Editoriali

Colpi bassi

19 aprile 2008 | Stefano Tesi

Per una volta non sono d'accordo con Luigi Caricato. O meglio, tendo forse a vedere la cosa da una prospettiva diversa. Mi riferisco, ovviamente, all'editoriale di sabato scorso su "l'espresso al veleno" servito al mondo vinicolo italiano: link esterno

Che le notizie clamorose o apparentemente tali vengano sparate in prima pagina, con titoli ad effetto, è una regola che accomuna la stampa di tutto il mondo. E che i giornali escano su certi argomenti in concomitanza con fatti o eventi importanti dello stesso settore per suscitare più clamore, attirare più attenzione e vendere più copie, anche. Non fingiamo di scandalizzarci. Sarà cinico, immorale, ipocrita, ma è così, lo sappiamo tutti benissimo.

E' un meccanismo inarrestabile. Fa parte, se non delle regole, delle consuetudini del gioco. Del resto, quando le notizie sono clamorosamente positive nessuno si preoccupa troppo, il lettore per primo, di verificarne o di avere garanzia del fondamento: le si prende per buone, ci si pavoneggia e basta.

Da un altro lato, nel mondo del vino ci si indigna - giustamente! - per questo colpo basso tirato alla cieca contro tutti. Ma la cronaca ci ha abituato a decine di altri colpi bassi tirati nel mucchio, in cui l'opinione pubblica e la curiositò popolare hanno sguazzato senza che nessuno, tranne ovviamente i diretti interessati, prendesse le distanze da quello che accadeva: è il caso delle inchieste giudiziarie sui più disparati filoni finite dopo enorme clamore nel nulla, ma che hanno tenuto per mesi in galera gente magari poco simpatica all'opinione pubblica (da Corona a Vittorio Emanuele), risultata però alla fine prosciolta dalle accuse. Gente che comunque ha avuto la reputazione, la vita, il lavoro rovinati da un'alluvione di questioni private, del tutto irrilevanti ai fini delle inchieste, messe in piazza da intercettazioni di dubbia liceità e di certamente illecita divulgazione.

Ora è toccato al mondo del vino. Nel quale, ammettiamolo, qualche magagna c'era. Così come c'è, lo sappiamo benissimo, in qualsiasi altro comparto o quasi del nostro agroalimentare, a cominciare dall'olio. Ciò vuol dire che tutto è marcio? Naturalmente no. Chi ha scritto e titolato in modo esagerato o errato certe cose sui giornali se ne assumerà la responsabilità, come dev'essere nel nostro mestiere, e se risulterà che è andato oltre, pagherà. Ma questa è una questione giudiziaria, non giornalistica.
Non mi piace, lo ammetto, la doppia morale in base alla quale si predica una teoria, ma si assiste inermi e si fa parte di un mondo in cui la pratica è diversa.

Fanno bene dunque i produttori di Brunello, ad esempio, a risentirsi se il caso dei vigneti irregolari viene abbinato a quello del vino adulterato. Fanno benissimo a rettificare e a fare i loro distinguo. Ma da parte loro è, da un lato, un po' ingenuo credere che non andasse a finire così; dall'altro, oltre che a negare recisamente le adulterazioni dovrebbero anche spiegare meglio la faccenda dei vigneti "misti", i cui contorni restano tuttora fumosi e non privi di incongruenze. In fondo, per paura della diossina nelle mozzarelle, molti tedeschi hanno disdetto le vacanze sul Lago di Garda e molti americani hanno rinunciato alle ferie in Toscana: a Montalcino scoprono ora (dopo, diciamolo, averne anche beneficiato per anni) che il sistema dell'informazione è un tritacarne? Siccome non sono tonti, forse fanno finta di non capire.

Ecco perchè dico che forse bisognerebbe essere tutti più realisti e prendere il mondo in cui viviamo per quello che è. Come si vede, alla fine, il mio punto di vista non è poi così diverso da quello di Luigi Caricato. Cambia solo la prospettiva.

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