Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di Monica Sommacampagna
Può il vino portare la pace nel mondo? Un piccolo contributo lo offre il progetto “Vigna della Pace”, frutto della collaborazione tra l’Associazione imprenditori per la pace e il Consorzio Agrario di Siena. Parliamo di un’iniziativa che, per quanto limitata a una piccola area della Toscana, assume un suo rilevante e più ampio significato sia sul piano umano che simbolico.
“Vigna della Pace” richiama in Italia giovani provenienti da Paesi in conflitto in Medio Oriente, nel Caucaso, nei Balcani, nella Sierra Leone e nella Federazione Russa. Potenziali “nemici” affrontano un percorso formativo di studio e si trovano per la prima volta a lavorare insieme, nel magnifico paesaggio toscano, per produrre un vino che nasce per essere “testimone di pace e riconciliazione”.
Gli studenti convivono nel borgo medievale di Rondine, (di qui il nome dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace, attiva per promuovere lo Studentato Internazionale), in provincia di Arezzo, e sperimentano una vita di formazione e di interscambio, imparando a conoscersi e a rispettarsi. Una volta completato il ciclo di studi (corso di laurea o master presso le Università di Firenze e di Siena) rientrano nel Paese di origine per testimoniare nei luoghi del proprio impegno professionale e civile la concreta possibilità di dialogo.
“Abbiamo dedicato a questi ragazzi una porzione di vigneto da vendemmiare ogni anno” ci spiega Alessio Pianigiani, responsabile della comunicazione del Consorzio agrario di Siena. Il risultato è un vino Igt rosso a base di Sangiovese e Colorino che viene venduto dall’associazione Rondine Cittadella della Pace per fini benefici”. Il vino, giunto al suo secondo anno di produzione, viene commercializzato attraverso aste in formato Magnum e in serie numerata. Se l’annata 2008 era dedicata al Caucaso, il 2009 si rivolge al Medio Oriente.
Il sommelier Luca Martini, nominato miglior sommelier 2009, lo ha descritto come un rosso “con una veste rubino viva, dai sentori di violette in fiore, ciliegia toscana, piccole prugne e complesso”. Ma le parole più belle le ha utilizzate per l’abbinamento: “con il cuore, la solidarietà, la passione e l’amore per tutte le persone meno fortunate di noi…”.
Ulteriore aspetto positivo: il vino è stato omaggiato l’anno scorso a papa Benedetto XVI e viene di norma regalato ai capi di stato dei Paesi in guerra. In questo caso, è proprio il caso di dirlo, più che dire che in vino veritas, possiamo commentare con soddisfazione che in vino pax.
di Monica Sommacampagna
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