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  <description>Magazine su agricoltura biologica, prodotti naturali e mangiare sano sin dal 2003 offre visibilità e informazioni sull&apos;attualità agricola, alimentare e ambientale.</description>
  <link>https://www.teatronaturale.it</link>
  <title>Agricoltura Biologica, Prodotti Naturali, Mangiare sano - TeatroNaturale.it</title>
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   <title>Agricoltura Biologica, Prodotti Naturali, Mangiare sano - TeatroNaturale.it</title>
   <description>Magazine su agricoltura biologica, prodotti naturali e mangiare sano sin dal 2003 offre visibilità e informazioni sull&apos;attualità agricola, alimentare e ambientale.</description>
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   <description>&lt;p&gt;Tre ricette per i mesi più caldi, proposte dall&apos;azienda agricola Torrerivera in abbinamento con i propri oli. Pensate per 4 persone, le ricette sono realizzate in collaborazione con lo chef Pietro Pezzati.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carpaccio di zucchine, barattiere, friggitello e olio Cru &lt;/strong&gt;è un piatto servito freddo che celebra la freschezza delle verdure estive. Tra queste è degno di nota il barattiere, vegetale autoctono della Puglia, che presenta caratteristiche intermedie fra cetriolo e melone. Viene solitamente consumato acerbo, fresco e crudo. In questo piatto è abbinato a un carpaccio di zucchine e friggitelli, condito con qualche goccia di succo di limone, e dalle note amare e piccanti dell’olio extravergine di oliva Cru.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ingredienti: tre zucchine, due barattieri, tre friggitelli, un mazzo di melissa, nepitella e fiori di erba cipollina, un limone, q.b. fior di sale, olio evo Cru di Torrerivera&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Con l’ausilio di una mandolina, tagliare a fette sottili le zucchine, i barattieri e i friggitelli. Spremere il limone e mettere da parte il succo. Disporre quindi le verdure nel piatto in maniera omogenea e armonica: alcune fette adagiate, altre ripiegate a 90° per giocare con le altezze. Condire con un pizzico di fior di sale, qualche goccia di succo di limone e dell’olio extravergine di oliva Cru.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fazzoletti di pasta ai fiori di campo, piselli, fave, ricotta e Coratina&lt;/strong&gt; è un primo piatto che esalta le note fresche e vegetali dei legumi. La sfoglia di pasta è arricchita da petali colorati e foglie aromatiche visibili in trasparenza, ed è condita con piselli e fave appena sbollentati. Completano il piatto i sentori vegetali del succo di baccelli, la dolcezza della ricotta riscaldata al forno e le note amare e piccanti dell’olio extravergine di oliva monocultivar Coratina.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ingredienti: 200 g farina 00, 10 g olio Coratina di Torrerivera, due uova, un tuorlo, fiori misti (papavero, sambuco, calendula, q.b. foglie di salvia&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Impastare la farina 00, le uova, il tuorlo e la Coratina fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Avvolgerlo con della pellicola, mettere da parte e lasciar riposare per un’ora. Una volta trascorso il tempo di riposo, stendere l’impasto fino a ottenere due strati dello spessore di circa un millimetro. Disporre al di sopra di uno di essi i fiori misti e le foglie di salvia e richiuderli con l’impasto ritagliato in precedenza. Ripassare i fazzoletti all’interno della sfogliatrice (o al mattarello) per sigillare gli strati. Porzionare in 4 ravioli di circa 10 cm di diametro e conservare in frigorifero. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per il succo di baccelli, 200 g di piselli i cui baccelli vanno usati, lavati, per la finitura del piatto. Una volta puliti, centrifugarli per estrarre il succo e riporre da parte.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per la.finitura, 200 g ricotta, 200 g piselli (senza baccelli), 200 g fave (senza baccelli), q.b. sale, olio evo Coratina di Torrerivera&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Scaldare l’acqua in una pentola e salarla. Quando ha raggiunto l’ebollizione, cuocere la pasta, i piselli e le fave per 3 minuti. Nel frattempo, riscaldare per 3 minuti la ricotta in forno a 180°C prima di porla al centro del piatto fondo (50 g per porzione). Al di sopra aggiungere i piselli e le fave conditi con un pizzico di sale e olio. Condire i fazzoletti di pasta ai fiori di campo con la Coratina e il succo di baccelli e disporne uno in ogni piatto. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pomodoro arrosto e Santagostino&lt;/strong&gt; è un piatto che celebra l’essenza del vegetale simbolo dell’estate mediterranea. In questa versione i cuore di bue vengono prima grigliati e poi cotti al forno, mentre con i ciliegini si ottiene un brodo aromatizzato alle erbe. Completano il piatto le note vegetali e di pomodoro verde dell’olio extravergine di oliva monocultivar Santagostino.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;4 pomodori cuore di bue, q.b. sale, zucchero a velo, olio evo monocultivar Santagostino di Torrerivera&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Grigliare i pomodori cuore di bue a fiamma intensa per 5-6 minuti per poter rimuovere la pelle più facilmente. Condire con condire con olio extravergine di oliva monocultivar Santagostino dell’azienda agricola Torrerivera, un pizzico di sale e di zucchero a velo. Infornare a 100° C per 45 minminuti.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per il brodo di ciliegini: 40 pomodori ciliegini rossi e gialli, q.b. acqua, timo, rosmarino, salvia&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Lavare i ciliegini rossi e gialli e cucinarli a fuoco tenue in una casseruola con un filo d’acqua. Attendere che la parte solida cominci a sfaldarsi rilasciando i liquidi. Separare la parte liquida e filtrarla con un colino a maglia fine. Mettere da parte circa una decina di ciliegini non ancora del tutto sfaldati. Nel frattempo, far ridurre a fiamma lenta il liquido estratto e aggiungere timo, salvia e rosmarino in infusione. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;In un piatto fondo disporre il pomodoro arrosto al centro, aggiungere il brodo e qualche ciliegino e condire con un pizzico di fior di sale e un qualche goccia di olio Santagostino. Servire tiepido.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/48540-le-ricette-estive-di-torrerivera.htm</link>
   <title>Le ricette estive con freschi oli extravergini di oliva</title>
   <guid>48540</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 18:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Botteghe artigiane, campane, cultura, paesaggi incantevoli e formaggio, soprattutto formaggio. &lt;strong&gt;Agnone, in Alto Molise (IS),&lt;/strong&gt; svetta nell&apos;Appennino al confine tra il Molise e l&apos;Abruzzo come un gioiello incastonato tra le vette, eretta sulla roccia tufacea di un colle da cui i campanili sembrano dialogare con il cielo. Qui si custodiscono mestieri tramandati di generazione in generazione, mentre lo sguardo spazia sconfinato sulla valle del Verrino. &lt;strong&gt;Dal 28 al 30 agosto 2026 Agnone diventa palcoscenico speciale di Casearia, la Fiera Nazionale dei Formaggi Italiani&lt;/strong&gt;, quarta edizione della manifestazione più importante e più grande del Centro-Sud. Occasione ghiotta per scoprire il patrimonio artistico, artigiano e gastronomico della città delle campane e del formaggio (l’Onaf – Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggio l’ha insignita del titolo) e visitare un territorio sorprendente.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un viaggio nella storia, tra caseifici, pasticcerie e artigianato artistico.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Passeggiare per Agnone significa attraversare secoli di storia a cielo aperto. Il punto di partenza ideale è il corso principale, dove fermarsi ad assaporare prelibatezze tipiche: dai maestri confettieri, custodi della ricetta dei celebri confetti ricci, alle pasticcerie d&apos;autore, ai caseifici, fino ai negozi di artigianato. Addentrandosi &lt;strong&gt;nel centro di origine medievale&lt;/strong&gt; si scopre perché Agnone sia conosciuta come &lt;strong&gt;la &quot;città delle Chiese&quot;: ben 14 edifici sacri&lt;/strong&gt; costruiti tra il 1100 e il 1800, veri scrigni d&apos;arte con altari barocchi, statue lignee del Quattrocento e Cinquecento e portali scolpiti che meritano una sosta attenta. Una tappa sorprendente è il quartiere La Ripa, ancora oggi soprannominato &lt;strong&gt;&quot;borgo veneziano&quot;&lt;/strong&gt;, che conserva sculture in pietra del XII secolo, testimonianza del legame storico con la Serenissima, quando la famiglia Borrello portò ad Agnone soldati e artigiani veneti dopo aver servito alla corte del Doge. La passeggiata si chiude idealmente al belvedere cittadino, da cui lo sguardo abbraccia tutta la valle sottostante.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La millenaria Fonderia delle campane, il museo del Libro antico e tanto altro.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Tra le esperienze più suggestive c&apos;è la visita alla &lt;strong&gt;Pontificia Fonderia di Campane Marinelli&lt;/strong&gt;, la più antica fonderia al mondo nel suo genere, attiva fin dal Medioevo. Il percorso nel museo ripercorre l&apos;evoluzione dell&apos;arte campanaria attraverso reperti, foto e documenti, fino al laboratorio di fucina dove avvengono le fasi della fusione delle campane e dove si può assistere ad un piccolo concerto dal vivo che fa capire perché si parli della &quot;voce di Dio&quot;. D’obbligo percorrere i corridoi di &lt;strong&gt;Palazzo San Francesco&lt;/strong&gt;. L’ex convento del 1330 che ospita la Mostra del Libro Antico nella biblioteca Comunale e Labanca con circa 2000 libri del 1500, una delle collezioni più importanti d’Italia. Notevoli anche i quattro soffitti lignei settecenteschi decorati con un raro ciclo pittorico legato alla cultura alchemica ed ermetica francescana. Il Museo del Rame racconta l&apos;epoca d&apos;oro in cui Agnone, dal 1456, divenne il principale centro italiano per la lavorazione del rame, con 171 botteghe e 8 fonderie attive,&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il mondo dei Sanniti, un teatro a mille metri e un frantoio ipogeo del ‘700.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A circa venti minuti di auto da Agnone, si trova &lt;strong&gt;il Santuario Italico di Pietrabbondante,&lt;/strong&gt; a 1000 metri di quota, con un &lt;strong&gt;teatro del II secolo a.C.&lt;/strong&gt;, templi e resti archeologici che raccontano la civiltà sannita in un contesto paesaggistico mozzafiato. Opificio secolare ma anche cultura a &lt;strong&gt;Palazzo Iacovone di Poggio Sannita.&lt;/strong&gt; Nei piani interrati dello storico fabbricato si può visitare un mastodontico &lt;strong&gt;frantoio ipogeo del &apos;700&lt;/strong&gt; montato su enormi pilastri di legno e macine in pietra.  Nel palazzo nacque, nel 1771, Cosmo Maria De Horatiis medico della casa reale e studioso della omeopatia. Nelle sale dell’edificio si possono vedere i suoi trattati medici oltre a testi di diritto e documenti unici raccolti negli anni dalla famiglia Iacovone.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sapori che raccontano la Transumanza.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Il legame tra Agnone e la tradizione casearia non è un dettaglio folkloristico, ma il filo conduttore di un&apos;intera cultura. La città sorge lungo &lt;strong&gt;il Tratturo Celano-Foggia,&lt;/strong&gt; una delle storiche vie della &lt;strong&gt;Transumanza, Patrimonio dell’Umanità UNESCO&lt;/strong&gt;, che per secoli ha visto passare pastori e greggi tra i pascoli dell&apos;Alto Molise. Da qui nasce il &lt;strong&gt;Caciocavallo, insieme a Stracciata, Manteca e Scamorze&lt;/strong&gt;: prodotti che hanno fatto guadagnare ad Agnone il titolo di Città del Formaggio 2025 conferito dall&apos;Onaf. Tra le esperienze gastronomiche da non perdere, la Scamorza arrostita e filante, il Caciocavallo &quot;impiccato&quot; su fonte di calore e spalmato sul pane fresco, e piatti della memoria contadina come le Pallotte cacio e ova o le Sagne a pezzi. Per i golosi, le ostie ripiene, i mostaccioli e le loffe ricoperte di cioccolato regalano un finale dolce a ogni visita.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quando andare.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il weekend di Casearia — dal 28 al 30 agosto 2026 — resta l&apos;occasione ideale per unire la scoperta del territorio con l’esplorazione del gusto&lt;/strong&gt;. Nella 4° Fiera Nazionale dei Formaggi si possono assaporare le produzioni casearie più insolite e caratteristiche della ricca biodiversità gastronomica di tutta Italia. Inoltre, &lt;strong&gt;l’ingresso alla fiera include tour guidati nel centro storico e agevolazioni fino al 50% per visitare i musei della città.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/48523-agnone-il-borgo-che-profuma-di-storia-arte-e-formaggio.htm</link>
   <title>Agnone, il borgo che profuma di storia, arte e formaggio</title>
   <guid>48523</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 17:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;L&apos;acrilammide, composto classificato come probabile cancerogeno per l&apos;uomo, si forma durante i processi termici di prodotti ricchi di amidi, come pane, biscotti e cracker. La via principale di formazione è la reazione di Maillard, in cui l&apos;aminoacido asparagina libera reagisce con gli zuccheri riducenti ad alte temperature &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Dal 2018, il Regolamento UE 2017/2158 ha stabilito livelli di riferimento per l&apos;acrilammide nei diversi alimenti, fissando per biscotti e wafer un limite di 350 µg/kg &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Nonostante ciò, uno studio spagnolo ha rilevato che il 30% dei biscotti in commercio superava tale soglia, evidenziando l&apos;urgenza di strategie di mitigazione efficaci &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Sebbene le strategie di mitigazione si concentrino spesso su ricette e processi industriali, la ricerca sta sempre più puntando l&apos;attenzione a monte della filiera: le pratiche agronomiche. Un team di ricercatori dell&apos;Università di Torino, in collaborazione con l&apos;Università di Wageningen, ha pubblicato uno studio pionieristico su &quot;Journal of Agriculture and Food Research&quot; che analizza l&apos;effetto combinato di lavorazione del suolo e trattamento fungicida sull&apos;accumulo di asparagina nel grano e sulla conseguente formazione di acrilammide nei biscotti integrali &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://research.wur.nl/en/publications/effect-of-soil-tillage-and-a-fungicide-application-on-the-accumul/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;I quattro volti del grano&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La sperimentazione, durata cinque anni (2020-2024), ha previsto quattro combinazioni agronomiche:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;MT_NF&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;: minima lavorazione (doppia erpicatura a 15 cm) senza fungicida&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;MT_F&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;: minima lavorazione con fungicida alla fioritura&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;CT_NF&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;: lavorazione convenzionale (aratura a 30 cm) senza fungicida&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;CT_F&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;: lavorazione convenzionale con fungicida&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I risultati, condotti su diverse varietà di frumento tenero tra cui Aubusson, Giorgione e Solehio, hanno mostrato differenze significative. La combinazione MT_NF ha costantemente registrato i livelli più elevati di asparagina nella farina integrale, con una media di 572 mg/kg nel 2024. Al contrario, il trattamento MT_F ha ridotto l&apos;asparagina del 37% rispetto a MT_NF, CT_NF del 22%, e CT_F addirittura del 48% &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://research.wur.nl/en/publications/effect-of-soil-tillage-and-a-fungicide-application-on-the-accumul/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Le analisi hanno anche rivelato che la fusariosi della spiga è risultata particolarmente severa in MT_NF, e che sia l&apos;aratura che il trattamento fungicida hanno ridotto l&apos;incidenza della malattia, portando a chicchi più pesanti per una maggiore accumulo di amido &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Quest&apos;effetto &quot;diluizione&quot; ha spiegato oltre il 50% della variazione della concentrazione di asparagina nella farina integrale: un aumento del peso di 1.000 chicchi di un grammo ha determinato una diminuzione media di 101 mg/kg di asparagina nella farina integrale &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://research.wur.nl/en/publications/effect-of-soil-tillage-and-a-fungicide-application-on-the-accumul/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Dal chicco al biscotto: un legame diretto&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Per validare i risultati, i ricercatori hanno prodotto biscotti integrali utilizzando le farine dei diversi trattamenti agronomici, seguendo una ricetta standard. I livelli di acrilammide nei biscotti hanno rispecchiato fedelmente le concentrazioni iniziali di asparagina:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I biscotti MT_F hanno accumulato il 18% di acrilammide in meno rispetto a MT_NF&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;CT_NF e CT_F hanno mostrato rispettivamente una riduzione del 14% e del 22% rispetto a MT_NF &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://research.wur.nl/en/publications/effect-of-soil-tillage-and-a-fungicide-application-on-the-accumul/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Questi risultati confermano che l&apos;asparagina è il fattore limitante per la formazione di acrilammide nei prodotti cerealicoli, e che le strategie agronomiche per ridurne il contenuto nel grano si traducono in una minore contaminazione del prodotto finale &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Non meno rilevante è l&apos;aspetto legato alla contaminazione da deossinivalenolo (DON), una micotossina prodotta da funghi del genere Fusarium. I ricercatori hanno quantificato il DON nelle farine e nei biscotti, osservando una riduzione fino a 32 volte passando da MT_NF a CT_F per alcune varietà. Questo dato è di particolare importanza, considerando che studi recenti suggeriscono un&apos;interazione genotossica tra DON e acrilammide, che potenzia gli effetti negativi dei singoli contaminanti &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Implicazioni per il settore e prospettive future&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Lo studio, sostenuto da Regione Piemonte (POR FESR 2014-2020, Progetto ACRYSAFE) e da SOREMARTEC Italia S.R.L., dimostra la fattibilità di identificare soluzioni che mitigano simultaneamente contaminanti naturali e di processo, migliorando la sicurezza complessiva dei prodotti da forno &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://research.wur.nl/en/publications/effect-of-soil-tillage-and-a-fungicide-application-on-the-accumul/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I risultati hanno implicazioni rilevanti per l&apos;industria molitoria e dolciaria, suggerendo che la selezione di materie prime provenienti da sistemi colturali che favoriscono un corretto riempimento della cariosside può ridurre il rischio di superare i limiti normativi per l&apos;acrilammide. La ricerca apre anche la strada a studi sui meccanismi metabolici che regolano la sintesi dell&apos;asparagina in risposta a stress biotici e abiotici, con l&apos;obiettivo di sviluppare ulteriori strategie integrate a livello di sistema colturale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;&quot;Questi risultati evidenziano che pratiche agronomiche in grado di ridurre la severità delle malattie e preservare una normale attività fotosintetica consentono di limitare la concentrazione di asparagina nelle cariossidi e la formazione di acrilammide nei prodotti da forno&quot;, commentano i ricercatori &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154326002863?fr=RR-2&amp;amp;ref=pdf_download&amp;amp;rr=a0d30d181de4fcdf&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Un approccio &quot;dal campo alla tavola&quot; che si allinea perfettamente con gli obiettivi europei di controllo del rischio attraverso l&apos;intera filiera alimentare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/bio-e-natura/48547-la-chiave-per-biscotti-pi-sicuri-sta-nel-legame-tra-pratiche-agronomiche-e-acrilammide.htm</link>
   <title>La chiave per biscotti più sicuri sta nel legame tra pratiche agronomiche e acrilammide</title>
   <guid>48547</guid>
   <category>Bio e Natura</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 16:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Uno studio pubblicato su &quot;BMC Plant Biology&quot; svela il linguaggio segreto con cui gli olivi rispondono all’attacco del batterio &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Xylella fastidiosa&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; subsp. &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;pauca&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, agente del Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (OQDS). La ricerca, coordinata dall’Università di Bari, ha confrontato il profilo di espressione genica – il &quot;trascrittoma&quot; – di tre cultivar con diversa suscettibilità alla malattia: Leccino, resistente; Oliva Rossa, suscettibile; Donna Francesca, a suscettibilità intermedia. I risultati disegnano un quadro sorprendente e complesso, dove ogni varietà adotta una propria e distinta tattica di difesa molecolare &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Dialoghi molecolari a confronto&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il team di ricerca, guidato da Nunzio D’Agostino e Valentina Fanelli, ha analizzato l’attività dei geni in piante infettate dal batterio e in piante di controllo, a distanza di un anno dall’inoculazione. La scoperta più eclatante è che le tre cultivar attivano programmi di risposta quasi completamente diversi: su un totale di 1.758 geni la cui espressione è risultata modificata, solo cinque erano comuni a tutte e tre le varietà. Un numero sorprendentemente basso che testimonia l’estrema specificità della risposta dell’ospite all’infezione e la complessità dell’interazione &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;&quot;Ogni cultivar ha risposto modulando un set di geni peculiare – spiegano gli autori – suggerendo che resistenza e suscettibilità sono governate da meccanismi molecolari fondamentalmente diversi&quot;. Questa specificità cultivar-specifica sottolinea la complessità dell’interazione e apre la strada a future analisi su un numero maggiore di genotipi per una comprensione più completa delle basi genetiche di queste diverse risposte &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://visualize.jove.com/42210101-differential-transcriptomic-landscapes-of-olive-cultivars-facing-xylella-fastidiosa-infection&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Leccino: l’arte della difesa mirata&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La cultivar Leccino, che in campo mostra una resistenza conclamata al patogeno, sviluppa una strategia di difesa di tipo &quot;chirurgico&quot;. Il suo repertorio genetico si concentra sull’attivazione mirata di vie metaboliche precise, piuttosto che su una risposta massiccia e generalizzata. Tra i processi chiave che vengono potenziati troviamo la via dell’assimilazione del solfato, un percorso metabolico cruciale per la biosintesi di molecole segnale come il solfuro di idrogeno (H₂S), noto per attivare le difese della pianta contro i patogeni &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Questo dato, evidenziato per la prima volta in questo contesto, si allinea con il ruolo riconosciuto del metabolismo dello zolfo nella resistenza allo stress biotico &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Parallelamente, in Leccino si osserva una risposta antiossidante più efficace e la regolazione di proteine associate alla parete cellulare, elementi che contribuiscono a creare una barriera fisica più solida per contenere l’avanzata del batterio &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Questi risultati confermano e approfondiscono le osservazioni di studi precedenti, che avevano sottolineato come la tolleranza di Leccino sia legata a una risposta trascrizionale mirata che coinvolge geni per la parete cellulare e chinasi recettoriali &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://zenodo.org/records/253536&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. &quot;La resistenza – riassumono i ricercatori – sembra essere associata a un’attivazione trascrizionale mirata e limitata, non a una risposta generalizzata&quot; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Oliva Rossa: la difesa dispendiosa che non paga&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;All’estremo opposto si colloca la cultivar Oliva Rossa, altamente suscettibile, che mostra un quadro di risposta definibile come &quot;spreco energetico&quot;. La pianta mette in atto una vasta e complessa riprogrammazione genica, attivando numerosi geni coinvolti nei percorsi di riconoscimento del patogeno, nella trasduzione del segnale immunitario e nel rinforzo della parete cellulare. Tuttavia, questo sforzo enorme si rivela inefficace: il batterio riesce comunque a proliferare indisturbato &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;A complicare ulteriormente le cose, in Oliva Rossa viene repressa l’espressione di geni fondamentali per l’organizzazione e il mantenimento del citoscheletro, una rete di fibre che funge da &quot;impalcatura&quot; cellulare essenziale per il traffico intracellulare e la deposizione della parete. Questa soppressione potrebbe minare l’efficienza della risposta immunitaria, compromettendo la capacità della pianta di compartimentalizzare i danni e di rinforzare le pareti dei vasi xilematici che il batterio cerca di ostruire. In questo scenario, la difesa, sebbene massiccia, è inefficace e la suscettibilità è la conseguenza di una riprogrammazione genica diffusa ma fallimentare &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Donna Francesca: il silenzio della via di mezzo&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La cultivar Donna Francesca, che mostra un livello di suscettibilità intermedio, adotta un approccio sorprendentemente diverso: il &quot;silenzio&quot;. La sua risposta trascrizionale è infatti molto ridotta e caratterizzata principalmente dalla soppressione di intere reti di geni coinvolti nella percezione dello stress e nella risposta immunitaria &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Nonostante questo profilo di &quot;quiete&quot; molecolare, la pianta riesce a limitare la proliferazione del batterio in modo più efficace rispetto alla suscettibile Oliva Rossa. &quot;I geni up-regolati erano pochi e non mostravano alcun arricchimento funzionale significativo&quot;, osservano i ricercatori, suggerendo che la moderata suscettibilità di Donna Francesca non possa essere spiegata solo dalla risposta trascrizionale. È probabile che entrino in gioco altri fattori, come difese costitutive (cioè preesistenti all’infezione), caratteristiche strutturali dei tessuti o meccanismi di regolazione post-trascrizionale. Il suo fenotipo intermedio è quindi chiaramente distinto, un’autentica via di mezzo, non una versione attenuata della risposta di Leccino &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Alla scoperta dei geni candidati per la resistenza&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Per identificare i &quot;soldati&quot; molecolari che potrebbero essere alla base della resistenza, i ricercatori hanno selezionato nove geni candidati, la cui espressione seguiva un andamento inverso tra Leccino e Oliva Rossa: fortemente attivi nella prima, repressi nella seconda. Tra questi, particolare interesse suscitano due geni della famiglia HIPP (Heavy Metal-associated Isoprenylated Plant Protein), localizzati nei plasmodesmi, i canali che regolano la comunicazione tra cellule. Queste proteine potrebbero giocare un ruolo chiave nel modulare l’interazione con il patogeno &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Un altro gene, Oe11g122070, codifica per la proteina putativa RGA3, un membro della famiglia dei geni di resistenza (RGA), già associato a resistenza a patogeni in patata e melo e recentemente trovato sovraespresso in un genotipo di olivo resistente a Xfp &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Non meno interessante è il gene Oe17g395980, che codifica per una proteina correlata a WAT1, essenziale per la formazione della parete cellulare secondaria e l’esportazione di auxina. I membri di questa famiglia sono strettamente associati alla risposta immunitaria contro patogeni vascolari come &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Ralstonia solanacearum&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; e &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Verticillium&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;. Il suo ruolo nella modifica della parete cellulare e nella formazione di tilosi – strutture che ostruiscono i vasi xilematici per bloccare il patogeno – lo rende un candidato ideale per spiegare la resistenza di Leccino &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Prospettive future&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Questa ricerca, finanziata dai progetti RIGENERA e Agritech PNRR, getta una luce fondamentale sui meccanismi molecolari che determinano il destino di un olivo di fronte a Xylella. La scoperta che la resistenza non è un concetto monolitico, ma un insieme di strategie varietà-specifiche, apre nuove strade per lo sviluppo di programmi di breeding mirati. &quot;I risultati suggeriscono che la resistenza e la suscettibilità sono governate da meccanismi molecolari diversi&quot;, concludono gli autori &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://link.springer.com/article/10.1186/s12870-026-09135-z&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. L’identificazione di geni candidati come HIPP, RGA3 e WAT1 offre ora bersagli concreti per la selezione assistita da marcatori e per future strategie biotecnologiche, con l’obiettivo di rafforzare le difese delle cultivar più pregiate e vulnerabili.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/48543-xylella-fastidiosa-la-risposta-dell-olivo--scritta-nel-suo-linguaggio-genetico.htm</link>
   <title>Xylella fastidiosa, la risposta dell’olivo è scritta nel suo linguaggio genetico</title>
   <guid>48543</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 15:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Le foreste europee continuano a crescere, ma la disponibilità di materia prima per l&apos;industria del legno si conferma una delle principali sfide per la competitività della filiera e per gli obiettivi di sostenibilità dell&apos;Europa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;È quanto emerge dal Report annuale 2025-2026 della European Organisation of the Sawmill Industry (EOS), organismo che rappresenta circa l&apos;80% della produzione europea di legname segato e al quale aderisce Federazione Filiera Legno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;I numeri raccontano una realtà spesso poco conosciuta. Oggi le foreste europee coprono oltre &lt;strong&gt;232 milioni di ettari&lt;/strong&gt;, pari al &lt;strong&gt;35,4% della superficie terrestre&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;del continente&lt;/strong&gt;, e negli ultimi 35 anni sono cresciute di oltre 23 milioni di ettari, con un &lt;strong&gt;incremento medio di circa 665.000 ettari ogni anno&lt;/strong&gt;. Parallelamente, il patrimonio forestale europeo ha raggiunto 38,3 miliardi di metri cubi di stock legnoso, in aumento di circa il 45% rispetto al 1990.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Una risorsa che alimenta una delle principali filiere industriali della bioeconomia europea. Nel 2020 il sistema foresta-legno ha generato oltre &lt;strong&gt;113 miliardi di euro di valore aggiunto e occupato circa 2,4 milioni di persone&lt;/strong&gt; tra attività forestali, prima trasformazione e industrie collegate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;L&apos;Italia vive queste dinamiche con caratteristiche peculiari. Pur disponendo di una superficie forestale in costante crescita e di un patrimonio boschivo tra i più estesi d&apos;Europa, il Paese continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni di materia prima legnosa. Nel 2024 sono stati importati circa &lt;strong&gt;1,47 milioni di metri cubi di materiale tondo&lt;/strong&gt;, mentre il consumo nazionale di legname segato di conifera si mantiene intorno a &lt;strong&gt;5,45 milioni di metri cub&lt;/strong&gt;i.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Accanto a questa dipendenza dall&apos;estero emergono tuttavia segnali incoraggianti: la &lt;strong&gt;produzione nazionale&lt;/strong&gt; di segati di conifera è tornata a crescere e si avvicina oggi a quota un &lt;strong&gt;milione di metri cubi&lt;/strong&gt;, confermando il ruolo strategico delle segherie italiane nella valorizzazione della risorsa forestale nazionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Segnali positivi arrivano anche dal comparto delle &lt;strong&gt;latifoglie&lt;/strong&gt;, la cui produzione è prevista attestarsi intorno ai &lt;strong&gt;340.000 metri cubi nel 2025&lt;/strong&gt;. Un risultato che riflette il crescente interesse verso la valorizzazione delle &lt;strong&gt;risorse forestali nazionali&lt;/strong&gt; e, in particolare, delle filiere legate al &lt;strong&gt;castagno&lt;/strong&gt;, specie storicamente centrale per l&apos;economia delle aree montane e collinari italiane.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Una dinamica che evidenzia il potenziale ancora inespresso della filiera italiana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Dalle segherie agli &lt;strong&gt;imballaggi&lt;/strong&gt;, dalle costruzioni agli allestimenti, fino alle numerose applicazioni industriali e professionali, il legno rappresenta una materia prima strategica per migliaia di imprese italiane. Solo il comparto degli imballaggi movimenta ogni anno circa &lt;strong&gt;160 milioni di pallet&lt;/strong&gt;, mentre la produzione nazionale supera gli &lt;strong&gt;84 milioni di unità&lt;/strong&gt;, confermando il ruolo centrale del legno nella logistica e nell&apos;economia reale del Paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Tra i principali ambiti di crescita della domanda si conferma inoltre &lt;strong&gt;l&apos;edilizia in legno&lt;/strong&gt;, con un tunover di oltre &lt;strong&gt;2.3 miliardi di Euro&lt;/strong&gt;, come emerge dai dati dell’Osservatorio Edilizia in Legno 2025 di Federazione Filiera Legno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;Oltre alle prestazioni energetiche e ambientali, gli edifici in legno svolgono una funzione strategica come veri e propri &lt;strong&gt;serbatoi di carbonio&lt;/strong&gt;. Allo stesso tempo, la diffusione della cantieristica off-site sta favorendo l&apos;evoluzione del settore verso modelli produttivi più industrializzati, efficienti e innovativi, capaci di ridurre tempi di realizzazione, consumi di risorse e impatti ambientali dei cantieri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;“I dati EOS dimostrano che la sfida non riguarda soltanto le foreste o le singole imprese, ma l&apos;intera capacità del Paese di costruire una politica industriale per una valorizzazione del nostro materiale lungo tutto il suo ciclo di vita”&lt;/em&gt;, dichiara &lt;strong&gt;Angelo Luigi Marchetti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Presidente di Federazione Filiera Legno&lt;/strong&gt;. &lt;em&gt;“Disponibilità della materia prima, gestione forestale sostenibile, innovazione industriale, edilizia in legno, logistica, imballaggi e manifattura sono elementi di un unico ecosistema produttivo interconnesso e che deve dialogare con le altre filiere nazionali. L&apos;Italia dispone di competenze, imprese e know-how di assoluto valore, ma è necessario rafforzare la capacità di fare sistema e costruire una visione comune per il futuro della filiera”&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/ambiente/48542-foreste-europee-in-crescita-ma-la-materia-prima-resta-la-sfida-strategica.htm</link>
   <title>Foreste europee in crescita, ma la materia prima resta la sfida strategica</title>
   <guid>48542</guid>
   <category>Ambiente</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 14:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;L’olivicoltura spagnola attraversa una fase critica. L’Assemblea generale dell’Associazione Spagnola dei Comuni dell’Olivo (AEMO), riunita ad Adamuz, nella provincia di Cordova, ha approvato la “Dichiarazione di Adamuz”, un documento con cui denuncia il forte calo dei prezzi dell’olio d’oliva all’origine e richiama l’attenzione delle istituzioni e dell’intera filiera sulla sostenibilità economica del settore.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Secondo AEMO, la discesa delle quotazioni registrata negli ultimi mesi appare particolarmente preoccupante per intensità e per l’assenza di motivazioni oggettive che la giustifichino, soprattutto in un contesto in cui i consumatori continuano a riconoscere all’olio extravergine di oliva un elevato valore qualitativo, salutistico e distintivo.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’allarme è stato rafforzato dai dati preliminari del nuovo Studio dei Costi AEMO 2026, presentato in anteprima durante l’assemblea e la cui pubblicazione integrale è prevista nei prossimi giorni. Lo studio evidenzia come, con un prezzo medio dell’olio all’origine pari a 3,51 euro al chilogrammo rilevato il 23 giugno, oltre il 75% della superficie olivicola spagnola operi in perdita o in condizioni prossime alla non sostenibilità economica.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’aggiornamento mostra inoltre che i costi medi di produzione sono aumentati di circa il 12% rispetto all’ultima rilevazione del 2023. I maggiori incrementi sono attribuiti all’aumento della manodopera, dell’energia, dell’acqua, dei fertilizzanti, della meccanizzazione e degli oneri fiscali e contributivi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Le situazioni più critiche riguardano l’olivicoltura tradizionale, in particolare quella di montagna e non meccanizzabile, dove i costi di produzione superano ampiamente i livelli attuali di mercato. Anche gli impianti tradizionali meccanizzabili, sia in asciutto sia irrigui, registrano costi superiori alle quotazioni correnti. Secondo l’associazione, perfino alcuni sistemi produttivi più efficienti, come gli oliveti intensivi in asciutto, risultano ormai in perdita.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Solo gli impianti intensivi irrigui e gli oliveti a siepe mantengono ancora un margine economico positivo, seppur sempre più ridotto. Una situazione che, secondo AEMO, dimostra come il problema non riguardi più soltanto le forme di coltivazione meno competitive, ma l’intero comparto.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’associazione sottolinea che il mercato non può continuare a considerare adeguati livelli di prezzo che erano sostenibili dieci anni fa. Se in passato una quotazione di 3 euro al chilogrammo poteva essere ritenuta soddisfacente, oggi, alla luce dell’aumento generalizzato dei costi di produzione, sarebbe necessario avvicinarsi ai 5 euro al chilogrammo per garantire condizioni economiche comparabili.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nella Dichiarazione di Adamuz, AEMO chiede una maggiore trasparenza lungo la catena del valore dell’olio d’oliva, politiche pubbliche specifiche a sostegno dell’olivicoltura tradizionale e di montagna, una gestione efficiente delle risorse idriche e una remunerazione equa per i produttori.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’associazione evidenzia inoltre che la crisi della redditività non minaccia soltanto migliaia di aziende agricole, ma mette a rischio un modello produttivo che contribuisce alla tutela del territorio, alla conservazione del paesaggio, alla creazione di occupazione e alla vitalità economica delle aree rurali e montane. L’eventuale abbandono degli oliveti tradizionali comporterebbe infatti conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e ambientali.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;«Non possiamo permettere che l’olio d’oliva e le olive da tavola tornino a essere pagati come dieci anni fa quando produrli costa oggi molto di più», ha dichiarato la presidente di AEMO, Lola Amo. «Se il mercato dovesse tornare a considerare normali quotazioni intorno ai 3 euro al chilogrammo, una parte fondamentale dell’olivicoltura spagnola sarebbe destinata all’abbandono».&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Oltre all’approvazione della Dichiarazione di Adamuz, l’assemblea ha fatto il punto sui principali progetti in corso dell’associazione, tra cui il programma Olive Carbon Balance, dedicato alla misurazione del bilancio di carbonio dell’oliveto, e il rafforzamento dell’iniziativa Oleoturismo España, finalizzata a valorizzare il patrimonio olivicolo e l’olio extravergine come risorsa strategica per il turismo rurale.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/48541-olivicoltura-spagnola-a-rischio-con-i-prezzi-attuali-oltre-il-75-degli-oliveti-non-copre-i-costi.htm</link>
   <title>Olivicoltura spagnola a rischio: con i prezzi attuali oltre il 75% degli oliveti non copre i costi</title>
   <guid>48541</guid>
   <category>Mondo</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 13:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;Trascorrere più tempo all’aria aperta nei mesi estivi potrebbe non essere sufficiente per garantire livelli adeguati di vitamina D. È quanto emerge da un nuovo studio che ha analizzato la situazione di quasi 300 persone residenti nel Nord della Gran Bretagna, evidenziando come anziani e persone appartenenti a minoranze etniche siano particolarmente esposti al rischio di carenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;La vitamina D svolge un ruolo fondamentale per la salute delle ossa e del sistema immunitario. Livelli insufficienti sono associati a un aumento del rischio di osteoporosi, rachitismo e altre problematiche di salute.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Carenza diffusa anche in estate&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;I ricercatori hanno esaminato i livelli di vitamina D in adulti di età pari o superiore a 65 anni e in persone di diverse etnie considerate a maggior rischio di deficit. I risultati hanno mostrato che oltre la metà degli anziani presentava livelli insufficienti di vitamina D, mentre la percentuale risultava ancora più elevata tra i partecipanti provenienti da gruppi etnici minoritari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;L’aspetto più sorprendente riguarda il fatto che i livelli della vitamina non sono aumentati in modo significativo durante l’estate, periodo in cui normalmente si presume che l’esposizione alla luce solare favorisca il recupero delle riserve dell’organismo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Perché il sole potrebbe non essere sufficiente&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;Secondo gli esperti, diversi fattori possono limitare la produzione di vitamina D attraverso la pelle. Con l’avanzare dell’età, infatti, l’organismo diventa meno efficiente nel sintetizzarla. Anche una maggiore pigmentazione cutanea può ridurre la quantità di vitamina D prodotta a parità di esposizione ai raggi solari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;A ciò si aggiungono altri elementi come il tempo trascorso prevalentemente al chiuso, l’uso di indumenti coprenti e le condizioni climatiche delle regioni più settentrionali, dove l’intensità della radiazione ultravioletta è inferiore per buona parte dell’anno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;L’importanza della prevenzione&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;Gli autori dello studio ritengono che sia necessario rafforzare le strategie di prevenzione rivolte ai gruppi più vulnerabili. Tra le possibili misure figurano una maggiore informazione sui rischi della carenza, controlli mirati nell’ambito dell’assistenza sanitaria e, quando indicato dal medico, l’utilizzo di integratori di vitamina D.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;isSelectedEnd&quot;&gt;&lt;span&gt;Gli studiosi sottolineano che le persone a maggior rischio non dovrebbero dare per scontato che il sole estivo sia sufficiente a correggere eventuali carenze. La valutazione dei livelli di vitamina D e l’adozione di eventuali misure preventive dovrebbero essere affrontate insieme ai professionisti della salute.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;span&gt;La ricerca apre inoltre la strada a nuovi studi finalizzati a individuare strategie personalizzate e culturalmente appropriate per migliorare lo stato vitaminico delle diverse popolazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;&lt;span&gt;Credit foto: Marco Verch&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/salute/48533-vitamina-d-il-sole-estivo-potrebbe-non-bastare-a-rischio-anziani-e-persone-con-pelle-pi-scura.htm</link>
   <title>Vitamina D, il sole estivo potrebbe non bastare: a rischio anziani e persone con pelle più scura</title>
   <guid>48533</guid>
   <category>Salute</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/t-n.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;T N&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 12:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;Il punteruolo dell’olivo Rhynchites cribripennis rappresenta un fitofago temuto nel bacino del Mediterraneo per la sua capacità di provocare cascola precoce dei frutti. Studi condotti in Grecia hanno quantificato il danno in relazione alla densità degli adulti e monitorato l’andamento stagionale della popolazione sia sulla chioma che nel suolo. I risultati confermano che l’insetto può compromettere gravemente la produzione, con punte di abbondanza in tarda primavera e un ciclo biologico che si estende su due anni, caratterizzato da una prolungata diapausa larvale. Queste informazioni offrono spunti operativi per affinare le strategie di monitoraggio e intervento.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Entità del danno e relazione con la densità degli adulti&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Le prove condotte in gabbie di mussola su germogli di olivo hanno permesso di valutare con precisione l’incidenza del fitofago sulla cascola e sulla riduzione ponderale dei frutti. Nella fase iniziale dell’accrescimento delle drupe, sono state introdotte sulle branche due o quattro forme adulte di &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Rhynchites cribripennis&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, mantenendo come testimone germogli senza insetti. In ogni replica, il numero medio di olive presenti sui rametti era di 357 unità. I rilievi, effettuati a intervalli mensili, hanno evidenziato che la percentuale di frutti caduti raggiungeva il 54±6% nei contenitori con quattro adulti, il 38±4% in quelli con due adulti e solo il 16±2% nel testimone privo di punteruoli. La cascola si è rivelata particolarmente elevata già nel corso del primo mese successivo alla formazione dei frutti, a dimostrazione che le giovani olive sono estremamente sensibili al danno da alimentazione. È emerso, inoltre, che anche una singola galleria di perforazione è sufficiente a determinare l’abscissione del frutto quando questo è ancora di piccole dimensioni. Al momento della raccolta, la pesatura individuale delle olive rimaste attaccate ai germogli ha mostrato una diminuzione significativa del peso medio nei trattamenti con maggiore densità di adulti, confermando che la riduzione della produzione non si manifesta solo in termini numerici, ma anche qualitativi, a causa dell’anticipata caduta dei frutti più vigorosi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Andamento stagionale degli adulti sulla chioma&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il monitoraggio della popolazione adulta è stato effettuato in un oliveto dell’isola di Zante, con campionamenti regolari da aprile 1994 fino alla fine di luglio 1995. I risultati hanno messo in luce un incremento consistente delle presenze sui rami a partire dal mese di maggio, con un picco massimo registrato il 16 giugno 1994, quando sono stati contati 19,9 individui per germoglio. Nell’anno successivo, il culmine dell’infestazione si è verificato l’8 luglio, con una media di 7,7 adulti per rametto, suggerendo una certa variabilità interannuale legata probabilmente alle condizioni climatiche e fenologiche. Per quanto riguarda la distribuzione spaziale all’interno della chioma, nel primo anno di osservazione non sono emerse differenze statisticamente significative tra i quadranti nord-ovest, nord-est, sud-ovest e sud-est. Al contrario, nel 1995 si è osservata una netta preferenza per il quadrante nord-occidentale, dove il numero di individui è risultato significativamente superiore rispetto a quello rilevato nei quadranti meridionali. Tale comportamento potrebbe essere correlato a fattori microclimatici, come l’esposizione alla radiazione solare e i gradienti termici, che influenzano l’attività di volo e la ricerca dei siti di ovideposizione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Presenza nel suolo e struttura della popolazione preimmaginale&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Parallelamente ai rilievi sulla vegetazione, è stata condotta un’indagine sulla distribuzione di larve, pupe e adulti nel terreno, prelevando campioni a due profondità diverse, comprese tra 0 e 4 cm e tra 4 e 8 cm, da ottobre 1994 a ottobre 1995. Le larve sono state ritrovate durante tutto l’arco dell’anno, con la massima concentrazione in dicembre, pari a 2,4 larve per campione, a testimonianza di una presenza stabile nel suolo per lunghi periodi. Le pupe, invece, sono risultate numericamente scarse e sono state osservate prevalentemente nei mesi di ottobre e novembre. Gli adulti sono comparsi nei campioni di terreno a partire da dicembre fino a maggio, raggiungendo il valore massimo di un individuo per campione sempre nel mese di dicembre. L’analisi della distribuzione verticale ha evidenziato che gli adulti sono significativamente più abbondanti nello strato superficiale (0–4 cm) rispetto a quello più profondo, mentre le larve mostrano solo una prevalenza numerica, non sempre statisticamente significativa, nel primo strato. Le pupe, al contrario, non hanno mostrato preferenze per una delle due profondità esaminate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Implicazioni ecologiche e ciclo biologico prolungato&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;L’insieme dei dati raccolti indica che &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Rhynchites cribripennis&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; adotta una strategia biologica atipica per un coleottero fitofago, caratterizzata da una diapausa larvale particolarmente estesa. La presenza continua di larve nel suolo, in assenza di una netta sincronizzazione delle emergenze, porta a ipotizzare che il ciclo vitale si svolga nell’arco di due anni, con una parte della popolazione che sverna allo stadio larvale per più stagioni. Questo comportamento, se da un lato rappresenta un adattamento alle condizioni ambientali mediterranee, dall’altro rende difficoltoso il controllo dell’insetto, poiché la sua comparsa sulla chioma non è rigidamente concentrata in un breve lasso di tempo. La conoscenza di tale ciclo è fondamentale per interpretare correttamente le fluttuazioni di densità e per evitare interventi fitosanitari eseguiti in periodi in cui la popolazione adulta è ancora poco rappresentata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Indirizzi per la difesa e il monitoraggio&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I risultati ottenuti forniscono indicazioni utili per la messa a punto di una strategia di difesa razionale. Poiché il danno più ingente si verifica nelle prime fasi di sviluppo del frutto, le operazioni di monitoraggio degli adulti dovrebbero essere intensificate a partire dalla seconda metà di maggio, quando si registra l’incremento più rapido delle presenze sui rami. Lo studio suggerisce che è possibile prevedere l’entità del picco populazionale basandosi sul tasso di incremento delle catture nelle settimane iniziali della comparsa degli adulti, consentendo così di programmare eventuali trattamenti nei momenti di maggiore suscettibilità. Inoltre, la preferenza manifestata in alcuni anni per il quadrante nord-occidentale della chioma indica che i campionamenti dovrebbero essere distribuiti in modo omogeneo, ma con particolare attenzione alle zone più ombreggiate, dove l’attività dell’insetto potrebbe risultare più intensa. Infine, la presenza di forme svernanti nel suolo, in particolare nello strato superficiale, apre scenari interessanti per eventuali tecniche di confusione o di intervento sul terreno, sebbene queste richiedano ulteriori approfondimenti prima di essere applicate in campo. La definizione del ciclo biennale e della finestra temporale di maggiore vulnerabilità rappresenta, pertanto, il presupposto indispensabile per limitare i danni e contenere l’espansione di questo temibile fitofago.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/48532-il-potenziale-di-danno-e-la-dinamica-di-popolazione-del-punteruolo-dell-olivo.htm</link>
   <title>Il potenziale di danno e la dinamica di popolazione del punteruolo dell&apos;olivo</title>
   <guid>48532</guid>
   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 11:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Siccità, temperature estreme e fenomeni climatici sempre più irregolari stanno mettendo alla prova la filiera olivicola italiana, incidendo sulla produttività degli oliveti, sulla qualità delle olive e sull’organizzazione del lavoro nei frantoi. È questo il tema dell’ultimo approfondimento di giugno promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari nell’ambito del percorso di comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola in attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115, dedicato alla sostenibilità della filiera olivicola.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Dopo aver affrontato il ruolo dei frantoi nella transizione sostenibile, la misurazione dell’impatto ambientale lungo il ciclo di vita dell’olio extravergine e l’innovazione tecnologica nei frantoi, l’attenzione si concentra ora su una delle principali sfide dei prossimi anni: l’adattamento ai cambiamenti climatici.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;L’olivo è una coltura mediterranea storicamente resistente, capace di adattarsi a condizioni ambientali difficili. Tuttavia, l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi sta modificando gli equilibri produttivi. Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, gelate tardive, piogge intense concentrate in pochi giorni e nuove pressioni fitosanitarie possono incidere sulla fioritura, sull’allegagione, sulla maturazione delle olive e sulla resa finale.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Gli effetti non riguardano soltanto la fase agricola. Anche i frantoi sono chiamati ad adattarsi a campagne sempre più complesse, spesso caratterizzate da finestre di raccolta più concentrate, maggiore variabilità qualitativa delle olive e necessità di lavorazioni rapide per preservare le caratteristiche del prodotto. In questo contesto, organizzazione, tecnologie efficienti e capacità di programmazione diventano elementi decisivi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;La sostenibilità climatica della filiera passa quindi da un insieme di azioni integrate: gestione più efficiente dell’acqua, pratiche agronomiche capaci di proteggere il suolo, incremento della sostanza organica, innovazione varietale, monitoraggio fitosanitario, efficientamento energetico dei frantoi e valorizzazione dei sottoprodotti. Il tema è strettamente legato anche alla qualità. Olive stressate da condizioni climatiche estreme o raccolte in momenti non ottimali possono compromettere il profilo sensoriale e nutrizionale dell’olio. Per questo, adattamento climatico e qualità del prodotto non possono essere considerati obiettivi separati.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Parlare di sostenibilità significa anche preparare la filiera alle sfide climatiche dei prossimi decenni – sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso – L’olivicoltura italiana ha una grande storia e una straordinaria capacità di adattamento, ma oggi servono strumenti nuovi: innovazione, assistenza tecnica, programmazione e collaborazione tra olivicoltori, frantoiani e organizzazioni di filiera. Qualità e resilienza devono procedere insieme – aggiunge Amoroso – Un olio extravergine di qualità nasce da olive sane, raccolte al momento giusto e trasformate rapidamente in frantoio. Se il clima rende tutto questo più difficile, la risposta non può essere l’improvvisazione, ma una filiera più organizzata, più efficiente e più consapevole. È questa la direzione del lavoro che AIFO sta portando avanti insieme a Italia Olivicola nell’attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per i consumatori, comprendere il rapporto tra clima, qualità e organizzazione della filiera significa riconoscere il valore reale dell’olio extravergine di oliva italiano. Dietro una bottiglia di EVO non c’è soltanto un prodotto alimentare, ma un sistema agricolo e produttivo chiamato ogni giorno a confrontarsi con ambiente, territorio e cambiamenti globali.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/associazioni-di-idee/48576-siccit-e-temperature-estreme-mettono-alla-prova-oliveti-e-frantoi.htm</link>
   <title>Siccità e temperature estreme mettono alla prova oliveti e frantoi</title>
   <guid>48576</guid>
   <category>Associazioni di idee</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 10:30:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p&gt;L’ondata di forte caldo che sta attraversando la penisola in questi giorni sta delineando un quadro ben preciso sui mercati all&apos;ingrosso italiani, condizionando in modo netto sia l&apos;offerta che le abitudini di acquisto dei consumatori. Se da un lato l&apos;afa intensa spinge la domanda verso prodotti stagionali freschi che non richiedono cottura, come le insalate, i pomodori e la frutta fresca, dall’altro si registra una fisiologica contrazione della richiesta nelle grandi città. Questo fenomeno è legato al fatto che i centri urbani iniziano a svuotarsi per l&apos;avvio delle ferie estive e per i primi flussi verso le località balneari, spostando il carico di lavoro principale sui mercati all’ingrosso che servono direttamente le zone costiere.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Al momento, le temperature elevate non hanno provocato ripercussioni al rialzo sui listini dei prodotti ortofrutticoli. Al contrario, il forte caldo accelera il naturale deperimento della frutta dopo la raccolta, spingendo gli operatori a mantenere prezzi al ribasso per favorire un flusso rapido delle merci ed evitare che il prodotto si rovini.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Nel comparto della frutta si segnalano quotazioni all’ingrosso particolarmente convenienti, a partire dalle ciliegie. Rispetto alla scorsa stagione caratterizzata da una grave mancanza di prodotto che aveva bloccato i prezzi tra i cinque e i dieci euro al chilo, quest&apos;anno non si registrano criticità legate al maltempo. I listini sono in forte calo e partono da 2,00 euro/Kg per il prodotto italiano di pezzatura piccola, fino ad arrivare ai 5,00 euro/Kg per i calibri maggiori. Per quanto riguarda le albicocche, si nota un’ampia forbice di prezzo determinata dal cambio varietale. Le primizie, come la varietà Flopria, sono ormai in esaurimento e si acquistano all’ingrosso a prezzi modesti compresi tra 1,50 e 1,70 euro/kg. Parallelamente, entrano nel vivo della produzione le varietà di pregio come la Pellecchiella, che si attesta intorno ai 2,20 euro/kg e la Orange Ruby, stabile sui 2,00 euro/kg. In generale, i prezzi all’ingrosso di questa settimana confermano un calo del 10,4% rispetto a sette giorni fa.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;C&apos;è poi grande abbondanza di meloni e angurie nei mercati, ideali per combattere il caldo e favorire l’idratazione. Il melone retato, che vede una produzione molto forte nel Lazio e in Lombardia a fronte di una campagna siciliana ormai agli sgoccioli, oscilla tra gli 0,80 e 1,40 euro/kg, con picchi di 1,50 ma anche 1,60 euro/kg solo per il prodotto extra proveniente dalle zone vocate lombarde. Anche i meloni lisci registrano listini in discesa, assestandosi all’ingrosso tra un 1,50 e 2,00 euro/kg. Le angurie, inoltre, hanno ormai raggiunto la piena stagionalità e mostrano prezzi in calo del 15,6% rispetto ad una settimana fa, che variano da 0,45 a 0,80 euro/kg. Ottime notizie arrivano anche per le nettarine, che costano circa 0,20-0,30 euro/Kg in meno rispetto alle pesche. Il prodotto di calibro medio-piccolo è disponibile all’ingrosso tra un 1,30 e 1,70 euro/kg mentre quello grande, più ricercato e richiesto sul mercato, mantiene un prezzo compreso tra i 2,50 e 2,70 euro/kg (-4,7% rispetto alla scorsa settimana).&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Per quanto riguarda gli ortaggi la situazione generale è parzialmente condizionata dalle temperature elevate ma, al momento, non si evidenziano gravi problematiche di mercato. Il forte caldo potrebbe comportare nel medio termine un ritardo o un blocco produttivo per le cucurbitacee come zucchine e cetrioli, provocando anche lievi deformazioni strutturali ai frutti o l&apos;insorgenza di fitopatologie fungine dovute all&apos;umidità, ma l’attuale disponibilità orticola è regolare e garantita dalle colture in piena aria. Le zucchine e i cetrioli mantengono, infatti, un prezzo stabile e regolare che oscilla tra gli 0,80 e 1,00 euro/kg. I fagiolini raccolti a mano mostrano, invece, un trend in calo con la varietà standard che si attesta mediamente sui 3,50 euro/kg (-6,2% rispetto alla scorsa settimana) mentre i fagiolini finissimi, sempre raccolti a mano, si posizionano tra i 4,00 e i 4,50 euro/kg. I pomodori registrano una produzione eccellente e prezzi all’ingrosso tornati alla normalità, nonostante la domanda estiva sia elevata. La campagna in serra siciliana sta terminando ma l&apos;offerta è ampiamente supportata dall&apos;avvio della raccolta in piena aria nel Lazio, in particolare nell&apos;Agropontino e in Campania. All&apos;ingrosso il pomodoro Piccadilly si acquista tra 1,30 e 1,50 euro/kg, il Ciliegino si attesta tra 1,80 e 2,20 euro/kg, mentre il Datterino di prima scelta si posiziona tra i 2,50 e 2,70 euro/kg. Per le melanzane, la varietà ovale si attesta su una media conveniente di 0,90 euro/kg mentre la melanzana lunga sconta un&apos;offerta temporaneamente più bassa e si posiziona su livelli leggermente superiori, tra un 1,20 e 1,30 euro/kg.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/economia/48567-il-forte-caldo-spinge-i-consumi-estivi-e-tiene-i-prezzi-all-ingrosso-bassi-anche-delle-angurie.htm</link>
   <title>Il forte caldo spinge i consumi estivi e tiene i prezzi all’ingrosso bassi, anche delle angurie</title>
   <guid>48567</guid>
   <category>Economia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 10:00:00</dc:date>
  </item>
  <item>
   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Mentre l’intero comparto oleicolo tiene gli occhi puntati sugli oliveti per valutare l’andamento della prossima campagna, o discute animatamente sulle importazioni dal Nord Africa e sui possibili effetti delle forniture tunisine, un dato silenzioso ma implacabile arriva dritto dal mercato interno. È un pugno nello stomaco che, a detta degli operatori più attenti, dovrebbe finalmente aprire gli occhi su una crisi strutturale che nessuno sembra voler affrontare con la dovuta serietà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;A lanciare l’allarme è Olimerca, che già in precedenza aveva segnalato la preoccupante frenata dei consumi nazionali in tutte le categorie di olio d’oliva. Le ultime rilevazioni, elaborate direttamente dal comparto confezionatori e raffinatori, disegnano uno scenario a dir poco allarmante: nel periodo compreso tra gennaio e maggio di quest’anno, le vendite sono precipitate del 10,52% rispetto allo stesso intervallo del 2025, con un arretramento che, forse ancora più inquietante, si manifesta in modo trasversale su tutte le tipologie di prodotto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La flessione più vistosa riguarda l’olio extravergine d’oliva, che ha visto le proprie uscite crollare da 62.600 a poco più di 52.000 tonnellate, con un calo secco del 16,2%. Un tracollo che non ha eguali nemmeno nell’olio d’oliva intenso, sceso da 13.300 a 11.300 tonnellate, facendo segnare un meno 15,53%. Meglio, ma solo in termini relativi, si difende l’olio d’oliva virgine, che registra una contrazione marginale dello 0,29%, mentre l’olio d’oliva dolce arretra del 3,53%. Il risultato complessivo è che in soli cinque mesi si è passati da oltre 130.000 tonnellate di olio confezionato immesso sul mercato a poco più di 116.400 tonnellate: una perdita secca di quasi 14.000 tonnellate, che equivale a un buco di mercato di dimensioni ragguardevoli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Di fronte a questi numeri, il settore non può più rifugiarsi nella consueta narrazione delle annate difficili o delle oscillazioni congiunturali. Il problema è più profondo e riguarda il rapporto ormai incrinato tra l’olio d’oliva spagnolo e il suo stesso consumatore. Eppure, la soluzione non passa necessariamente – come molti superficialmente sostengono – attraverso un semplice ribasso dei prezzi al banco. Ridurre i listini potrebbe anzi rivelarsi una strategia miope, capace di svilire l’immagine di un prodotto che per secoli ha rappresentato un pilastro della dieta mediterranea e dell’identità culturale spagnola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Ciò che appare sempre più urgente, invece, è un rilancio deciso delle azioni promozionali sul mercato interno, da realizzarsi possibilmente con il coordinamento dell’Interprofessionale o di altre organizzazioni dotate di effettiva capacità di penetrazione nazionale. Per anni il comparto ha investito ingenti risorse per conquistare mercati esteri, dall’Asia agli Stati Uniti, trascurando paradossalmente il proprio giardino di casa. Il risultato è che oggi il consumatore spagnolo, bombardato da messaggi pubblicitari generici e da un’offerta sempre più omologata, fatica a riconoscere il valore aggiunto di un extravergine di qualità rispetto a un olio più economico o a un semplice seme.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;E su questo fronte, la grande distribuzione organizzata gioca un ruolo tutt’altro che secondario. Da anni, ormai, i volantini promozionali dei principali supermercati propongono sistematicamente le stesse quattro o cinque etichette, ignorando la straordinaria ricchezza e varietà di un patrimonio oleicolo che in Spagna conta decine di varietà autoctone, denominazioni di origine e storie aziendali uniche. Questa appiattimento dell’offerta, denuncia Olimerca, non solo penalizza le piccole e medie realtà produttive, ma finisce per impoverire la cultura del consumatore, che non viene più educato alla diversità dei gusti, degli aromi e delle intensità che l’olio d’oliva sa esprimere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Recuperare la fiducia del pubblico significa dunque ripensare l’intera filiera comunicativa, restituendo all’olio d’oliva il suo ruolo di alimento nobile e identitario, e non di mera commodity da esposizione. Significa investire in campagne di educazione alimentare, degustazioni guidate, storytelling dei territori e collaborazioni con il mondo della ristorazione. Significa, infine, pretendere dagli scaffali della grande distribuzione una rappresentazione più fedele e plurale del meglio che l’olivicoltura spagnola sa offrire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il campanello d’allarme è suonato forte e chiaro. Ora spetta agli operatori del settore – produttori, confezionatori, distributori e istituzioni – trasformare questo allarme in un’occasione per rigenerare il legame profondo che per secoli ha unito gli spagnoli al loro olio. Prima che sia troppo tardi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/48531-l-olio-d-oliva-spagnolo-perde-colpi-in-patria.htm</link>
   <title>L’olio d’oliva spagnolo perde colpi in patria</title>
   <guid>48531</guid>
   <category>Mondo</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-29 09:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Dal 7 al 12 luglio il Coca-Cola Pizza Village torna protagonista con ventidue pizzerie, sei giorni di eventi e un programma completamente rinnovato.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A fare da cornice all&apos;edizione 2026 sarà il Lungomare Sandro Pertini di Pozzuoli, che riporta la manifestazione sul mare nel cuore dei Campi Flegrei.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Gigi Manzoni, Sindaco di Pozzuoli, sottolinea: «Il Coca-Cola Pizza Village rappresenta un&apos;opportunità importante per Pozzuoli in un momento particolare della sua storia. Abbiamo voluto fortemente questa manifestazione perché crediamo possa essere un&apos;occasione di rilancio e di promozione per l&apos;intero territorio. Stiamo lavorando da mesi per garantire la migliore organizzazione possibile, con parcheggi, navette e un potenziamento del trasporto pubblico che consentirà ai visitatori di raggiungere il villaggio in piena tranquillità».&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Claudio Sebillo, organizzatore del Coca-Cola Pizza Village, aggiunge: «Il ritorno sul mare è un&apos;emozione speciale. Pozzuoli ci ha accolto come una grande famiglia e per questo sentiamo una responsabilità ancora maggiore. L&apos;edizione 2026 avrà un&apos;anima fortemente napoletana, a partire dalla musica, che sarà uno degli elementi centrali del programma nell&apos;anno della candidatura della Canzone Napoletana a Patrimonio UNESCO».&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Protagoniste assolute della manifestazione saranno Ammaccamm, Antica Pizzeria da Gennaro, Donna Sofia ai Tribunali, Errico Porzio, Farinati Pizza and More, MaryRose, I Mascalzoni Latini, Pisani Pizzeria, Pizzaingrammi, Picea, Vesi, Vincenzo Capuano, Fermento, Lucignolo Bella Pizza, Da Mario, Zia Esterina Sorbillo, I Damiano Pizza Concept, Il Mio Viaggio a Napoli, Spicchi di Luna, Porzio...ni, Guappo Amoriello Senza Glutine e Quanto Basta, chiamate a raccontare attraverso le proprie proposte la vitalità e l&apos;evoluzione di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Affidato alla direzione artistica di Gianni Simioli, il nuovo Main Stage sarà uno dei protagonisti dell&apos;edizione 2026. Musica, comicità, spettacolo e racconti accompagneranno il pubblico per sei giorni, dando spazio ad alcuni dei principali interpreti della scena musicale napoletana contemporanea.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Sul palco si alterneranno Franco Ricciardi, Walter Ricci, Andrea Sannino, Rosario Miraggio, Tony Tammaro, Gabriele Esposito, Ste, Roberto Colella, Gianluca Capozzi, Ivan Granatino, Mavi, Gigi Soriani e I Desideri, Francesco Da Vinci, Monica Sarnelli, Le One e Andrea Heros, protagonisti di un programma che unisce tradizione, nuove tendenze e linguaggi diversi della scena musicale contemporanea.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Ad aprire ogni serata saranno le sonorità di &quot;Pozzuoli Città Jazz&quot; con Marco Zurzolo, Zona Sud, Kamaak, Furià, Anema Music e That&apos;s Napoli diretta dal Maestro Carlo Morelli. Spazio anche ai nuovi talenti con VillaIndie, il contest realizzato in collaborazione con Napolindie che porterà sul palco artisti emergenti impegnati a sperimentare e rinnovare il linguaggio del Neapolitan Power.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Tra gli appuntamenti più significativi della manifestazione, martedì 8 luglio si terrà una serata speciale dedicata a Domenico Caliendo e alla Fondazione che porta il suo nome. Artisti, esponenti del mondo dello spettacolo, della cultura e della società civile si alterneranno sul palco per sostenere concretamente le attività della Fondazione a favore delle famiglie e dei bambini in difficoltà.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Accanto agli spettacoli, Pizza Tales sarà il contenitore dedicato agli incontri e al confronto. Ogni sera l&apos;Area Hospitality ospiterà pizzaioli, imprenditori, giornalisti, studiosi e protagonisti della filiera agroalimentare per discutere di alcuni dei temi che stanno cambiando il mondo della pizza e della ristorazione.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Tra gli ospiti attesi figurano, tra gli altri, Valentina Della Corte, Tommaso Luongo, Antimo Caputo, Pier Paolo Petino, Nadia Taglialatela, Emanuela Sorrentino, insieme a pizzaioli, produttori, imprenditori e rappresentanti delle principali aziende della filiera.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Al centro del dibattito temi come la fiducia nell&apos;era digitale, i nuovi consumi della Generazione Z, il rapporto tra identità e innovazione, il valore delle radici e le prospettive future della pizza come fenomeno culturale ed economico.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A completare il programma saranno masterclass, beer experience, degustazioni guidate, incontri con produttori e aziende della filiera, laboratori dedicati agli ingredienti simbolo della pizza e attività per bambini e famiglie.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/48536-pizza-village-2026-esperienze-di-gusto-a-pozzuoli.htm</link>
   <title>Pizza Village 2026: esperienze di gusto a Pozzuoli</title>
   <guid>48536</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 16:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Uno stile alimentare equilibrato non dipende solo da quanto mangiamo, ma anche da come distribuiamo calorie e nutrienti nel corso della giornata. La biologa nutrizionista Antonella Losa fa una panoramica dei nutrienti fondamentali e di come suddividerli accompagnati dalle mele.&lt;br /&gt;Dalla colazione al pranzo, la frutta trova spazio in tutti i momenti, spuntini inclusi. Le Linee Guida italiane, preparate dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione (CREA), raccomandano almeno cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura: due di verdura, a pranzo e a cena, e tre di frutta, da distribuire su circa 12 ore. Nel complesso, si tratta di circa mezzo chilo di frutta fresca al giorno, da consumare da sola oppure insieme ad altri alimenti. Sulla base delle diverse varietà di mela, valorizzandone le caratteristiche sensoriali e i possibili abbinamenti aromatici, possiamo trovare diverse proposte come illustrato nella sezione del sito dedicata al pairing.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Partendo dalla colazione o per lo spuntino, l’abbinamento di Fuji, Gala o Golden Delicious di Mela Alto Adige IGP a carboidrati complessi (cereali, riso o porridge) ottimizza l&apos;indice di sazietà del pasto. Ad esempio una coppetta di yogurt bianco con mele Fuji e fiocchi di grano saraceno con 250 g di yogurt bianco naturale, 100 g di mele Fuji e 40 g di fiocchi di grano saraceno, apporta circa 320 kcal, 7 g di grassi, 49 g di carboidrati, 15 g di proteine e 6g di fibre.&lt;br /&gt;A pranzo si può optare per un accostamento di varietà come Granny Smith di Mela Alto Adige IGP, Kanzi® o envy™ a fonti prevalentemente lipidiche — quali formaggi stagionati, mozzarelle, frutta a guscio o burro d&apos;arachidi —che consentono alla mela di bilanciare la densità energetica del piatto con il proprio apporto di acqua e fibre. Per esempio un’insalata di lattuga, noci, mozzarella e mela Granny Smith, dove una porzione con 80 g di lattuga, 125 g di ciliegine di mozzarella, 15 g di noci, un filo d’olio e 50 g di mela Granny Smith a fettine fornisce circa 480 kcal, 35 g di grassi, 14 g di carboidrati, 24 g di proteine e 4g di fibre.&lt;br /&gt;Per cena, volendo variare le fonti proteiche come tacchino, legumi o crostacei, unite a Golden Delicious, Gala o Granny Smith, di Mela Alto Adige IGP queste contribuiscono a completare il profilo di micronutrienti del piatto.&lt;br /&gt;Ad esempio per una coppetta di tartare di gamberi rossi di Mazara del Vallo con mela Granny Smith, quindi 30g di gamberi marinati con lime e un pizzico di sale, uniti a 20 g di cubetti di mela Granny Smith, forniscono circa 30kcal, 0g di grassi, 3g di carboidrati e 5g di proteine&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Infine, l’inserimento di mele come envy™ o Cosmic Crisp® in preparazioni dolci aiuta a gestire l’apporto complessivo di zuccheri e grassi, come una mousse di cioccolato al latte stratificata con mela envy™, dove un bicchierino monodose di mousse di cioccolato al latte (65 g) alternata a strati di croccanti cubetti di mela envy™ (40 g) fornisce indicativamente 310 kcal, 17g di grassi, 33 g di carboidrati, g di proteine, 3g di fibre. Per la mousse sono stati utilizzati i seguenti ingredienti (dose per 10 porzioni): 400 g di cioccolato al latte, 150 g di panna montata, 50 g di albumi a neve, 60 g di zucchero.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;In termini pratici, per un adulto con un ipotetico fabbisogno di 2.000 kcal (i fabbisogni calorici effettivi vanno valutati con i professionisti sanitari deputati)., la colazione si può aggirare indicativamente intorno alle 300-500 kcal.&lt;br /&gt;Gli spuntini non devono costituire dei mini-pasti ma restare leggeri: in totale, possono coprire fino a circa il 15% delle calorie giornaliere, mentre pranzo e cena dovrebbero apportare ciascuno circa il 25-35% delle calorie totali, che per un fabbisogno standard di 2.000 kcal corrispondono a circa 500-700 kcal per pasto.&lt;br /&gt;I pasti principali dovrebbero basarsi sui cereali e derivati — pane, pasta, riso e cereali in chicco — come principale fonte di carboidrati, preferibilmente nelle versioni integrali. Per quanto riguarda le proteine, è importante variare durante la settimana: il pesce andrebbe consumato 2-3 volte, i legumi 2-4 volte, le uova 2-4 a settimana e i formaggi magri al massimo 3 volte, mentre la carne va limitata privilegiando quella bianca. La verdura deve essere presente in entrambi i pasti principali per un totale di almeno 400 g al giorno, e la frutta dovrebbe raggiungere le 3 porzioni quotidiane. Infine, per condire è preferibile usare olio extravergine di oliva, a crudo e con moderazione.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/48535-una-mela-al-giorno-leva-il-medico-di-torno-consigli-dietetici.htm</link>
   <title>Una mela al giorno leva il medico di torno: consigli dietetici</title>
   <guid>48535</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 15:00:00</dc:date>
  </item>
  <item>
   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Può la luce curare le piante e renderle più forti senza bisogno di chimica? A giudicare dagli ultimi sviluppi nel settore agricolo, la risposta potrebbe essere sì. La tecnologia &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;UV Boosting&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, che sfrutta impulsi controllati di radiazione ultravioletta per attivare i meccanismi di autodifesa degli alberi, sta facendo parlare di sé e ha attirato l&apos;attenzione di uno dei giganti mondiali della meccanica agricola: la giapponese &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Kubota&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Proprio in questi giorni, una delegazione di alti dirigenti della multinazionale – tra cui spiccano i nomi di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Satoshi Suzuki&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Hisakazu Kitanobo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Germán Martínez&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; e &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Diego Martín&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; – ha fatto tappa presso &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;El Valenciano Rural Innovation Hub&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, un centro sperimentale situato nel cuore dell&apos;area olivicola spagnola. L&apos;obiettivo: verificare con mano l&apos;andamento dei test in campo che vedono protagonista questa innovativa soluzione, sviluppata in stretta collaborazione con &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;BALAM Agriculture&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; e il Dipartimento di Agronomia dell&apos;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Università di Córdoba (UCO)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h3&gt;&lt;span&gt;Come funziona la &quot;vitamina della luce&quot;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;A differenza di quanto si potrebbe pensare, la tecnologia UV Boosting non agisce eliminando direttamente i patogeni. Il suo principio è più sottile e, per certi versi, rivoluzionario. Attraverso l&apos;emissione di brevi e intensi &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;pulsati di luce UV-C&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, il sistema &quot;inganna&quot; la pianta innescando una sorta di stato di allerta preventivo. L&apos;organismo vegetale reagisce come se fosse sotto attacco, attivando le sue naturali risposte immunitarie che lo rendono più resistente a situazioni di stress idrico, attacchi fungini e altre avversità tipiche dell&apos;olivicoltura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;In pratica, la luce diventa un alleato per potenziare la resilienza della coltura, riducendo la dipendenza da interventi chimici e offrendo un approccio più sostenibile alla gestione del campo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h3&gt;&lt;span&gt;Un cantiere aperto tra ricerca e impresa&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il progetto attualmente in corso presso la tenuta El Valenciano rappresenta un banco di prova cruciale. Qui, gli olivi vengono sottoposti al trattamento UV-C in condizioni reali di crescita, per valutare l&apos;efficacia della tecnologia e affinare i protocolli di applicazione. Durante la visita, la comitiva internazionale ha potuto percorrere i lotti sperimentali al fianco dei tecnici locali: &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Fran Gálvez&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Daniel Marfil&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; (direttore dell&apos;Hub), &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Juan Pedro García&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; (responsabile I+D di BALAM Agriculture) e il ricercatore dell&apos;UCO &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Carlos Trapero&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; hanno illustrato i primi dati raccolti e le prospettive future.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;A seguire, si è tenuta una sessione tecnica presso le strutture dell&apos;Hub, dove si sono approfonditi non solo i risultati preliminari, ma anche le potenziali ricadute commerciali e agronomiche per il comparto dell&apos;olio d&apos;oliva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h3&gt;&lt;span&gt;Un modello vincente per l&apos;agricoltura del futuro&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La sinergia tra l&apos;industria giapponese (Kubota), l&apos;azienda tecnologica (BALAM) e l&apos;accademia (UCO) dimostra come la collaborazione pubblico-privato possa accelerare il trasferimento di conoscenza dal laboratorio al terreno. &quot;Spazi come El Valenciano sono fondamentali per validare soluzioni innovative in un ambiente reale&quot;, hanno sottolineato i promotori dell&apos;iniziativa, evidenziando come l&apos;integrazione tra competenze diverse sia la chiave per rispondere alle sfide di un&apos;agricoltura moderna, che vuole essere al tempo stesso produttiva, efficiente e rispettosa dell&apos;ambiente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Con il sostegno del concessionario locale &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Talleres Corycas&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, il progetto UV Boosting si candida dunque a diventare uno degli strumenti più promettenti per accompagnare l&apos;olivicoltura verso un futuro più verde e tecnologicamente avanzato. I prossimi mesi saranno decisivi per verificare la consistenza dei risultati e gettare le basi per un eventuale lancio commerciale su larga scala.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/48519-luci-ultraviolette-per-un-olivicoltura-pi-resiliente.htm</link>
   <title>Luci ultraviolette per un&apos;olivicoltura più resiliente</title>
   <guid>48519</guid>
   <category>Mondo</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 12:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Diversi studi scientifici cercano di stabilire se il riscaldamento globale stia subendo un’accelerazione ma, a causa di fattori naturali nella variabilità del clima da un anno all’altro – per esempio, l’oscillazione del Pacifico legata a El Niño – che incidono nelle tendenze globali, i risultati sono stati finora piuttosto contrastanti. In questo quadro si inserisce una ricerca congiunta dell’Università dell’Aquila e dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia) che ha applicato un metodo statistico robusto all’analisi di serie di temperature medie globali. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Climate, evidenzia un punto di cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature a partire dal 2013-2014 e una rapidità di aumento circa raddoppiata nell’ultimo decennio rispetto ai precedenti. &lt;br /&gt;“Nel nostro lavoro – spiega Umberto Triacca del Dipartimento di ingegneria e scienze dell’informazione e matematica (Disim) dell’Università dell’Aquila, primo autore dell’articolo – siamo partiti da uno studio recente di colleghi stranieri che, una volta depurate cinque diverse serie di temperature globali dai fattori di variabilità naturale, riscontravano effettivamente un cambiamento nel tasso di riscaldamento dai primi anni del decennio scorso. Tuttavia, come mostriamo, la loro analisi statistica non rendeva assolutamente affidabili i risultati. Abbiamo così applicato una metodica diversa, evidenziando un chiaro punto di svolta nel 2013-2014, anni da cui il tasso di aumento della temperatura globale è addirittura raddoppiato, da 0,16-0,18 °C/decennio a 0,34-0,42”.&lt;br /&gt;L’aumento misurato in gradi centigradi per decennio è quindi doppio negli ultimi 10 anni rispetto al periodo prima del 2013-2014. “I nostri risultati sono estremamente affidabili e valgono per tutte le serie considerate, che vengono dai centri di ricerca più importanti: NASA, NOAA, HadCRU, Berkeley ed ERA5”, aggiunge Antonello Pasini (Cnr-Iia), autore corrispondente dell’articolo. “Lo sviluppo di questi studi sarà collegare questo cambio di passo della temperatura globale alle sue possibili cause, naturali o dovute all’azione umana, cercando analoghi punti di cambiamento in altre variabili causali come le emissioni antropogeniche di solfati o le proprietà di riflettività del pianeta. Dopo queste analisi statistiche potremo analizzare l’evoluzione del sistema clima con i nostri modelli dinamici e di intelligenza artificiale”.&lt;br /&gt;“Nell’attuale contesto, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche, riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare e ridurre al minimo, per quanto possibile, l&apos;impatto umano sull&apos;aumento delle temperature”, conclude Pasini.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/ambiente/48517-il-riscaldamento-globale-accelera-la-svolta-dal-2013-2014.htm</link>
   <title>Il riscaldamento globale accelera: la svolta dal 2013-2014</title>
   <guid>48517</guid>
   <category>Ambiente</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 11:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p&gt;L’Associazione Italiana Coltivatori ha indirizzato una lettera al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e al Sottosegretario di Stato, Patrizio Giacomo La Pietra, sollecitando interventi urgenti a sostegno della filiera olivicolo-olearia italiana, oggi alle prese con la crisi dei prezzi, le difficoltà di collocamento del prodotto e il crescente accumulo di scorte.&lt;br /&gt;“Servono risposte rapide e coordinate per evitare che la tensione sui prezzi si scarichi sulle imprese più esposte e finisca per compromettere la capacità produttiva di intere aree olivicole”, dichiara il Presidente nazionale dell&apos;AIC, Giuseppino Santoianni&lt;br /&gt;Nella lettera, AIC chiede misure di breve e medio periodo: moratoria sui finanziamenti bancari, garanzie pubbliche rafforzate tramite ISMEA e Fondo di garanzia per le PMI, abbattimento degli interessi passivi, corsie dedicate per cooperative, OP, frantoi e strutture di commercializzazione, oltre a strumenti straordinari di stoccaggio privato o gestione temporanea dell’offerta, anche in raccordo con le istituzioni europee.&lt;br /&gt;“Strumenti quanto mai necessari per garantire liquidità, prevenire vendite forzate e valorizzare l’olio extravergine di oliva italiano”, prosegue Santoianni.&lt;br /&gt;AIC sollecita inoltre l’apertura di un tavolo con la Grande distribuzione organizzata per valorizzare l’olio extravergine di oliva 100% italiano allo scaffale e contrastare pratiche promozionali svalutative, insieme a una campagna nazionale di comunicazione, iniziative nelle scuole e una presenza più forte dell’olio italiano nella ristorazione collettiva.&lt;br /&gt;“L’olio extravergine italiano è un patrimonio economico, agricolo e culturale del Paese. Per questo abbiamo bisogno di una strategia che garantisca una gestione ordinata dell’offerta e una maggiore consapevolezza del consumatore”, conclude Santoianni.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/pensieri-e-parole/associazioni-di-idee/48518-subito-interventi-per-sostenere-la-filiera-dell-olio-di-oliva-in-preda-a-crisi-di-mercato.htm</link>
   <title>Subito interventi per sostenere la filiera dell&apos;olio di oliva in preda a crisi di mercato</title>
   <guid>48518</guid>
   <category>Associazioni di idee</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 10:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Migliora, ma rimane negativo, il trend delle esportazioni di vino italiano verso i Paesi extra-Ue nel primo quadrimestre di quest’anno, con una performance a valore a -8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) sul pari periodo 2025, a oltre 1,36 miliardi di euro. A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense. Secondo le elaborazioni dell&apos;Osservatorio Uiv su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli USA hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo 10 mesi consecutivi di pesanti perdite. Il risultato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%). Una boccata d’ossigeno – rileva l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20% e del 29% per quelli francesi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;“Negli Stati Uniti – ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi – paghiamo le difficoltà congiunturali di dazi e debolezza del dollaro, ma anche il cambiamento ormai strutturale delle modalità di consumo. Quello americano rimane però di gran lunga il nostro primo mercato, sia allo stato attuale che in chiave prospettica: per questo è importante mantenere e preservare la decennale alleanza commerciale anche in vista del prossimo 24 luglio, quando l’amministrazione Usa definirà il nuovo quadro normativo delle tariffe. La politica e il commercio – ha concluso Frescobaldi - spesso parlano due lingue diverse ma sarà importante lavorare congiuntamente abbassando i toni e armonizzando una partnership fondamentale per noi e per loro”.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Se l’export registra lievi segnali di recupero, lo stesso non si può dire per i consumi americani di vino. Secondo l’Osservatorio Uiv su base SipSource (piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani), i primi 5 mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi consumati dagli statunitensi, a -10,1%. L’Italia perde meno (- 7,3%), ma solo grazie agli spumanti (-2%) e segnatamente al Prosecco (+1,8%), mentre sfiora la doppia cifra la contrazione di bianchi e rossi. Tra i rossi, le eccezioni positive riguardano i segmenti tra i 20 e 30 dollari (prezzo alla distribuzione) e ancora di più in quelli compresi tra 30 e 50 dollari. Due fasce che complessivamente rappresentano il 13% delle vendite a volume di rossi italiani. In forte incremento (+20%) anche i bianchi in fascia premium tra il 16 e i 20 dollari, ma quantitativamente rappresentano solo il 5% della tipologia.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/economia/48516-torna-a-crescere-la-domanda-di-vino-italiano-negli-usa.htm</link>
   <title>Torna a crescere la domanda di vino italiano negli USA</title>
   <guid>48516</guid>
   <category>Economia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-28 09:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p&gt;Da una posizione privilegiata, quella del punto panoramico della Rocca di Campiglia d’Orcia, domenica 28 giugno a partire dalle ore 18, sarà possibile passeggiare tra banchi d’assaggio gestiti da produttori del Consorzio del Vino Orcia e sommelier Ais Siena per degustare vini bianchi e rosati del territorio. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;A rappresentare l’altro volto del territorio vitivinicolo dell’Orcia saranno le aziende: Atrivm, Bagnaia, Campotondo, Donatella Cinelli Colombini, La Nascosta, Olivi Le Buche, Poggio grande, Sassodisole, Tenuta Sanoner e Valdorcia Terresenesi.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt; “Ormai da alcuni anni collaboriamo con il Consorzio del Vino Orcia e con l’Associazione italiana sommelier di Siena per realizzare eventi di degustazione nel nostro paese. - afferma Alessio Bardi, presidente della Pro Loco di Campiglia d’Orcia -  Quest’anno, per il quarto anno proponiamo la degustazione Bianco di sera su tramonto rosè dedicata interamente ai bianchi e ai rosati di zona che, da vini minori accanto ai più ben noti vini rossi, stanno conquistando il loro spazio diventando dei veri e propri vini di punta per le aziende del territorio”. &lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt; Oltre ai banchi d’assaggio dei vini, sarà allestita un’area food con gastronomia locale e stagionale per proporre alcuni abbinamenti, ideati ad hoc insieme ai sommelier, con i vini in degustazione. In sottofondo musica dal vivo con i 2Bdefined.&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p&gt;Campiglia d’Orcia è un paese nel comune di Castiglione d’Orcia che, grazie alla sua naturale conformazione, costituisce una vera e propria terrazza sulla Val d’Orcia. Oltre alla ricchezza di punti panoramici, custodisce un centro storico intatto e molto suggestivo da scoprire attraverso un trekking urbano con partenza dalla piazza principale che permette di scoprirne la storia e le peculiarità. La Pro Loco di Campiglia d’Orcia attraverso un calendario di attività ricco e variegato che si distribuiscono durante tutto l’anno contribuisce alla valorizzazione e alla promozione del paese. &lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/gastronomia/48559-a-campiglia-d-orcia-bianco-di-sera-su-tramonto-ros.htm</link>
   <title>A Campiglia d&apos;Orcia bianco di sera su tramonto rosè</title>
   <guid>48559</guid>
   <category>Gastronomia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-27 16:00:00</dc:date>
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   <description>&lt;p&gt;Ci sono luoghi in cui la storia non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nel paesaggio, nelle tradizioni e nei gesti quotidiani delle comunità che li abitano. Paestum è uno di questi luoghi.&lt;br /&gt;Accanto ai templi della Magna Grecia, da secoli si sviluppa una civiltà rurale che ha trovato nella bufala e nella trasformazione del latte uno dei suoi elementi più identitari. Una storia fatta di allevatori, casari, masserie, paesaggi agrari e conoscenze tramandate nel tempo, che ha contribuito a costruire l&apos;immagine stessa della Piana del Sele.&lt;br /&gt;Per raccontare questa lunga vicenda umana e produttiva, domenica 28 giugno alle 10, il Museo della Bufala e della Mozzarella (presso Agribios di via Spinazzo a Paestum) promuove una giornata dedicata alla scoperta di un patrimonio culturale ancora vivo, attraverso la presentazione di due nuovi progetti ideati da Renato Di Filitto, fondatore del Museo e promotore di un percorso di ricerca e valorizzazione della civiltà bufalina della Piana del Sele.&lt;br /&gt;Il primo è il Manupressum – La forma del tempo, una nuova interpretazione della pasta filata di bufala ispirata ad antiche pratiche mediterranee di trasformazione del latte. Un progetto che nasce dall&apos;incontro tra la tradizione della Magna Grecia, la civiltà bufalina e la cultura agricola del Cilento, proponendo una riflessione sul rapporto tra forma, memoria e gusto.&lt;br /&gt;Il secondo è la mostra &quot;Paestum. Il paesaggio continua. Quando la bufala riconobbe Paestum&quot;, un percorso espositivo che restituisce al pubblico immagini e testimonianze storiche capaci di raccontare come, tra il XVIII e il XIX secolo, i templi di Paestum fossero percepiti non come monumenti isolati, ma come parte integrante di un paesaggio agricolo e produttivo caratterizzato dalla presenza della bufala.&lt;br /&gt;La mattinata prevede gli interventi delle istituzioni, la presentazione dei progetti culturali, la visita guidata al museo, l&apos;inaugurazione della mostra e un percorso esperienziale dedicato alla lavorazione del latte e alla degustazione del Manupressum.&lt;br /&gt;L&apos;iniziativa rappresenta un&apos;occasione di incontro tra cultura, turismo, agricoltura e valorizzazione del territorio, con l&apos;obiettivo di rafforzare il legame tra il patrimonio storico di Paestum e una delle tradizioni produttive più significative del Mediterraneo.&lt;/p&gt;</description>
   <link>https://www.teatronaturale.it/tracce/turismo/48538-paestum-riscopre-la-sua-storia-bufalina.htm</link>
   <title>Paestum riscopre la sua storia bufalina</title>
   <guid>48538</guid>
   <category>Turismo</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;C. S.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-27 15:00:00</dc:date>
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  <item>
   <description>&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il comparto olivicolo mediterraneo, e in particolare quello italiano e spagnolo, si trova ad affrontare sfide sempre più complesse nella gestione delle fitopatie. Le perdite economiche causate da patogeni come &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Pseudomonas savastanoi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; pv. &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;savastanoi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; (agente della rogna dell&apos;olivo) e &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Venturia oleaginea&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; (responsabile dell&apos;occhio di pavone) possono raggiungere il 10-20% della produzione nelle annate più sfavorevoli &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. A questi danni diretti si aggiungono i crescenti costi per i trattamenti chimici e le preoccupazioni ambientali legate all&apos;accumulo di rame nei suoli, che hanno spinto l&apos;Unione Europea a introdurre restrizioni sempre più severe (Regolamento di esecuzione UE 2018/1981) &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://journals.lww.com/soilsci/Abstract/2010/02000/Genetic,_Functional,_and_Metabolic_Responses_of.4.aspx?WT.mc_id=HPxADx20100319xMP&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;In questo contesto, la ricerca di soluzioni biologiche sostenibili si fa sempre più pressante. Uno studio pubblicato sulla rivista &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Microorganisms&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; e condotto da ricercatori della SEIPASA (Sociedad Europea de Intercambio de Productos Agrícolas) in collaborazione con l&apos;Università di Valencia &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt; ha esplorato il potenziale dei microrganismi autoctoni del suolo olivicolo come agenti di biocontrollo, integrando approcci sia colturali-dipendenti che di sequenziamento genetico avanzato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;La doppia strategia: isolamento e sequenziamento&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Il team di ricerca ha adottato un approccio metodologico innovativo e complementare per investigare la diversità microbica del suolo in un oliveto spagnolo situato ad Almedjar &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Durante due fasi fenologiche chiave della pianta – la fioritura e l&apos;allegagione dei frutti – sono stati prelevati campioni di terreno a 20 cm di profondità, nella zona di proiezione della chioma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Attraverso un approccio colturale-dipendente, sono stati isolati 90 ceppi batterici con morfologie coloniali distinte: 35 durante la fioritura e ben 55 durante la fase di ingrossamento dei frutti, indicando una maggiore diversità coltivabile in quest&apos;ultimo periodo &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. In parallelo, l&apos;analisi metagenomica del 16S rRNA ha permesso di identificare 23.303 sequenze di alta qualità, assegnate quasi interamente al dominio Bacteria &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Questa doppia strategia ha fornito un quadro completo e integrato del potenziale microbico del suolo olivicolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Attività di promozione della crescita vegetale (PGP)&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Dalla collezione iniziale di 90 isolati, i ricercatori ne hanno selezionati nove in base alla loro capacità di esprimere tratti chiave per la promozione della crescita vegetale (PGP), con particolare attenzione alla produzione di siderofori &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Questi composti, infatti, svolgono un duplice ruolo: migliorano la nutrizione della pianta rendendo il ferro del suolo più disponibile e competono con i patogeni fungini per questo elemento essenziale, limitandone lo sviluppo &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Tra i ceppi selezionati, caratterizzati tramite sequenziamento del gene 16S rRNA e spettrometria di massa MALDI-TOF &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;, figurano specie appartenenti ai generi &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Bacillus&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Micrococcus&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Lysinibacillus&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; e &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Priestia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. I risultati hanno evidenziato che:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;ul&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La produzione di siderofori era spesso correlata a una maggiore attività antagonista contro patogeni fungini &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;li&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;La solubilizzazione del fosfato, invece, sembrava associata a una maggiore soppressione del batterio &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;P. savastanoi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;/li&gt;&#13;&#10;&lt;/ul&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Questo suggerisce che diversi tratti PGP contribuiscono selettivamente alla soppressione di specifici tipi di patogeni &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Attività antagonista: due ceppi promettenti&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I saggi di inibizione hanno rivelato che solo due dei nove ceppi selezionati – &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Bacillus mojavensis OliA 54&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; e &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Bacillus amyloliquefaciens CtA 59B1&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; – hanno mostrato un&apos;attività inibitoria misurabile contro &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Pseudomonas savastanoi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Entrambi i ceppi hanno prodotto aloni di inibizione espansi progressivamente durante l&apos;incubazione, con &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;B. amyloliquefaciens&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; che ha mostrato un&apos;attività precoce più forte e &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;B. mojavensis&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; che ha raggiunto livelli comparabili nelle fasi successive &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Particolarmente interessante è il fatto che questi due ceppi, insieme ad altri tre isolati, hanno dimostrato attività inibitoria anche contro &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Venturia oleaginea&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, indicando un potenziale antagonista ad ampio spettro &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Come evidenziato in altri studi, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Bacillus&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; spp. sono noti per produrre lipopeptidi antimicrobici come surfactine, iturine e fengicine, che possono sopprimere i patogeni batterici indipendentemente dalla competizione per i siderofori &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Inoltre, la produzione di acidi organici associata alla solubilizzazione del fosfato può creare un ambiente rizosferico sfavorevole ai patogeni &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Dinamiche del microbioma suolo: l&apos;arricchimento degli Actinobatteri&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Sebbene le analisi di alfa e beta diversità non abbiano rivelato differenze statisticamente significative tra le fasi fenologiche, l&apos;analisi di abbondanza differenziale (ANCOM-BC) ha identificato cambiamenti fenologia-dipendenti in specifici taxa batterici &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Un dato di particolare rilevanza è l&apos;arricchimento del phylum &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Actinobacteria&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; durante la fase di formazione dei frutti, con un aumento significativo di generi come &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Saccharothrix&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Phytomonospora&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; e membri delle &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Micromonosporaceae&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Questo risultato è coerente con studi che evidenziano come gli attinobatteri siano caratterizzati da un&apos;elevata versatilità metabolica e dalla capacità di produrre metaboliti secondari bioattivi con attività antimicrobica &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Il loro arricchimento durante l&apos;allegagione suggerisce una riorganizzazione funzionale del microbioma del suolo, probabilmente legata a cambiamenti nell&apos;esudazione radicale e a una maggiore attività metabolica, che potrebbe tradursi in una maggiore capacità soppressiva nei confronti dei patogeni in questa fase fenologica critica &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Al contrario, taxa fermentativi e anaerobi come &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Clostridium&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; e &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Planctomicrobium&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; hanno mostrato una riduzione, probabilmente in risposta a cambiamenti nella disponibilità di substrato e nell&apos;aerazione del suolo &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;h2&gt;&lt;span&gt;Conclusioni e prospettive per un&apos;olivicoltura sostenibile&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;Lo studio dimostra come i suoli olivicoli ospitino comunità microbiche diversificate con un potenziale antagonista significativo nei confronti dei principali patogeni dell&apos;olivo &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. L&apos;integrazione di approcci colturali-dipendenti e di sequenziamento ad alta risoluzione si conferma una strategia vincente per identificare non solo i gruppi microbici chiave, ma anche per validare sperimentalmente le loro attività antagoniste e di promozione della crescita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;I risultati evidenziano che l&apos;efficacia del biocontrollo non è associata a un singolo tratto funzionale, ma piuttosto a combinazioni specifiche di meccanismi la cui rilevanza varia a seconda del patogeno bersaglio. Questo sottolinea l&apos;importanza di sviluppare strategie microbiche mirate per specifici contesti patologici, piuttosto che affidarsi a soluzioni di biocontrollo generalizzate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&#13;&#10;&lt;p class=&quot;ds-markdown-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;L&apos;uso di microrganismi autoctoni adattati agli agroecosistemi olivicoli emerge come una promettente strategia per una gestione sostenibile e rispettosa dell&apos;ambiente &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;. Come sottolineano gli stessi autori, i prossimi passi cruciali saranno la validazione dell&apos;efficacia dei ceppi selezionati in condizioni di campo e in serra, nonché l&apos;elucidazione delle loro interazioni all&apos;interno delle complesse comunità microbiche del suolo &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7qEmaWWJ/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
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   <title>Controllare le patologie dell&apos;olivo grazie ai batteri indigeni del suolo</title>
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   <category>L&apos;arca olearia</category>
   <author>&lt;a href=&quot;https://www.teatronaturale.it/autore/r-t.htm&quot; class=&quot;autore&quot;&gt;R. T.&lt;/a&gt;</author>
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   <dc:date>2026-06-27 12:00:00</dc:date>
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