Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di C. S.
Anche in Italia ci sono aziende agricole che permettono ai consumatori la raccolta “ad uso personale” di ortofrutticoli, naturalmente a pagamento, ma sempre con un notevole risparmio rispetto alla spesa che si fa nei punti di vendita.
Questa usanza è nata negli USA fin dal 1936, quando ci fu la grande depressione, i prezzi alla produzione degli ortofrutticoli non erano più remunerativi e gli agricoltori lasciavano i prodotti sui campi, per cui diventava conveniente che alla raccolta pensassero i consumatori.
Anche, in Italia, nel 2004, a causa della sovrapproduzione e del calo dei consumi molti agricoltori lasciarono sugli alberi pesche e nettarine perché non conveniva pagare la manodopera per raccoglierle.
In ogni caso, in base al decreto legislativo n. 228/2001 l’agricoltore può vendere al dettaglio i prodotti provenienti “in misura prevalente” dalla propria azienda senza essere soggetto alle norme sul commercio, oltre a prodotti di altra provenienza.
L’agricoltore può vendere i propri prodotti, compresi sott’oli, sott’aceti, salumi, formaggi, marmellate, salse di pomodoro, eccetera (art. 2135 Codice civile) e perfino animali da cortile (DPR n. 495/1997).
Fonte: Unione nazionale consumatori, Emanuele Piccari
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