un panel rappresentativo di ristoranti e locali italiani. Intervengono Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di UIV-Unione italiana vini, Giulia Erba, dell’Ufficio Studi FIPE-Confcommercio, e Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV-Unione italiana vini, con le conclusioni affidate a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/47715-vinitaly-2026-a-verona-il-vino-incontra-la-grande-cucina-italiana.htm</link>
   <title>Vinitaly 2026: a Verona il vino incontra la grande cucina italiana</title>
   <guid>47715</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 17:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Si è conclusa con grande soddisfazione la 7ª edizione di Enoliexpo, la rassegna internazionale dedicata alle tecnologie per le filiere olivicolo-olearia, viticolo-enologica e brassicola, svoltasi dal 19 al 21 marzo 2026 presso la Fiera del Levante di Bari.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Un appuntamento che, edizione dopo edizione, rafforza il proprio ruolo nel panorama nazionale e internazionale, affermandosi come punto di riferimento per l’innovazione e il confronto tra gli operatori del settore. In questo contesto, Bari si conferma come sede strategica per lo sviluppo tecnologico nel Mediterraneo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;I numeri dell’edizione 2026 raccontano una crescita significativa: un totale di 285 marchi presenti, distribuiti su un’area espositiva di 20.000 mq tra il Nuovo Padiglione e l’Area Esterna.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Di rilievo l’equilibrio geografico delle imprese italiane, con il Centro-Sud a rappresentare il 63% degli espositori e il Nord Italia in costante crescita fino al 37%. Importante anche il contributo internazionale, con una quota del 18% di marchi esteri presenti e la partecipazione di operatori provenienti dal Nord Africa, Grecia, Turchia e area balcanica, nonostante il complesso scenario geopolitico.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Durante i tre giorni di manifestazione, circa 10.000 operatori professionali hanno visitato la fiera, apprezzando le numerose soluzioni tecnologiche presentate: macchinari per la lavorazione di oliveti e vigneti, sistemi per la digitalizzazione in campo, innovazioni nei processi di trasformazione in frantoio e in cantina, fino alle tecnologie per il confezionamento, l’imbottigliamento, l’etichettatura e il packaging. Un’offerta che ha coinvolto anche il comparto brassicolo con Beertech, sezione dedicata alla tecnologia per la birra artigianale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Grande attenzione è stata dedicata anche alla formazione e all’aggiornamento professionale: oltre 30 eventi tra convegni, workshop e incontri tecnici hanno animato le due sale convegni e lo stand della Regione Puglia, con il contributo di autorevoli esperti, ricercatori, docenti universitari e il coinvolgimento delle Associazioni di Categoria. Temi centrali sono stati l’innovazione in campo, l’efficienza dei processi produttivi e le prospettive di sviluppo delle filiere.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Il bilancio finale è quindi estremamente positivo: Enoliexpo si conferma una fiera altamente specializzata, dinamica e in continua evoluzione, capace di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più competitivo e orientato all’innovazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Forte di questi risultati, Enoliexpo rinnova il suo appuntamento con la formula biennale e dà appuntamento a espositori e visitatori a marzo 2028, per una nuova edizione ancora più ricca di contenuti, tecnologie e opportunità.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/eventi/47714-tecnologie-per-le-filiere-olivicolo-olearia-enoliexpo-si-conferma-punto-di-riferimento.htm</link>
   <title>Tecnologie per le filiere olivicolo-olearia: Enoliexpo si conferma punto di riferimento</title>
   <guid>47714</guid>
   <category>Eventi</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 16:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p class=&quot;lead&quot;&gt;Una nuova ricerca suggerisce che l&apos;&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/bio-e-natura/26566-varieta-di-grano-antico-e-moderno-entrano-in-simbiosi-con-la-natura-allo-stesso-modo.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;addomesticamento del grano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; è stata modellata da un&apos;intensa lotta evolutiva per la luce e lo spazio. Questa competizione ha spinto le prime colture a sviluppare tratti che li hanno aiutati a superare e superare le piante vicine, offrendo nuove informazioni su come le colture si evolvono e su come potrebbero essere migliorate in futuro.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;div data-content-ads-inserted=&quot;true&quot;&gt;&#13;&#10;&lt;p data-slot-rendered-content=&quot;true&quot;&gt;Lo studio, condotto dal Dr. Yixiang Shan e il professor Colin Osborne dell&apos;Università di Sheffield, hanno coinvolto collaboratori dell&apos;Università autonoma di Madrid, dell&apos;Università King Juan Carlos e dell&apos;Università di Wageningen. Il team ha studiato come le piante selvatiche hanno risposto alla coltivazione umana precoce e ha scoperto che le pratiche agricole favorivano fortemente gli individui che potevano competere in modo più efficace rispetto ai loro antenati selvatici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-slot-rendered-content=&quot;true&quot;&gt;Pubblicata su &lt;em&gt;Current Biology&lt;/em&gt;, la ricerca mostra che piantare semi in campi organizzati ha creato un ambiente altamente competitivo. &lt;strong&gt;In circa 1.000-2.000 anni, le piante che potevano crescere più velocemente e dominare i loro vicini avevano maggiori probabilità di sopravvivere e riprodursi.&lt;/strong&gt; Questo processo ha portato all&apos;emergere di quelli che i ricercatori descrivono come tipi &quot;guerrieri&quot; nelle prime varietà di grano.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-slot-rendered-content=&quot;true&quot;&gt;&lt;strong&gt;Rispetto al grano selvatico, le varietà addomesticate precocemente erano molto più brave a competere per le risorse in campi affollati.&lt;/strong&gt; Hanno sviluppato tratti fisici che hanno dato loro un vantaggio, tra cui foglie più grandi, crescita più eretta e la capacità di continuare a crescere anche quando sono circondati da altre piante.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-slot-rendered-content=&quot;true&quot;&gt;Lo studio evidenzia un importante cambiamento nel modo in cui il grano si è evoluto nel tempo. Mentre le varietà antiche sono state modellate da un&apos;intensa competizione, &lt;strong&gt;il &lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/bio-e-natura/36579-la-selezione-genetica-del-grano-ora-si-basa-sull-adattabilita-al-clima.htm&quot;&gt;grano duro &quot;elite&quot; moderno&lt;/a&gt; è stato allevato per essere meno aggressivo.&lt;/strong&gt; Nei sistemi agricoli di oggi, gli agricoltori si affidano a erbicidi e fertilizzanti per gestire le risorse, riducendo la necessità che le piante competano direttamente.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/div&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/bio-e-natura/47713-ecco-perch-il-grano-antico--competitivo-e-vigoroso.htm</link>
   <title>Ecco perchè il grano antico è competitivo e vigoroso</title>
   <guid>47713</guid>
   <category>Bio e Natura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 15:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p&gt;Esiste la &lt;strong&gt;giustizia&lt;/strong&gt; che va oltre il diritto. Il diritto sono solo un insieme di norme che dovrebbero regolare la giustizia ma, a volte, sembrano volerla piegare ad altre logiche: potere e denaro, senza neanche l’ombra di etica e morale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;E’ quanto mi pare stia accadendo nel caso di &lt;strong&gt;Bioliva Med Company&lt;/strong&gt;, azienda di olio di oliva tunisina che, per mano del suo amministratore, &lt;strong&gt;Adel Ben Romdhane&lt;/strong&gt;, ha lasciato un buco finanziario da 180 milioni di euro, centinaia di famiglie sul lastrico e la devastazione nel mondo dell’olio di oliva tunisino.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;https://www.teatronaturale.it/media/libreria/loghi/bioliva-xxl.webp&quot; alt=&quot;&quot; class=&quot;sinistra&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Bioliva è in amministrazione controllata dal 25 settembre 2025 ma, a quanto risulta a Teatro Naturale, ha svolto &lt;strong&gt;alcune attività di export di olio di oliva&lt;/strong&gt; della nuova campagna olearia verso la multinazionale spagnola Acesur. Bioliva avrebbe anche accordi simili con Borges.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Poche decine di tonnellate, il tutto sarebbe guidato da Adel Ben Romdhane.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Fino a prova contraria nulla di illegale. Il tribunale può concedere attività limitate e supervisionate. La domanda, semmai, è se &lt;strong&gt;può condurle davvero quell’Adel Ben Romdhane, autore di uno dei crack finanziari più importanti della storia tunisina.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Fino a quali gangli del potere tunisino arrivano i tentacoli di quest’uomo per permettersi di poter svolgere simili attività dall’estero? Ricordo infatti che Adel Ben Romdhane è fuggito dalla Tunisia a gennaio 2025 per non farvi ancora ritorno. Ma comanda e dispone, in nome di chi? Per conto di chi?&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ma soprattutto &lt;strong&gt;perché aziende europee di prima grandezza come Acesur e Borges, con un’apparente solida reputazione e fama, continuano a fare affari con quest’uomo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Real politik, mi si dirà, svegliati Alberto!&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Acesur ha un contenzioso aperto con l’Agenzia delle Dogane spagnola per un ammontare di 60 milioni di euro, per commercio di olio tunisino in TPA, molto del quale effettuato proprio con Bioliva.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Borges, in particolare il suo amministratore delegato David Prats, ha contatti stretti con Adel Ben Romdhane. Scambi azionari tra Borges Tunisia e Bioliva, affari per migliaia di tonnellate pluriennali sulle due sponde del Mediterraneo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Queste aziende hanno quindi tutto l’interesse a salvare Adel Ben Romdhane, anche in barba alla giustizia, anche in barba a etica e morale. Anche calpestando il destino di centinaia, se non migliaia, di famiglie tunisine ridotte sul lastrico.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Business as usual.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’importante è ricordarsene.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’importante è sapere che, così, &lt;strong&gt;il mondo oleario spagnolo perde anche l’ultimo velo di verginità.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Acesur e Borges potranno anche fare beneficenza ma certe macchie non si lavano.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Etica e morale non si comprano e, se a vincere sono denaro e potere, a perdere è sicuramente la giustizia.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/editoriali/47711-chi-fa-ancora-affari-con-adel-ben-romdhane-etica-e-morale-questi-sconosciuti.htm</link>
   <title>Chi fa ancora affari con Adel Ben Romdhane? Etica e morale, questi sconosciuti</title>
   <guid>47711</guid>
   <category>Editoriali</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/grimelli-alberto.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;Alberto Grimelli&lt;/a&gt;</author>
   <comments>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/editoriali/47711-chi-fa-ancora-affari-con-adel-ben-romdhane-etica-e-morale-questi-sconosciuti.htm#commenti</comments>
   <dc:date>2026-04-09 14:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p data-start=&quot;930&quot; data-end=&quot;1484&quot;&gt;In un’olivicoltura chiamata sempre più spesso a coniugare &lt;strong data-start=&quot;988&quot; data-end=&quot;1052&quot;&gt;sostenibilità, efficienza produttiva e adattamento climatico&lt;/strong&gt;, materiali naturali come le &lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/38102-l-uso-della-zeolite-in-oliveto-non-solo-per-difendersi-dalla-mosca-delle-olive.htm&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;1081&quot; data-end=&quot;1094&quot;&gt;zeolititi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; stanno emergendo come strumenti tecnici di grande interesse. In particolare, i tufi ricchi in &lt;strong data-start=&quot;1189&quot; data-end=&quot;1202&quot;&gt;chabasite&lt;/strong&gt; mostrano caratteristiche che li rendono estremamente versatili: &lt;strong data-start=&quot;1267&quot; data-end=&quot;1308&quot;&gt;elevata capacità di scambio cationico&lt;/strong&gt;, buona &lt;strong data-start=&quot;1316&quot; data-end=&quot;1337&quot;&gt;ritenzione idrica&lt;/strong&gt;, interazione favorevole con i &lt;strong data-start=&quot;1368&quot; data-end=&quot;1391&quot;&gt;microrganismi utili&lt;/strong&gt; e possibilità di impiego sia in &lt;strong data-start=&quot;1424&quot; data-end=&quot;1434&quot;&gt;difesa&lt;/strong&gt; sia nella &lt;strong data-start=&quot;1445&quot; data-end=&quot;1483&quot;&gt;gestione della fertilità del suolo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1486&quot; data-end=&quot;1897&quot;&gt;Una recente ricerca di dottorato ha approfondito proprio questo aspetto, valutando il potenziale agronomico della zeolitite nella coltivazione dell’olivo attraverso &lt;strong data-start=&quot;1651&quot; data-end=&quot;1688&quot;&gt;due linee di studio complementari&lt;/strong&gt;: da un lato la protezione della chioma contro la &lt;strong data-start=&quot;1738&quot; data-end=&quot;1758&quot;&gt;Rogna dell’Olivo&lt;/strong&gt;, dall’altro il ruolo dell’ammendante zeolitico nella &lt;strong data-start=&quot;1812&quot; data-end=&quot;1837&quot;&gt;dinamica del potassio&lt;/strong&gt; e nella &lt;strong data-start=&quot;1846&quot; data-end=&quot;1896&quot;&gt;risposta fisiologica della pianta alla siccità&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1mlwhb1&quot; data-start=&quot;1904&quot; data-end=&quot;1989&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;1907&quot; data-end=&quot;1989&quot;&gt;Difesa dalla rogna: un biopesticida a base di zeolite come alternativa al rame&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1991&quot; data-end=&quot;2479&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://www.teatronaturale.it/media/libreria/olivo/difesa/Pseudomonas_savastanoi_g1-xxl.webp&quot; alt=&quot;&quot; class=&quot;sinistra&quot; /&gt;Il primo filone di ricerca, sviluppato nell’ambito del progetto &lt;strong data-start=&quot;2055&quot; data-end=&quot;2076&quot;&gt;LIFE Microfighter&lt;/strong&gt;, ha riguardato uno dei problemi fitosanitari più noti in olivicoltura: la &lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/44378-ecco-come-si-forma-la-rogna-dell-olivo-in-particolare-dopo-una-gelata-tardiva.htm&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;2151&quot; data-end=&quot;2171&quot;&gt;Rogna dell’Olivo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, causata dal batterio &lt;em data-start=&quot;2194&quot; data-end=&quot;2218&quot;&gt;Pseudomonas savastanoi&lt;/em&gt; pv. &lt;em data-start=&quot;2223&quot; data-end=&quot;2235&quot;&gt;savastanoi&lt;/em&gt;. Una patologia che, come noto, trova facile ingresso attraverso ferite e lesioni, e che può compromettere la funzionalità vegetativa della pianta, soprattutto in impianti soggetti a eventi traumatici come grandine, potature o stress meccanici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2481&quot; data-end=&quot;2842&quot;&gt;L’obiettivo dello studio era verificare l’efficacia di un nuovo formulato definito &lt;strong data-start=&quot;2564&quot; data-end=&quot;2590&quot;&gt;Zeo-Biopesticida (ZBp)&lt;/strong&gt;, costituito da &lt;strong data-start=&quot;2606&quot; data-end=&quot;2632&quot;&gt;chabasite micronizzata&lt;/strong&gt; e dal batterio benefico &lt;em data-start=&quot;2657&quot; data-end=&quot;2680&quot;&gt;Pseudomonas synxantha&lt;/em&gt; DLS65. Il prodotto è stato messo a confronto con un &lt;strong data-start=&quot;2733&quot; data-end=&quot;2756&quot;&gt;trattamento rameico&lt;/strong&gt; convenzionale e con un &lt;strong data-start=&quot;2780&quot; data-end=&quot;2806&quot;&gt;controllo non trattato&lt;/strong&gt; in due oliveti dell’Emilia-Romagna.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2844&quot; data-end=&quot;3394&quot;&gt;I risultati sono particolarmente interessanti per il settore. Le osservazioni microscopiche hanno infatti mostrato che il prodotto è in grado di &lt;strong data-start=&quot;2989&quot; data-end=&quot;3038&quot;&gt;aderire e permanere sulla superficie fogliare&lt;/strong&gt;, un aspetto tutt’altro che secondario quando si parla di efficacia dei formulati in pieno campo. Sul piano fitopatologico, le valutazioni hanno evidenziato una &lt;strong data-start=&quot;3199&quot; data-end=&quot;3252&quot;&gt;significativa riduzione della formazione di galle&lt;/strong&gt;, con livelli di contenimento &lt;strong data-start=&quot;3282&quot; data-end=&quot;3328&quot;&gt;paragonabili a quelli ottenuti con il rame&lt;/strong&gt;, anche in situazioni non ottimali di copertura della vegetazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3396&quot; data-end=&quot;3798&quot;&gt;Si tratta di un dato rilevante, perché suggerisce la possibilità di impiegare la zeolite non solo come semplice supporto inerte, ma come &lt;strong data-start=&quot;3533&quot; data-end=&quot;3587&quot;&gt;componente attiva di una strategia di biocontrollo&lt;/strong&gt;. In un contesto normativo e tecnico che spinge alla &lt;strong data-start=&quot;3640&quot; data-end=&quot;3673&quot;&gt;riduzione degli input rameici&lt;/strong&gt;, la disponibilità di soluzioni alternative o integrative rappresenta un tema centrale per tutta l’olivicoltura mediterranea.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3800&quot; data-end=&quot;4058&quot;&gt;Altro elemento di interesse: il trattamento non ha mostrato effetti negativi né sulla &lt;strong data-start=&quot;3886&quot; data-end=&quot;3909&quot;&gt;produzione di olive&lt;/strong&gt; né sulla &lt;strong data-start=&quot;3919&quot; data-end=&quot;3940&quot;&gt;qualità dell’olio&lt;/strong&gt;, aspetto decisivo quando si valuta la trasferibilità di un’innovazione dal piano sperimentale alla pratica aziendale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;5hl21z&quot; data-start=&quot;4065&quot; data-end=&quot;4141&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;4068&quot; data-end=&quot;4141&quot;&gt;Non solo difesa: la zeolite migliora anche il comportamento del suolo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4143&quot; data-end=&quot;4453&quot;&gt;Se il primo studio ha evidenziato il potenziale della zeolite in chiave fitosanitaria, il secondo ha messo in luce una funzione forse ancora più strategica per il futuro dell’olivicoltura: il suo ruolo come &lt;strong data-start=&quot;4350&quot; data-end=&quot;4414&quot;&gt;ammendante capace di regolare la disponibilità dei nutrienti&lt;/strong&gt;, in particolare del &lt;strong data-start=&quot;4435&quot; data-end=&quot;4452&quot;&gt;potassio (K⁺)&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4455&quot; data-end=&quot;4737&quot;&gt;L’esperimento, realizzato nell’ambito del progetto &lt;strong data-start=&quot;4506&quot; data-end=&quot;4520&quot;&gt;CROSSFruit&lt;/strong&gt; presso l’azienda sperimentale &lt;strong data-start=&quot;4551&quot; data-end=&quot;4584&quot;&gt;La Hampa (IRNAS-CSIC, Spagna)&lt;/strong&gt;, ha valutato la risposta di giovani piante di olivo cv. &lt;strong data-start=&quot;4641&quot; data-end=&quot;4654&quot;&gt;Arbequina&lt;/strong&gt; coltivate in vaso in differenti condizioni di disponibilità nutrizionale e idrica.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4739&quot; data-end=&quot;4773&quot;&gt;Il disegno sperimentale prevedeva:&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul data-start=&quot;4774&quot; data-end=&quot;4991&quot;&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;1qw7is8&quot; data-start=&quot;4774&quot; data-end=&quot;4835&quot;&gt;due livelli di fertilizzazione (&lt;strong data-start=&quot;4808&quot; data-end=&quot;4820&quot;&gt;100% NPK&lt;/strong&gt; e &lt;strong data-start=&quot;4823&quot; data-end=&quot;4833&quot;&gt;0% NPK&lt;/strong&gt;),&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;ly9ncj&quot; data-start=&quot;4836&quot; data-end=&quot;4896&quot;&gt;presenza o assenza di &lt;strong data-start=&quot;4860&quot; data-end=&quot;4895&quot;&gt;zeolitite chabasitica granulare&lt;/strong&gt;,&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;c2rped&quot; data-start=&quot;4897&quot; data-end=&quot;4991&quot;&gt;tre fasi di gestione idrica: &lt;strong data-start=&quot;4928&quot; data-end=&quot;4952&quot;&gt;irrigazione regolare&lt;/strong&gt;, &lt;strong data-start=&quot;4954&quot; data-end=&quot;4975&quot;&gt;stress da siccità&lt;/strong&gt; e &lt;strong data-start=&quot;4978&quot; data-end=&quot;4990&quot;&gt;recupero&lt;/strong&gt;.&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4993&quot; data-end=&quot;5152&quot;&gt;Oltre ai parametri chimico-fisici del suolo, sono stati monitorati alcuni indicatori fisiologici chiave per comprendere il comportamento della pianta, tra cui:&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul data-start=&quot;5153&quot; data-end=&quot;5249&quot;&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;4pumns&quot; data-start=&quot;5153&quot; data-end=&quot;5181&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;5155&quot; data-end=&quot;5180&quot;&gt;conduttanza stomatica&lt;/strong&gt;,&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;ejdiuw&quot; data-start=&quot;5182&quot; data-end=&quot;5215&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;5184&quot; data-end=&quot;5214&quot;&gt;potenziale idrico fogliare&lt;/strong&gt;,&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;bxsxik&quot; data-start=&quot;5216&quot; data-end=&quot;5249&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;5218&quot; data-end=&quot;5248&quot;&gt;accrescimento dei germogli&lt;/strong&gt;.&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;8bkjmq&quot; data-start=&quot;5256&quot; data-end=&quot;5341&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;5259&quot; data-end=&quot;5341&quot;&gt;Capacità di scambio cationico raddoppiata e maggiore disponibilità di potassio&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5343&quot; data-end=&quot;5563&quot;&gt;Uno dei risultati più netti emersi dalla prova riguarda la &lt;strong data-start=&quot;5402&quot; data-end=&quot;5441&quot;&gt;capacità di scambio cationico (CSC)&lt;/strong&gt; del substrato. Nei suoli ammendati con zeolitite, la CSC è risultata &lt;strong data-start=&quot;5511&quot; data-end=&quot;5527&quot;&gt;circa doppia&lt;/strong&gt; rispetto ai suoli privi di zeolite.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5565&quot; data-end=&quot;5964&quot;&gt;Dal punto di vista agronomico, questo significa una maggiore capacità del sistema suolo di &lt;strong data-start=&quot;5656&quot; data-end=&quot;5710&quot;&gt;trattenere e rendere disponibili cationi nutritivi&lt;/strong&gt;, riducendo il rischio di perdite e migliorando l’efficienza d’uso dei fertilizzanti. Nel caso specifico, l’effetto è stato particolarmente evidente per il &lt;strong data-start=&quot;5866&quot; data-end=&quot;5878&quot;&gt;potassio&lt;/strong&gt;, elemento chiave nella fisiologia dell’olivo e nella regolazione degli scambi idrici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5966&quot; data-end=&quot;6298&quot;&gt;L’aspetto più interessante è che la maggiore disponibilità di K⁺ è stata osservata &lt;strong data-start=&quot;6049&quot; data-end=&quot;6088&quot;&gt;anche in assenza di fertilizzazione&lt;/strong&gt;, suggerendo che la zeolitite non si limiti a “contenere” i nutrienti, ma possa funzionare come un vero e proprio &lt;strong data-start=&quot;6202&quot; data-end=&quot;6223&quot;&gt;serbatoio tampone&lt;/strong&gt;, in grado di modulare il rilascio in funzione delle esigenze della pianta.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;25t8lx&quot; data-start=&quot;6305&quot; data-end=&quot;6378&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;6308&quot; data-end=&quot;6378&quot;&gt;Potassio, stomi e risposta alla siccità: cosa succede nella pianta&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6380&quot; data-end=&quot;6525&quot;&gt;La parte forse più innovativa dello studio riguarda il legame tra &lt;strong data-start=&quot;6446&quot; data-end=&quot;6485&quot;&gt;disponibilità di potassio nel suolo&lt;/strong&gt; e &lt;strong data-start=&quot;6488&quot; data-end=&quot;6513&quot;&gt;regolazione stomatica&lt;/strong&gt; dell’olivo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6527&quot; data-end=&quot;6868&quot;&gt;Le piante cresciute in condizioni di &lt;strong data-start=&quot;6564&quot; data-end=&quot;6603&quot;&gt;minore disponibilità di K⁺ solubile&lt;/strong&gt; hanno mostrato valori più elevati di &lt;strong data-start=&quot;6641&quot; data-end=&quot;6682&quot;&gt;conduttanza stomatica massima (gsmax)&lt;/strong&gt;. In termini fisiologici, questo comportamento indica una regolazione degli stomi &lt;strong data-start=&quot;6764&quot; data-end=&quot;6785&quot;&gt;meno conservativa&lt;/strong&gt;, cioè una maggiore tendenza a mantenere aperti gli stomi in condizioni favorevoli.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6870&quot; data-end=&quot;7131&quot;&gt;Nel breve periodo questo può tradursi in una &lt;strong data-start=&quot;6915&quot; data-end=&quot;6948&quot;&gt;maggiore velocità di crescita&lt;/strong&gt; quando l’acqua non è limitante. Ed è infatti ciò che è stato osservato: le piante con minore K⁺ disponibile hanno mostrato uno sviluppo più rapido in condizioni di piena irrigazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7133&quot; data-end=&quot;7427&quot;&gt;Tuttavia, questa strategia si è rivelata più fragile al sopraggiungere dello stress idrico. Quando l’irrigazione è stata sospesa, tali piante hanno manifestato un &lt;strong data-start=&quot;7296&quot; data-end=&quot;7330&quot;&gt;crollo più marcato della gsmax&lt;/strong&gt;, segnale di una minore capacità di mantenere un equilibrio fisiologico in condizioni di siccità.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7429&quot; data-end=&quot;7727&quot;&gt;Al contrario, le piante &lt;strong data-start=&quot;7453&quot; data-end=&quot;7499&quot;&gt;non fertilizzate ma trattate con zeolitite&lt;/strong&gt; hanno evidenziato un comportamento molto più stabile: pur partendo da una condizione nutrizionale teoricamente meno favorevole, sono riuscite a recuperare la &lt;strong data-start=&quot;7658&quot; data-end=&quot;7683&quot;&gt;conduttanza stomatica&lt;/strong&gt; in misura analoga alle piante fertilizzate.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7729&quot; data-end=&quot;7901&quot;&gt;In altre parole, la zeolite sembra aver favorito una gestione più efficiente del potassio e, di conseguenza, un &lt;strong data-start=&quot;7841&quot; data-end=&quot;7900&quot;&gt;miglior controllo stomatico dello stato idrico fogliare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1fmlo99&quot; data-start=&quot;7908&quot; data-end=&quot;7968&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;7911&quot; data-end=&quot;7968&quot;&gt;Una tecnologia semplice, ma con effetti su più fronti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;7970&quot; data-end=&quot;8241&quot;&gt;L’aspetto più interessante che emerge da questa ricerca è la &lt;strong data-start=&quot;8031&quot; data-end=&quot;8060&quot;&gt;multifunzionalità tecnica&lt;/strong&gt; della zeolitite. Non si tratta soltanto di un correttivo o di un materiale da impiegare come supporto, ma di una risorsa capace di intervenire su più livelli del sistema colturale:&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul data-start=&quot;8243&quot; data-end=&quot;8551&quot;&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;lmvttp&quot; data-start=&quot;8243&quot; data-end=&quot;8321&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;8245&quot; data-end=&quot;8272&quot;&gt;protezione della chioma&lt;/strong&gt; e supporto al &lt;strong data-start=&quot;8287&quot; data-end=&quot;8303&quot;&gt;biocontrollo&lt;/strong&gt; delle batteriosi;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;ysk849&quot; data-start=&quot;8322&quot; data-end=&quot;8385&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;8324&quot; data-end=&quot;8374&quot;&gt;incremento della capacità di scambio cationico&lt;/strong&gt; del suolo;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;m5gy04&quot; data-start=&quot;8386&quot; data-end=&quot;8423&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;8388&quot; data-end=&quot;8422&quot;&gt;migliore gestione del potassio&lt;/strong&gt;;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;1pzuqzx&quot; data-start=&quot;8424&quot; data-end=&quot;8492&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;8426&quot; data-end=&quot;8461&quot;&gt;maggiore efficienza fisiologica&lt;/strong&gt; nella regolazione degli stomi;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li data-section-id=&quot;4lioc7&quot; data-start=&quot;8493&quot; data-end=&quot;8551&quot;&gt;&lt;strong data-start=&quot;8495&quot; data-end=&quot;8518&quot;&gt;maggiore resilienza&lt;/strong&gt; in condizioni di deficit idrico.&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;8553&quot; data-end=&quot;8807&quot;&gt;Per l’olivicoltura mediterranea, dove oggi si concentrano contemporaneamente le pressioni della &lt;strong data-start=&quot;8649&quot; data-end=&quot;8674&quot;&gt;transizione ecologica&lt;/strong&gt;, della &lt;strong data-start=&quot;8682&quot; data-end=&quot;8717&quot;&gt;restrizione degli input chimici&lt;/strong&gt; e della &lt;strong data-start=&quot;8726&quot; data-end=&quot;8751&quot;&gt;variabilità climatica&lt;/strong&gt;, si tratta di una prospettiva particolarmente concreta.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;e4mka&quot; data-start=&quot;8814&quot; data-end=&quot;8869&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;8817&quot; data-end=&quot;8869&quot;&gt;Quali ricadute pratiche per il settore olivicolo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;8871&quot; data-end=&quot;9029&quot;&gt;Dal punto di vista applicativo, i risultati suggeriscono che le strategie basate sulla zeolite potrebbero offrire benefici lungo due direttrici molto attuali.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;9031&quot; data-end=&quot;9273&quot;&gt;La prima riguarda la &lt;strong data-start=&quot;9052&quot; data-end=&quot;9076&quot;&gt;difesa fitosanitaria&lt;/strong&gt;, dove l’impiego di formulati innovativi come lo &lt;strong data-start=&quot;9125&quot; data-end=&quot;9145&quot;&gt;Zeo-Biopesticida&lt;/strong&gt; potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dai trattamenti rameici, mantenendo un buon livello di protezione contro la Rogna.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;9275&quot; data-end=&quot;9572&quot;&gt;La seconda riguarda la &lt;strong data-start=&quot;9298&quot; data-end=&quot;9345&quot;&gt;fertilità e la gestione dello stress idrico&lt;/strong&gt;, dove l’impiego della zeolitite come ammendante potrebbe migliorare l’efficienza nell’uso del potassio e aumentare la capacità della pianta di affrontare fasi di carenza idrica senza penalizzazioni fisiologiche troppo marcate.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/47710-zeolite-e-olivo-dalla-difesa-fitosanitaria-alla-gestione-del-potassio.htm</link>
   <title>Zeolite e olivo: dalla difesa fitosanitaria alla gestione del potassio</title>
   <guid>47710</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 13:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p data-start=&quot;419&quot; data-end=&quot;937&quot;&gt;Il caffè non è più soltanto un rito quotidiano, un piacere sensoriale o una spinta di energia. Sempre più spesso, infatti, viene studiato anche come &lt;strong data-start=&quot;568&quot; data-end=&quot;601&quot;&gt;veicolo di composti bioattivi&lt;/strong&gt;, capace di offrire benefici che vanno oltre il gusto e la caffeina. È in questo scenario che si inserisce una recente ricerca dedicata a una prospettiva tanto originale quanto promettente: &lt;strong data-start=&quot;791&quot; data-end=&quot;844&quot;&gt;arricchire l’espresso con oli essenziali naturali&lt;/strong&gt; per trasformarlo in una bevanda funzionale, stabile e con potenziale attività antimicrobica.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;939&quot; data-end=&quot;1377&quot;&gt;Lo studio ha preso in esame tre oli essenziali estratti da specie vegetali note per le loro proprietà aromatiche e biologiche: &lt;strong data-start=&quot;1066&quot; data-end=&quot;1089&quot;&gt;Cymbopogon citratus&lt;/strong&gt; (lemongrass o citronella), &lt;strong data-start=&quot;1117&quot; data-end=&quot;1138&quot;&gt;Citrus reticulata&lt;/strong&gt; (mandarino) e &lt;strong data-start=&quot;1153&quot; data-end=&quot;1181&quot;&gt;Peperomia inaequalifolia&lt;/strong&gt; (congona). L’obiettivo era capire se l’aggiunta di questi estratti al caffè espresso potesse &lt;strong data-start=&quot;1275&quot; data-end=&quot;1325&quot;&gt;migliorare il profilo funzionale della bevanda&lt;/strong&gt; senza comprometterne la stabilità chimica e fisica.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;nppbe7&quot; data-start=&quot;1379&quot; data-end=&quot;1412&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;1382&quot; data-end=&quot;1412&quot;&gt;Un caffè che resta stabile&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1414&quot; data-end=&quot;1791&quot;&gt;Uno dei primi aspetti valutati dai ricercatori è stato il comportamento della bevanda dal punto di vista &lt;strong data-start=&quot;1519&quot; data-end=&quot;1537&quot;&gt;fisico-chimico&lt;/strong&gt;. Quando si introduce un ingrediente altamente aromatico e volatile come un olio essenziale, infatti, il rischio è quello di alterare in modo eccessivo l’equilibrio del prodotto, modificandone acidità, pH, contenuto di solidi o persino la conservabilità.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1793&quot; data-end=&quot;2186&quot;&gt;I risultati, però, sono stati incoraggianti. L’aggiunta degli oli essenziali, in concentrazioni comprese tra &lt;strong data-start=&quot;1902&quot; data-end=&quot;1919&quot;&gt;0,10% e 0,20%&lt;/strong&gt;, &lt;strong data-start=&quot;1921&quot; data-end=&quot;1987&quot;&gt;non ha modificato in maniera significativa il pH dell’espresso&lt;/strong&gt;, che si è mantenuto in un intervallo compreso tra &lt;strong data-start=&quot;2038&quot; data-end=&quot;2053&quot;&gt;4,74 e 4,83&lt;/strong&gt;. Un dato importante, perché suggerisce che la matrice caffè conserva il proprio equilibrio acido di base anche dopo l’arricchimento.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2188&quot; data-end=&quot;2789&quot;&gt;Alcuni cambiamenti sono invece emersi in altri parametri, come l’&lt;strong data-start=&quot;2253&quot; data-end=&quot;2275&quot;&gt;acidità titolabile&lt;/strong&gt; e i &lt;strong data-start=&quot;2280&quot; data-end=&quot;2299&quot;&gt;solidi solubili&lt;/strong&gt;. In particolare, l’olio essenziale di &lt;strong data-start=&quot;2338&quot; data-end=&quot;2361&quot;&gt;Cymbopogon citratus&lt;/strong&gt; alla concentrazione più alta ha determinato il maggiore aumento dell’acidità, mentre &lt;strong data-start=&quot;2447&quot; data-end=&quot;2475&quot;&gt;Peperomia inaequalifolia&lt;/strong&gt; ha mostrato l’effetto più marcato sull’incremento dei gradi Brix, cioè la quantità di sostanze solubili presenti nella bevanda. In termini pratici, si tratta di variazioni che potrebbero avere un impatto anche sul &lt;strong data-start=&quot;2690&quot; data-end=&quot;2712&quot;&gt;profilo sensoriale&lt;/strong&gt;, modificando leggermente corpo, freschezza e percezione aromatica del caffè.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1cg7mwj&quot; data-start=&quot;2791&quot; data-end=&quot;2833&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;2794&quot; data-end=&quot;2833&quot;&gt;Più fenoli, più valore nutraceutico&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2835&quot; data-end=&quot;3241&quot;&gt;Uno dei dati più interessanti riguarda il contenuto di &lt;strong data-start=&quot;2890&quot; data-end=&quot;2918&quot;&gt;composti fenolici totali&lt;/strong&gt;, spesso associati all’attività antiossidante e al potenziale salutistico degli alimenti. Tutte le formulazioni arricchite con oli essenziali hanno mostrato un incremento rispetto al caffè di controllo, con il risultato più elevato osservato ancora una volta nel campione contenente &lt;strong data-start=&quot;3201&quot; data-end=&quot;3240&quot;&gt;Peperomia inaequalifolia allo 0,20%&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3243&quot; data-end=&quot;3581&quot;&gt;Questo significa che l’inserimento di oli essenziali potrebbe &lt;strong data-start=&quot;3305&quot; data-end=&quot;3350&quot;&gt;rafforzare il profilo bioattivo del caffè&lt;/strong&gt;, rendendolo ancora più interessante per il settore delle bevande funzionali. Non si tratta solo di aggiungere profumo o sapore, dunque, ma di intervenire sulla &lt;strong data-start=&quot;3511&quot; data-end=&quot;3559&quot;&gt;densità di molecole potenzialmente benefiche&lt;/strong&gt; presenti nella tazza.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3583&quot; data-end=&quot;4028&quot;&gt;Anche la &lt;strong data-start=&quot;3592&quot; data-end=&quot;3618&quot;&gt;capacità antiossidante&lt;/strong&gt;, misurata con il metodo DPPH, ha mostrato variazioni rispetto al campione standard. I risultati non sono stati identici per tutte le formulazioni, segno che l’effetto dipende fortemente sia dalla &lt;strong data-start=&quot;3815&quot; data-end=&quot;3845&quot;&gt;specie vegetale utilizzata&lt;/strong&gt; sia dalla &lt;strong data-start=&quot;3856&quot; data-end=&quot;3884&quot;&gt;concentrazione dell’olio&lt;/strong&gt;. Un aspetto che apre la strada a future ottimizzazioni, anche in funzione dell’equilibrio tra efficacia biologica e gradimento del consumatore.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;8yuwio&quot; data-start=&quot;4030&quot; data-end=&quot;4080&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;4033&quot; data-end=&quot;4080&quot;&gt;I composti chiave del caffè restano intatti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4082&quot; data-end=&quot;4474&quot;&gt;Un altro nodo cruciale era verificare se l’aggiunta di oli essenziali potesse interferire con i principali composti caratteristici del caffè. Le analisi strumentali hanno invece mostrato una buona &lt;strong data-start=&quot;4279&quot; data-end=&quot;4315&quot;&gt;stabilità del profilo metabolico&lt;/strong&gt;, in particolare per sostanze come &lt;strong data-start=&quot;4350&quot; data-end=&quot;4398&quot;&gt;acido clorogenico, caffeina e acido caffeico&lt;/strong&gt;, considerate tra i principali marcatori chimici e funzionali della bevanda.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4476&quot; data-end=&quot;4671&quot;&gt;Questo dato è particolarmente rilevante perché indica che l’arricchimento con oli essenziali &lt;strong data-start=&quot;4569&quot; data-end=&quot;4595&quot;&gt;non “snatura” il caffè&lt;/strong&gt;, ma si integra con esso mantenendone intatta l’identità biochimica di base.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;oc6ywu&quot; data-start=&quot;4673&quot; data-end=&quot;4731&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;4676&quot; data-end=&quot;4731&quot;&gt;L’effetto antimicrobico: il lemongrass si distingue&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4733&quot; data-end=&quot;5049&quot;&gt;L’elemento forse più innovativo dello studio riguarda però la &lt;strong data-start=&quot;4795&quot; data-end=&quot;4821&quot;&gt;capacità antimicrobica&lt;/strong&gt;. I ricercatori hanno testato i campioni contro &lt;strong data-start=&quot;4869&quot; data-end=&quot;4894&quot;&gt;Staphylococcus aureus&lt;/strong&gt;, un batterio di grande interesse in ambito alimentare e sanitario, noto per la sua diffusione e per la sua capacità di causare contaminazioni e infezioni.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5051&quot; data-end=&quot;5361&quot;&gt;Tra i tre oli essenziali analizzati, quello di &lt;strong data-start=&quot;5098&quot; data-end=&quot;5121&quot;&gt;Cymbopogon citratus&lt;/strong&gt; si è dimostrato il più efficace. Nella bevanda ha prodotto &lt;strong data-start=&quot;5181&quot; data-end=&quot;5217&quot;&gt;zone di inibizione fino a 5,4 mm&lt;/strong&gt;, mentre l’olio puro ha mostrato una &lt;strong data-start=&quot;5254&quot; data-end=&quot;5303&quot;&gt;concentrazione minima inibente (MIC) del 2,5%&lt;/strong&gt; e una &lt;strong data-start=&quot;5310&quot; data-end=&quot;5360&quot;&gt;concentrazione minima battericida (MBC) del 5%&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5363&quot; data-end=&quot;5797&quot;&gt;Tradotto in termini pratici, il risultato suggerisce che il lemongrass potrebbe essere un &lt;strong data-start=&quot;5453&quot; data-end=&quot;5501&quot;&gt;ingrediente naturale con funzione protettiva&lt;/strong&gt;, capace di contribuire al controllo microbico all’interno di una bevanda pronta al consumo. Non si parla, naturalmente, di un “caffè antibiotico”, ma di una possibile applicazione nel campo della &lt;strong data-start=&quot;5698&quot; data-end=&quot;5724&quot;&gt;conservazione naturale&lt;/strong&gt; e dello sviluppo di prodotti con una marcia in più sul piano funzionale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;19z4z3z&quot; data-start=&quot;5799&quot; data-end=&quot;5845&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;strong data-start=&quot;5802&quot; data-end=&quot;5845&quot;&gt;Verso una nuova generazione di espresso&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5847&quot; data-end=&quot;6317&quot;&gt;L’interesse di questa ricerca va ben oltre il laboratorio. Il settore beverage, infatti, è sempre più orientato verso prodotti che uniscano &lt;strong data-start=&quot;5987&quot; data-end=&quot;6032&quot;&gt;piacere, naturalità e beneficio percepito&lt;/strong&gt;. In questo contesto, un espresso arricchito con oli essenziali potrebbe intercettare diverse tendenze contemporanee: la domanda di ingredienti botanici, l’attenzione per i conservanti naturali, la crescita del mercato dei functional food e il desiderio di esperienze sensoriali nuove.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6319&quot; data-end=&quot;6612&quot;&gt;La sfida, semmai, sarà trovare il giusto compromesso tra &lt;strong data-start=&quot;6376&quot; data-end=&quot;6426&quot;&gt;efficacia biologica e accettabilità sensoriale&lt;/strong&gt;. Perché se da un lato gli oli essenziali possono offrire valore aggiunto, dall’altro devono armonizzarsi con uno dei profili aromatici più identitari e amati al mondo: quello del caffè.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;6614&quot; data-end=&quot;6983&quot;&gt;Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: &lt;strong data-start=&quot;6661&quot; data-end=&quot;6731&quot;&gt;l’espresso può diventare una piattaforma di innovazione alimentare&lt;/strong&gt;. E tra le molte opzioni possibili, l’olio essenziale di &lt;strong data-start=&quot;6788&quot; data-end=&quot;6811&quot;&gt;Cymbopogon citratus&lt;/strong&gt; sembra oggi il candidato più promettente per dare vita a una nuova generazione di bevande funzionali, dove il piacere della tazzina incontra la scienza dell’alimentazione.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/bio-e-natura/47712-gli-oli-essenziali-trasformano-il-caff-espresso-in-una-bevanda-con-propriet-antimicrobiche.htm</link>
   <title>Gli oli essenziali trasformano il caffè espresso in una bevanda con proprietà antimicrobiche</title>
   <guid>47712</guid>
   <category>Bio e Natura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 12:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Teatro Naturale che ha seguito, come sempre, le varie fasi del Concorso Ercole Olivario 2026, in diretta, con il suo “Diario di bordo”, chiude in bellezza con delle domande al Capo panel del concorso: è il dottor &lt;strong&gt;Piergiorgio Sedda&lt;/strong&gt;, venuto a dirigere il panel-giuria dalla Sardegna.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A proposito del mestiere del capo panel, che è anche il mio, mi piace come spesso accade, iniziare l’intervista con una battuta provocatoria, che ne “modifica leggermente” una presa in prestito da   Marcello Mastroianni nel film “I soliti Ignoti”, una battuta che ripeto periodicamente ai miei amici che ricoprono professioni ed incari importanti. “Per fare il capo panel ci vuole gente seria mica così … voi al massimo potete andare a lavorare”. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;https://www.teatronaturale.it/media/libreria/varie/WhatsApp Image 2026-04-07 at 16.56.27-xxl.webp&quot; alt=&quot;&quot; class=&quot;sinistra&quot; /&gt;Come ha trovato l’esperienza di questa edizione dell’Ercole Olivario rispetto a quelle delle passate edizioni? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ho partecipato, in qualità di giurato, a varie altre precedenti edizioni dell’Ercole Olivario, ed ognuna di queste è sempre stato un momento di forte crescita professionale per l’ampia gamma di oli che possono essere oggetto della valutazione sensoriale. Viceversa, parteciparvi con il ruolo di Capo-Panel è certamente “elettrizzante”, ma per l’aspetto di forte ansia generata dall’aspettativa  che altri hanno sul tuo ruolo e sulla sua componente di verifica e equilibrio nella valutazione dei responsi dei giudici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ha notato un diverso modo interpretativo degli oli in base alla  provenienza  degli assaggiatori?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Non ho notato particolari picchi di criticità valutative negli assaggiatori, in dipendenza della loro origine territoriale. Certamente si evidenzia una qualche difficoltà in chi proviene da esperienze meno “intense” di assaggio. Peraltro, il programma formativo che il Comitato Organizzazione dell’Ercole Olivario ha voluto attivare in collaborazione con la Fondazione EVOO School di Roma, ha dato certamente un’impronta positiva nell’approccio del singolo giurato ai momenti di valutazione selettiva degli oli, già a partire dalle fasi delle preselezioni regionali. La presenza in tali commissioni anche di assaggiatori che avevano già avuto un approccio più approfondito con la metodologia di valutazione e con oli di una gamma originaria più ampia ha dato certamente una più omogena fase valutativa, in termini di coerenza degli stessi dati valutativi espressi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rispetto alle passate edizioni la qualità degli oli di questa annata come gli è sembrata?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Avendo partecipato, in qualità di giurato, ad altre edizioni e essendomi approcciato anche a plurime esperienze nelle fasi di pre-selezione regionale nella mia Sardegna, posso certamente affermare che la qualità degli oli in valutazione è sempre molto varia, in dipendenza delle annate produttive e della costante evoluzione qualitativa delle tecnologie di lavorazione e di conservazione delle produzioni. Pur tuttavia le commissioni dell’Ercole hanno sempre fatto emergere le eccellenze delle produzioni  nazionali, tenendo conto della variegata composizione dell’olivicoltura nazionale e delle peculiarità legate alla territorialità e alle specificità varietali cui si accompagna oramai la grande attenzione al rispetto della materia prima, con la cura delle fasi di ottenimento dell’olio e di altrettanta cura nella sua conservazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa, a livello operativo e organizzativo, della “macchina” 2026 l’ha più colpita e impressionata?  &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Devo evidenziare la grandissima cura che tutto lo staff della Segreteria dell’Ercole, guidata da Alessandra Cirucca con tutto il team operativo, con la costante supervisione del Segretario Generale Federico Sisti pone nel garantire a tutti i componenti la Commissione Nazionale la massima concentrazione  operativa, contornandoli  di attenzioni puntuali, che cominciano con la preparazione accurata delle postazioni di assaggio sino alle fasi post-assaggio, con momenti a tema culturale per approfondire la conoscenza di fantastici luoghi, apparentemente nascosti, nel microcosmo storicamente appartenente alle profondità di quell’Umbria densa di spiritualità  francescana contemporaneamente coccolati con una curatissima ospitalità accompagnata da eccellenze enologiche e produzioni alimentari di livello fantastico.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/italia/47709-ercole-olivario-le-valutazioni-del-capo-panel-piergiorgio-sedda.htm</link>
   <title>Ercole Olivario, le valutazioni del capo panel Piergiorgio Sedda</title>
   <guid>47709</guid>
   <category>Italia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/giulio-scatolini.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;Giulio Scatolini&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 11:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p data-start=&quot;349&quot; data-end=&quot;792&quot;&gt;La &lt;span&gt;Commissione europea&lt;/span&gt; ha pubblicato un documento orientativo per facilitare un’applicazione uniforme del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), in vigore da febbraio 2025. L’obiettivo è fornire maggiore certezza giuridica alle imprese e agli Stati membri, semplificare gli adempimenti normativi e rafforzare il mercato unico attraverso regole comuni per l’intera filiera del packaging.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;794&quot; data-end=&quot;1304&quot;&gt;Il contesto, del resto, è sempre più pressante. Nel 2023 ogni cittadino europeo ha generato in media 178 chilogrammi di rifiuti di imballaggio. In assenza di misure aggiuntive, il volume complessivo potrebbe aumentare del 19% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018, mentre i rifiuti plastici potrebbero crescere fino al 46%. A questa pressione ambientale si aggiunge la frammentazione normativa tra i diversi Stati membri, che negli ultimi anni ha comportato costi amministrativi rilevanti per l’industria.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1xjzfmk&quot; data-start=&quot;1306&quot; data-end=&quot;1357&quot;&gt;Chiarimenti su produttori, riuso e sostanze PFAS&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1359&quot; data-end=&quot;1699&quot;&gt;La nuova guida interviene sui punti del regolamento che hanno sollevato il maggior numero di dubbi interpretativi tra gli operatori. Tra gli aspetti principali, il documento chiarisce quando un’impresa debba essere considerata “fabbricante” o “produttore” ai fini del PPWR e quali articoli rientrino nella definizione legale di imballaggio.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1701&quot; data-end=&quot;2195&quot;&gt;La Commissione fornisce inoltre indicazioni più dettagliate sull’applicazione delle restrizioni relative ad alcuni imballaggi monouso, sugli obiettivi di riutilizzo e sugli obblighi connessi alla responsabilità estesa del produttore (EPR). Un capitolo particolarmente sensibile riguarda le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) negli imballaggi destinati al contatto con alimenti, tema centrale per l’industria alimentare e del largo consumo, su cui la guida offre precisazioni operative.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2197&quot; data-end=&quot;2466&quot;&gt;Tra gli altri elementi affrontati figurano anche l’implementazione dei sistemi di deposito cauzionale e restituzione, così come l’armonizzazione dei criteri legati alla registrazione e alla rendicontazione nell’ambito dei regimi di responsabilità estesa del produttore.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;gsb0h5&quot; data-start=&quot;2468&quot; data-end=&quot;2548&quot;&gt;Riciclabilità obbligatoria e contenuto riciclato al centro della strategia UE&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2550&quot; data-end=&quot;3021&quot;&gt;Il regolamento fissa una serie di obiettivi strutturali al 2030, destinati a ridisegnare il settore. Tra questi spiccano l’obbligo di rendere gli imballaggi riciclabili e l’introduzione di quote minime di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica. Sono inoltre previste misure di prevenzione volte a limitare il sovraimballaggio, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra, il consumo idrico e più in generale l’impatto ambientale associato al packaging.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3023&quot; data-end=&quot;3517&quot;&gt;Parallelamente, Bruxelles sta lavorando agli atti delegati e di esecuzione che dovranno definire aspetti tecnici cruciali per l’attuazione del regolamento, tra cui l’etichettatura armonizzata per agevolare la corretta separazione dei rifiuti da parte dei consumatori, i formati standardizzati di informazione e i criteri tecnici di riciclabilità. Si tratta di un percorso che la Commissione sta sviluppando in coordinamento con gli Stati membri, gli operatori economici e i partner commerciali.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;wj8yub&quot; data-start=&quot;3519&quot; data-end=&quot;3586&quot;&gt;Più certezza giuridica per accompagnare la transizione circolare&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3588&quot; data-end=&quot;4037&quot;&gt;Le domande frequenti che accompagnano il documento raccolgono molte delle questioni pratiche sollevate dagli operatori economici dopo l’adozione del regolamento e saranno aggiornate progressivamente in base all’avanzamento della sua applicazione. Pur non modificando il contenuto giuridico del PPWR, la guida rappresenta un riferimento interpretativo ufficiale che punta a ridurre l’incertezza regolatoria e a facilitare l’adeguamento delle imprese.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4039&quot; data-end=&quot;4468&quot;&gt;Secondo la Commissione, l’obiettivo è accompagnare una transizione ordinata verso una filiera degli imballaggi più circolare, competitiva e coerente con gli obiettivi climatici e industriali dell’&lt;span&gt;Unione europea&lt;/span&gt;. Con questa iniziativa, Bruxelles cerca di bilanciare ambizione ambientale e sostenibilità economica in uno dei comparti più strategici per il mercato interno e per l’autonomia materiale europea.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/47708-nuove-regole-per-l-applicazione-del-regolamento-europeo-sugli-imballaggi.htm</link>
   <title>Nuove regole per l’applicazione del regolamento europeo sugli imballaggi</title>
   <guid>47708</guid>
   <category>Mondo</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 10:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p data-start=&quot;380&quot; data-end=&quot;828&quot;&gt;Un relitto romano individuato nelle acque del &lt;strong data-start=&quot;426&quot; data-end=&quot;447&quot;&gt;lago di Neuchâtel&lt;/strong&gt;, in Svizzera, sta offrendo nuove informazioni sulle antiche vie commerciali che attraversavano l’Europa interna durante l’età imperiale. Il ritrovamento, considerato tra i più rilevanti emersi negli ultimi anni nel Paese, documenta la presenza di un carico naufragato risalente a quasi duemila anni fa e suggerisce il passaggio di merci mediterranee verso il cuore del continente.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;830&quot; data-end=&quot;1234&quot;&gt;L’operazione di archeologia subacquea è stata condotta dall’&lt;strong data-start=&quot;890&quot; data-end=&quot;939&quot;&gt;Ufficio cantonale di archeologia di Neuchâtel&lt;/strong&gt;, in collaborazione con la &lt;strong data-start=&quot;966&quot; data-end=&quot;988&quot;&gt;Fondazione Octopus&lt;/strong&gt; e il &lt;strong data-start=&quot;994&quot; data-end=&quot;1043&quot;&gt;Servizio archeologico del Cantone di Friburgo&lt;/strong&gt;. Dall’inizio delle indagini, avviate nel marzo 2025, gli archeologi hanno recuperato dal fondale lacustre &lt;strong data-start=&quot;1150&quot; data-end=&quot;1174&quot;&gt;centinaia di reperti&lt;/strong&gt;, molti dei quali in uno stato di conservazione eccezionale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1236&quot; data-end=&quot;1673&quot;&gt;Tra i materiali emersi figurano soprattutto &lt;strong data-start=&quot;1280&quot; data-end=&quot;1314&quot;&gt;ceramiche da mensa e da cucina&lt;/strong&gt; — piatti, coppe, ciotole e vassoi — che, secondo le prime analisi, sarebbero stati prodotti in officine della &lt;strong data-start=&quot;1425&quot; data-end=&quot;1460&quot;&gt;regione dell’Altopiano svizzero&lt;/strong&gt;. Insieme a questi oggetti sono stati rinvenuti anche &lt;strong data-start=&quot;1514&quot; data-end=&quot;1555&quot;&gt;due grandi frammenti di anfore romane&lt;/strong&gt;, contenitori comunemente impiegati per il trasporto di derrate come &lt;strong data-start=&quot;1624&quot; data-end=&quot;1672&quot;&gt;olio d’oliva, vino e altri prodotti agricoli&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1675&quot; data-end=&quot;2207&quot;&gt;Secondo gli studiosi, la tipologia delle anfore potrebbe indicare una &lt;strong data-start=&quot;1745&quot; data-end=&quot;1768&quot;&gt;provenienza iberica&lt;/strong&gt;, lasciando ipotizzare che tra le merci in transito vi fossero anche prodotti originari della &lt;strong data-start=&quot;1862&quot; data-end=&quot;1882&quot;&gt;Penisola Iberica&lt;/strong&gt;, già pienamente inserita nelle grandi reti commerciali dell’&lt;strong data-start=&quot;1943&quot; data-end=&quot;1960&quot;&gt;Impero romano&lt;/strong&gt;. Sebbene siano necessari ulteriori studi per definire con precisione il contenuto originario dei recipienti, il rinvenimento rafforza l’idea di una circolazione di beni su lunga distanza attraverso l’Europa centrale già nella prima età imperiale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;vptbnn&quot; data-start=&quot;2209&quot; data-end=&quot;2249&quot;&gt;Un ritrovamento emerso quasi per caso&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2251&quot; data-end=&quot;2631&quot;&gt;La scoperta del sito risale al &lt;strong data-start=&quot;2282&quot; data-end=&quot;2299&quot;&gt;novembre 2024&lt;/strong&gt;, quando durante un programma di monitoraggio del fondale del lago è stata individuata un’anomalia nel sedimento grazie a una &lt;strong data-start=&quot;2425&quot; data-end=&quot;2445&quot;&gt;fotografia aerea&lt;/strong&gt;. Le successive ricognizioni subacquee hanno confermato la presenza di un deposito archeologico riferibile a un &lt;strong data-start=&quot;2557&quot; data-end=&quot;2577&quot;&gt;naufragio romano&lt;/strong&gt;, datato in via preliminare tra il &lt;strong data-start=&quot;2612&quot; data-end=&quot;2631&quot;&gt;20 e il 50 d.C.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2633&quot; data-end=&quot;3045&quot;&gt;Anche se finora &lt;strong data-start=&quot;2649&quot; data-end=&quot;2716&quot;&gt;non sono stati identificati resti strutturali dell’imbarcazione&lt;/strong&gt;, il carico si è conservato sotto uno spesso strato di sedimento calcareo, che per secoli ha protetto i reperti dall’erosione e dall’alterazione. Gli archeologi hanno deciso di intervenire rapidamente anche per evitare i rischi legati al &lt;strong data-start=&quot;2954&quot; data-end=&quot;2974&quot;&gt;traffico nautico&lt;/strong&gt;, all’&lt;strong data-start=&quot;2980&quot; data-end=&quot;3004&quot;&gt;erosione del fondale&lt;/strong&gt; e a possibili episodi di &lt;strong data-start=&quot;3030&quot; data-end=&quot;3044&quot;&gt;saccheggio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1utkj28&quot; data-start=&quot;3047&quot; data-end=&quot;3113&quot;&gt;L’ipotesi: rifornimenti destinati a un presidio militare romano&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3115&quot; data-end=&quot;3492&quot;&gt;Tra le ipotesi al vaglio degli esperti vi è quella che il carico fosse destinato a rifornire una &lt;strong data-start=&quot;3212&quot; data-end=&quot;3253&quot;&gt;legione romana di stanza a Vindonissa&lt;/strong&gt;, l’attuale &lt;strong data-start=&quot;3265&quot; data-end=&quot;3277&quot;&gt;Windisch&lt;/strong&gt;, uno dei principali centri militari romani nell’odierna Svizzera. Il sito ospitò, a partire dal &lt;strong data-start=&quot;3374&quot; data-end=&quot;3385&quot;&gt;16 d.C.&lt;/strong&gt;, la &lt;strong data-start=&quot;3390&quot; data-end=&quot;3411&quot;&gt;Legio XIII Gemina&lt;/strong&gt;, incaricata del controllo strategico dell’area prossima al &lt;strong data-start=&quot;3471&quot; data-end=&quot;3491&quot;&gt;confine del Reno&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3494&quot; data-end=&quot;3928&quot;&gt;Secondo la ricostruzione più probabile, le merci sarebbero state trasportate inizialmente &lt;strong data-start=&quot;3584&quot; data-end=&quot;3615&quot;&gt;via terra fino a Eburodunum&lt;/strong&gt;, l’attuale &lt;strong data-start=&quot;3627&quot; data-end=&quot;3648&quot;&gt;Yverdon-les-Bains&lt;/strong&gt;, per poi proseguire il viaggio &lt;strong data-start=&quot;3680&quot; data-end=&quot;3725&quot;&gt;via acqua attraverso il lago di Neuchâtel&lt;/strong&gt; e la rete di laghi e corsi fluviali collegati al &lt;strong data-start=&quot;3775&quot; data-end=&quot;3789&quot;&gt;fiume Aare&lt;/strong&gt;. Un sistema logistico efficiente, che conferma l’importanza delle &lt;strong data-start=&quot;3856&quot; data-end=&quot;3879&quot;&gt;vie d’acqua interne&lt;/strong&gt; nell’organizzazione economica e militare romana.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;m1jig9&quot; data-start=&quot;3930&quot; data-end=&quot;3975&quot;&gt;I reperti aiutano a definire la cronologia&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3977&quot; data-end=&quot;4376&quot;&gt;A rafforzare la datazione del contesto contribuiscono alcuni elementi emersi durante lo scavo. Il &lt;strong data-start=&quot;4075&quot; data-end=&quot;4094&quot;&gt;campione ligneo&lt;/strong&gt; rinvenuto sotto parte del carico è stato sottoposto ad &lt;strong data-start=&quot;4150&quot; data-end=&quot;4179&quot;&gt;analisi dendrocronologica&lt;/strong&gt;, che ha indicato un abbattimento dell’albero intorno al &lt;strong data-start=&quot;4236&quot; data-end=&quot;4247&quot;&gt;17 d.C.&lt;/strong&gt;. Anche una &lt;strong data-start=&quot;4259&quot; data-end=&quot;4269&quot;&gt;fibula&lt;/strong&gt; recuperata sul sito risulta compatibile con i modelli in uso durante il regno dell’imperatore &lt;strong data-start=&quot;4364&quot; data-end=&quot;4375&quot;&gt;Tiberio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4378&quot; data-end=&quot;4654&quot;&gt;Questi dati collocano il relitto in una fase molto precoce della presenza romana stabile nell’area alpina e transalpina, offrendo una testimonianza preziosa sulla &lt;strong data-start=&quot;4541&quot; data-end=&quot;4569&quot;&gt;circolazione delle merci&lt;/strong&gt;, sui &lt;strong data-start=&quot;4575&quot; data-end=&quot;4586&quot;&gt;consumi&lt;/strong&gt; e sull’&lt;strong data-start=&quot;4594&quot; data-end=&quot;4622&quot;&gt;organizzazione logistica&lt;/strong&gt; dell’Impero in Europa centrale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;tb9u0w&quot; data-start=&quot;4656&quot; data-end=&quot;4712&quot;&gt;Dopo il recupero, il restauro e la futura esposizione&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;4714&quot; data-end=&quot;5038&quot;&gt;I materiali recuperati sono ora sottoposti a un delicato processo di &lt;strong data-start=&quot;4783&quot; data-end=&quot;4811&quot;&gt;conservazione e restauro&lt;/strong&gt;, necessario per stabilizzarne le condizioni dopo la lunga permanenza sott’acqua. Una volta completati gli studi scientifici, il complesso archeologico sarà esposto al &lt;strong data-start=&quot;4979&quot; data-end=&quot;4991&quot;&gt;Laténium&lt;/strong&gt;, il parco e museo di archeologia di Neuchâtel.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;5040&quot; data-end=&quot;5330&quot;&gt;Il ritrovamento promette così di arricchire in modo significativo la conoscenza delle &lt;strong data-start=&quot;5126&quot; data-end=&quot;5147&quot;&gt;rotte commerciali&lt;/strong&gt;, dei &lt;strong data-start=&quot;5153&quot; data-end=&quot;5174&quot;&gt;trasporti interni&lt;/strong&gt; e dei rapporti tra il &lt;strong data-start=&quot;5197&quot; data-end=&quot;5220&quot;&gt;Mediterraneo romano&lt;/strong&gt; e le regioni poste a nord delle Alpi, offrendo un nuovo tassello alla storia degli scambi nell’Europa antica.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/cultura/47707-un-relitto-romano-nel-lago-di-neuchtel-riaccende-la-storia-delle-rotte-commerciali-dell-olio-d-oliva.htm</link>
   <title>Un relitto romano nel lago di Neuchâtel riaccende la storia delle rotte commerciali dell’olio d&apos;oliva</title>
   <guid>47707</guid>
   <category>Cultura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-3.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;S. C.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-09 09:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p data-start=&quot;448&quot; data-end=&quot;857&quot;&gt;Nel villaggio turco di &lt;strong data-start=&quot;471&quot; data-end=&quot;482&quot;&gt;Orhanlı&lt;/strong&gt;, nel cuore dell’Egeo, apre la &lt;strong data-start=&quot;513&quot; data-end=&quot;547&quot;&gt;Yücel Sönmez Olive Oil Library&lt;/strong&gt;, presentata come la &lt;strong data-start=&quot;568&quot; data-end=&quot;649&quot;&gt;prima biblioteca al mondo interamente dedicata all’olio extravergine di oliva&lt;/strong&gt;. Un luogo che non raccoglie libri, ma bottiglie: &lt;strong data-start=&quot;699&quot; data-end=&quot;766&quot;&gt;90 oli provenienti da Anatolia, Europa, Asia, Africa e Americhe&lt;/strong&gt;, selezionati per raccontare la ricchezza e la complessità dell’olivicoltura contemporanea.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;859&quot; data-end=&quot;1133&quot;&gt;La struttura si trova all’interno del &lt;strong data-start=&quot;897&quot; data-end=&quot;915&quot;&gt;Sevilma Garden&lt;/strong&gt;, definito la prima &lt;em data-start=&quot;935&quot; data-end=&quot;953&quot;&gt;“Slow Food Farm”&lt;/em&gt; della &lt;strong data-start=&quot;960&quot; data-end=&quot;971&quot;&gt;Turchia&lt;/strong&gt;, e nasce con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento internazionale per la &lt;strong data-start=&quot;1056&quot; data-end=&quot;1077&quot;&gt;cultura dell’olio&lt;/strong&gt;, la &lt;strong data-start=&quot;1082&quot; data-end=&quot;1112&quot;&gt;degustazione professionale&lt;/strong&gt; e l’&lt;strong data-start=&quot;1117&quot; data-end=&quot;1132&quot;&gt;oleoturismo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1bco04p&quot; data-start=&quot;1135&quot; data-end=&quot;1174&quot;&gt;Un archivio sensoriale dell’olio evo&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1176&quot; data-end=&quot;1412&quot;&gt;Più che una collezione, la biblioteca è pensata come un vero e proprio &lt;strong data-start=&quot;1247&quot; data-end=&quot;1284&quot;&gt;archivio sensoriale e comparativo&lt;/strong&gt;. Ogni olio presente sugli scaffali rappresenta un territorio, una cultivar, una tecnica di estrazione, un approccio agronomico.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1414&quot; data-end=&quot;1680&quot;&gt;L’idea è quella di costruire una &lt;strong data-start=&quot;1447&quot; data-end=&quot;1482&quot;&gt;mappa globale dell’extravergine&lt;/strong&gt;, capace di mettere in dialogo produzioni e identità diverse, con una raccolta destinata ad ampliarsi nel tempo grazie al coinvolgimento diretto di &lt;strong data-start=&quot;1630&quot; data-end=&quot;1679&quot;&gt;produttori, territori e operatori del settore&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;ce8i0q&quot; data-start=&quot;1682&quot; data-end=&quot;1721&quot;&gt;Dedicata al giornalista Yücel Sönmez&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;1723&quot; data-end=&quot;2012&quot;&gt;La biblioteca è intitolata a &lt;strong data-start=&quot;1752&quot; data-end=&quot;1768&quot;&gt;Yücel Sönmez&lt;/strong&gt;, storico travel editor di &lt;em data-start=&quot;1795&quot; data-end=&quot;1813&quot;&gt;Hürriyet Seyahat&lt;/em&gt;, scomparso nel 2025. La scelta del nome lega il progetto non solo al viaggio e alla scoperta dei territori, ma anche alla narrazione culturale che ruota attorno all’olio e al paesaggio mediterraneo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;1dz9kp2&quot; data-start=&quot;2014&quot; data-end=&quot;2055&quot;&gt;Degustazioni guidate e schede tecniche&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2057&quot; data-end=&quot;2375&quot;&gt;Il cuore dell’iniziativa sono le &lt;strong data-start=&quot;2090&quot; data-end=&quot;2114&quot;&gt;degustazioni guidate&lt;/strong&gt;, concepite come vere e proprie &lt;strong data-start=&quot;2146&quot; data-end=&quot;2170&quot;&gt;“letture sensoriali”&lt;/strong&gt;. Accanto a ogni olio, una scheda tecnica e narrativa approfondisce gli elementi che ne definiscono il profilo: &lt;strong data-start=&quot;2282&quot; data-end=&quot;2374&quot;&gt;condizioni pedoclimatiche, metodo di produzione, origine geografica e contesto culturale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2377&quot; data-end=&quot;2605&quot;&gt;L’obiettivo è offrire uno strumento di analisi utile non solo agli appassionati, ma soprattutto a un pubblico professionale composto da &lt;strong data-start=&quot;2513&quot; data-end=&quot;2604&quot;&gt;chef, sommelier dell’olio, buyer, importatori, panel leader, ricercatori e comunicatori&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;f3cd8l&quot; data-start=&quot;2607&quot; data-end=&quot;2643&quot;&gt;Focus sugli abbinamenti in cucina&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;2645&quot; data-end=&quot;2999&quot;&gt;Una parte centrale del percorso è dedicata agli &lt;strong data-start=&quot;2693&quot; data-end=&quot;2721&quot;&gt;abbinamenti gastronomici&lt;/strong&gt;, pensati per testare gli oli in un contesto concreto, legato alla &lt;strong data-start=&quot;2788&quot; data-end=&quot;2818&quot;&gt;cucina e alla ristorazione&lt;/strong&gt;. Un approccio che rafforza la dimensione pratica del progetto e lo rende particolarmente interessante anche per chi lavora nell’&lt;strong data-start=&quot;2947&quot; data-end=&quot;2962&quot;&gt;hospitality&lt;/strong&gt; e nella &lt;strong data-start=&quot;2971&quot; data-end=&quot;2998&quot;&gt;ristorazione di qualità&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2 data-section-id=&quot;zesceo&quot; data-start=&quot;3001&quot; data-end=&quot;3035&quot;&gt;Un nuovo modello di oleoturismo&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3037&quot; data-end=&quot;3380&quot;&gt;La &lt;strong data-start=&quot;3040&quot; data-end=&quot;3074&quot;&gt;Yücel Sönmez Olive Oil Library&lt;/strong&gt; è &lt;strong data-start=&quot;3077&quot; data-end=&quot;3107&quot;&gt;visitabile su prenotazione&lt;/strong&gt; e si inserisce in un’offerta più ampia che comprende &lt;strong data-start=&quot;3161&quot; data-end=&quot;3224&quot;&gt;esperienze negli oliveti, degustazioni e percorsi formativi&lt;/strong&gt;. Un modello che punta a valorizzare il territorio attraverso un turismo esperienziale legato all’olio, sempre più richiesto anche a livello internazionale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3382&quot; data-end=&quot;3559&quot;&gt;“&lt;strong data-start=&quot;3383&quot; data-end=&quot;3522&quot;&gt;Orhanlı si propone come un nuovo punto di riferimento per chi lavora lungo la filiera e per chi sviluppa offerte legate all’oleoturismo&lt;/strong&gt;”, spiegano i promotori del progetto.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p data-start=&quot;3561&quot; data-end=&quot;3728&quot;&gt;Il contesto, del resto, è quello di un &lt;strong data-start=&quot;3600&quot; data-end=&quot;3631&quot;&gt;paesaggio olivicolo storico&lt;/strong&gt;, dove la coltivazione dell’olivo accompagna da oltre &lt;strong data-start=&quot;3685&quot; data-end=&quot;3697&quot;&gt;250 anni&lt;/strong&gt; la vita delle comunità locali.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/cultura/47706-in-turchia-apre-la-prima-biblioteca-dell-olio-extravergine.htm</link>
   <title>In Turchia apre la prima biblioteca dell’olio extravergine</title>
   <guid>47706</guid>
   <category>Cultura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-08 17:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Anche il &lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/tracce/italia/40735-vince-il-consumo-consapevole-di-vino.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;binge drinking&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; non frequente può aumentare bruscamente il rischio di gravi danni al fegato, in particolare nelle persone con problemi metabolici di fondo&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;I ricercatori hanno scoperto che le persone con disfunzione metabolica – malattia epatica steatotica associata (MASLD), la condizione epatica più comune nel paese che colpisce uno su tre adulti, affrontano un &lt;strong&gt;rischio significativamente più elevato di fibrosi epatica o cicatrici dannose del fegato&lt;/strong&gt;, se si impegnano in bevute pesanti episodiche. Lo studio Keck Medicine of USC è stato pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Coloro che consumano grandi quantità di alcol in un solo giorno almeno una volta al mese hanno tre volte più probabilità di sviluppare fibrosi epatica avanzata rispetto agli individui che diffondono lo stesso apporto totale di alcol nel tempo, secondo i risultati.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Questo studio è un enorme campanello d’allarme perché tradizionalmente, &lt;strong&gt;i medici hanno tendenzialmente esaminato la quantità totale di alcol consumato, non come viene consumato, quando si determina il rischio per il fegato&lt;/strong&gt;”, ha detto Brian P. Lee, MD, MAS, un epatologo e specialista del trapianto di fegato con Keck Medicine e ricercatore principale dello studio. “La nostra ricerca suggerisce che il pubblico deve essere molto più consapevole del pericolo di bere pesante occasionalmente e dovrebbe evitarlo anche se beve moderatamente il resto del tempo”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Lee ipotizza che &lt;strong&gt;il bere pesante episodico possa danneggiare il fegato sia direttamente che indirettamente&lt;/strong&gt;. Bere grandi quantità di alcol in una sola volta può sopraffare il fegato e aumentare l&apos;infiammazione, che porta a cicatrici e danni. Le persone con MASLD possono essere particolarmente a rischio, poiché la ricerca precedente di Lee ha dimostrato che l&apos;obesità, l&apos;ipertensione e altre condizioni associate al MASLD possono più del doppio rischio di malattie del fegato.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La malattia epatica legata all&apos;alcol è più che raddoppiata negli ultimi due decenni, secondo Lee. Ritiene che questa tendenza sia guidata da impennate dell&apos;era pandemica nel bere e da un aumento delle persone con fattori di rischio per il MASLD, come l&apos;obesità e il diabete.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/salute/47704-l-eccesso-di-alcol-anche-solo-una-volta-al-mese-fa-danni-al-fegato.htm</link>
   <title>L&apos;eccesso di alcol anche solo una volta al mese fa danni al fegato</title>
   <guid>47704</guid>
   <category>Salute</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/t-n.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;T N&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-08 16:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Non solo vino, ma anche territori, cucina, accoglienza e turismo. È con questa visione che la Lombardia si prepara a tornare protagonista a Vinitaly 2026, il Salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, portando un Padiglione che amplia lo sguardo oltre il prodotto per raccontare un sistema sempre più integrato e competitivo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Una strategia che si inserisce in un momento particolarmente favorevole per la regione, anche grazie all’onda lunga delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che hanno rafforzato la visibilità internazionale della Lombardia e dato un impulso significativo al turismo territoriale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;In questo contesto il &lt;strong&gt;vino si conferma uno dei principali ambasciatori del territorio&lt;/strong&gt;, capace di connettere prodotti di qualità, paesaggio, cultura e attrattività. Un ruolo ulteriormente rafforzato dalla celebrazione della Cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, che valorizza la tradizione gastronomica come elemento identitario e leva strategica di promozione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;em&gt;“Vinitaly è per la Lombardia una vetrina strategica &lt;/em&gt;– ha dichiarato il presidente della Regione &lt;strong&gt;Attilio Fontana&lt;/strong&gt; –&lt;em&gt; perché ci consente di presentare al mondo non solo l’eccellenza dei nostri vini, ma anche la qualità complessiva dei territori che li producono. La visibilità generata dalle Olimpiadi ha portato nuovi visitatori e nuove opportunità. Ora dobbiamo consolidare questa spinta e trasformarla in sviluppo duraturo per le imprese e per l’intera filiera del Made in Lombardy”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;EXPORT RECORD E QUALITÀ AL TOP&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Il comparto vitivinicolo lombardo si presenta a Vinitaly con indicatori in crescita e una struttura produttiva sempre più solida. Nel 2025 l’export ha, infatti, raggiunto &lt;strong&gt;il record storico di 331,5 milioni di euro, in crescita del 7,1%&lt;/strong&gt; sul 2024 e in controtendenza rispetto al calo registrato a livello nazionale (-3,7%) e in tutte le principali regioni esportatrici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Non solo. La vendemmia 2025, che si è chiusa con una produzione di oltre &lt;strong&gt;143 milioni di bottiglie potenziali&lt;/strong&gt;, in crescita del 16,3% rispetto al 2024, ha visto ulteriormente rafforzarsi la vocazione alla qualità della produzione regionale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;em&gt;“Il comparto vitivinicolo lombardo dimostra una forza e una capacità di crescita tutt’altro che scontate. Il record dell’export a oltre 331 milioni di euro, in controtendenza rispetto ad altre realtà è il risultato di un lavoro strutturato sulla qualità, sull’organizzazione della filiera e sulla capacità di sfidare i mercati internazionali.&lt;/em&gt; – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste &lt;strong&gt; Alessandro Beduschi&lt;/strong&gt; – &lt;em&gt;E la qualità, in Lombardia, non è uno slogan: è un dato concreto. Oltre il 90,5% delle bottiglie prodotte rientra nelle Denominazioni, a fronte di una media nazionale che si ferma al 74%. Da qui dobbiamo continuare a muoverci: non inseguire modelli che non ci appartengono, ma rafforzare ciò che già ci distingue. Il vino oggi è esperienza, turismo, cultura. Se continuiamo su questa linea di qualità, posizionamento e visione integrata con il sistema di accoglienza, i risultati che oggi registriamo non resteranno un traguardo, ma diventeranno la base per una crescita ancora più solida”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Sul fronte degli investimenti, la misura OCM sta sostenendo l’innovazione e la competitività del comparto, perché il vino lombardo continui a rafforzare la propria presenza sui mercati. Nella campagna 2025-2026 lo ha fatto con un sostegno pari a 3,7 milioni di euro, che ha attivato oltre 9,3 milioni di euro di investimenti complessivi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;IMPRESE SOLIDE E OCCUPAZIONE IN CRESCITA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A trainare questa dinamica positiva è anche l’enoturismo, che nel triennio 2022–2024 ha registrato una crescita media annua del 16% dei visitatori, posizionando la Lombardia tra le aree più dinamiche del panorama italiano.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;em&gt;“I numeri confermano la solidità e il potenziale di crescita del comparto vitivinicolo lombardo.&lt;/em&gt; – ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia &lt;strong&gt;Gian Domenico Auricchio&lt;/strong&gt; –&lt;em&gt; L’aumento dell’export, la crescita dell’occupazione, con gli addetti in aumento dell’8,2% negli ultimi dieci anni, ma anche il dinamismo dell’enoturismo dimostrano come il vino sia oggi una leva economica strategica per il territorio. La sfida è continuare a investire in qualità, innovazione e promozione, rafforzando il posizionamento della Lombardia sui mercati internazionali, sostenendo le quasi 3 mila imprese vitivinicole lombarde che oggi garantiscono lavoro stabile a circa 6.500 addetti, a cui si aggiungono migliaia di lavoratori stagionali”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Padiglione Lombardia, situato al primo piano del Palaexpo,&lt;/strong&gt; ospiterà produttori, consorzi, associazioni e istituzioni negli spazi espositivi finanziati e realizzati nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Negli &lt;strong&gt;oltre 3.000 metri quadrati&lt;/strong&gt; saranno presenti &lt;strong&gt;più di 150 realtà&lt;/strong&gt;, con &lt;strong&gt; oltre mille etichette in degustazione&lt;/strong&gt;, a rappresentare la ricchezza e la varietà del patrimonio vitivinicolo regionale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;em&gt;“La Lombardia possiede oggi tutte le condizioni per consolidarsi come una delle principali destinazioni enogastronomiche a livello internazionale. Il vino, insieme alla ricchezza della tradizione culinaria e alla qualità dell’accoglienza, rappresenta un potente strumento narrativo capace di trasformare la visibilità globale in un’attrattività concreta, duratura e diffusa. &lt;/em&gt;– ha osservato l’assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda &lt;strong&gt;Debora Massari&lt;/strong&gt; –&lt;em&gt; È attraverso questa integrazione tra identità, esperienza e territorio che possiamo generare valore stabile, rafforzando il posizionamento della regione nei circuiti turistici di eccellenza”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A chiudere il quadro è il valore culturale della filiera enogastronomica. &lt;em&gt;“Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rafforza un messaggio fondamentale: la nostra tradizione non è soltanto eccellenza produttiva, ma un patrimonio identitario fatto di gesti, conoscenze e relazioni che si tramandano nel tempo.&lt;/em&gt; – ha dichiarato l’assessore alla Cultura &lt;strong&gt;Francesca Caruso &lt;/strong&gt;– &lt;em&gt;In Lombardia questo patrimonio si esprime in modo particolarmente ricco, intrecciando territori e comunità”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel ricco palinsesto di eventi proposti al Padiglione Lombardia, spicca il momento celebrativo dedicato alle eccellenze lombarde in programma lunedì 13 aprile, con la partecipazione del maestro pasticcere &lt;strong&gt;Iginio Massari&lt;/strong&gt;, di &lt;strong&gt;Bruna Gritti&lt;/strong&gt;, che con il marito &lt;strong&gt;Vittorio Cerea&lt;/strong&gt; ha creato il mito di “Da Vittorio”, e di &lt;strong&gt;Maurizio Zanella&lt;/strong&gt;, fondatore di Ca’ del Bosco.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/italia/47703-la-lombardia-punta-su-vino-cucina-ed-enoturismo.htm</link>
   <title>La Lombardia punta su vino, cucina ed enoturismo</title>
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   <category>Italia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-08 15:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Al termine del loro ciclo produttivo, le pecore spesso producono carne di scarso valore commerciale, mentre ingenti quantità di sottoprodotti della produzione di olio d&apos;oliva rimangono sottoutilizzate. L’Università di Palermo ha indagato gli effetti dell&apos;incorporazione di pannelli di sansa di olio di oliva disoleata nella dieta delle pecore sulla qualità della carne e sui prodotti derivati, con il duplice obiettivo di valorizzare un sottoprodotto agroindustriale e migliorare la sostenibilità del prodotto.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Durante una prova di alimentazione di 14 settimane, due gruppi di pecore sono stati alimentati con diete concentrate isoenergetiche, una delle quali includeva sansa di olive denocciolate. Al termine del periodo sperimentale, la carne di ciascun gruppo è stata trasformata in diversi tipi di salame.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Le pecore alimentate con la dieta a base di sansa di olive denocciolate hanno mostrato un aumento del peso della carcassa e una carne caratterizzata da un profilo lipidico più favorevole, inclusi livelli più elevati di acidi grassi benefici e composti bioattivi di origine vegetale con riconosciute proprietà antiossidanti.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;In particolare lo studio ha indagato gli effetti dell&apos;inclusione del 17% di sansa di olive parzialmente denocciolata (CO) nel mangime concentrato somministrato a pecore di razza Valle del Belice sulle caratteristiche della carcassa, nonché sulla qualità della carne e dei salumi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La carne è stata trasformata in tre tipi di salame: 100% carne di pecora (SM), 90% carne di pecora con 10% petto di manza (HB) e 90% carne di pecora con 10% grasso dorsale di maiale (PB).&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L&apos;integrazione alimentare con sansa ha determinato un aumento del peso della carcassa, del grasso separabile, del contenuto di grasso intramuscolare e degli acidi grassi monoinsaturi, in particolare dell&apos;acido oleico, insieme a livelli più elevati di polifenoli e attività antiossidante.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Le analisi microbiologiche hanno indicato una predominanza di batteri lattici e stafilococchi coagulasi-negativi, senza rilevamento di microrganismi patogeni.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel complesso, l&apos;inclusione della sansa di olive nella dieta ha migliorato la qualità della carne e dei prodotti trasformati, supportando la valorizzazione dei sottoprodotti dell&apos;olio d&apos;oliva nell&apos;ambito dell&apos;economia circolare.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/47702-ecco-perch-utilizzare-la-sansa-di-olive-nell-alimentazione-animale.htm</link>
   <title>Ecco perché utilizzare la sansa di olive nell’alimentazione animale</title>
   <guid>47702</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-04-08 14:00:00</dc:date>
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