Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di Ada Fichera
Quando il nemico si chiama “anoressia”, la battaglia è sempre una delle più difficili da combattere, e soprattutto una delle più tristi sia nei suoi contorni sia per le sue inspiegabili vittime.
Il tutto diventa ancora più scioccante se “l’avversario” si accanisce sui bambini.
È il caso di anoressia che in questi giorni ha riempito le pagine dei quotidiani catanesi, ma che, più in generale, ha scosso le coscienze ed ha fatto riflettere l’opinione pubblica.
Stiamo parlando della bambina di 7 anni, in cura presso l’Uo dell’Asl 3 di Catania: un caso limite che testimonia che, anche i bambini, seguendo i modelli degli adulti, purtroppo sprofondano nell’anoressia e, talvolta, nella bulimia.
È scioccante pensare che una bambina di soli 7 anni, la quale dovrebbe avere solo pensieri riguardanti il gioco, lo svago e la scuola, possa avere un rapporto tanto conflittuale con la sua immagine e con il cibo, da cadere nell’anoressia.
Colpisce, quindi, come i modelli pubblicizzati dai media influenzino anche i più piccoli.
Di recente, anzi, la televisione ha intrapreso una campagna contro l’anoressia e gli altri disturbi alimentari, ma ogni qualvolta che ci si trova davanti al teleschermo, mentre è in onda una delle trasmissioni che trattano questa tematica, diviene lecito porsi una domanda: che senso ha mettere insieme molti personaggi, anche quotati o noti, che obiettivamente portano avanti teorie particolarmente valide ed apprezzabili, se poi basta entrare in qualsiasi negozio d’abbigliamento per rendersi conto (e lo confermano gli stessi negozianti) che le taglie di stagione in stagione sono sempre più piccole? Che senso ha riempirci di “belle parole” e di studi sulla psicologia degli anoressici, se poi le taglie un tempo “normali” rientrano già nelle taglie “conformate”?
È ciò che succede fra gli adulti ed è il medesimo fenomeno che si ripete anche nell’universo infantile. Ecco perché ormai non è difficile incontrare delle bambine che sin da piccole calcolano le calorie e fanno conflittualmente i conti con l’ago della bilancia!
Certo educare i piccoli ad una corretta alimentazione e a non eccedere a tavola, è altamente positivo, ma gli eccessi o un’attenzione smodata all’immagine o una esagerata diffusione del concetto di “bello = magro”, è contro-producente e senz’altro nociva.
A questa si aggiunge spesso anche la diffusione di una nuova patologia: l’ortoressia, ovvero l’ossessione del cibo sano, sempre più comune fra coloro che, seguendo regimi falsamente “salutisti” ed evitando alcuni cibi o analizzando in modo maniacale i dettagli di qualunque alimento, finiscono per ammalarsi. L’ortoressico infatti preferisce persino non mangiare pur di non ingerire cibi che considera contaminati o che crede possano nuocere alla sua salute.
La crescente importanza dell’alimentazione nei confronti della salute ha fatto sì che molti modelli alimentari perdessero il senso dell’equilibrio nel tentativo di arrivare in modo automatico al benessere psico-fisico. Motivazioni alimentari, psicologiche, etiche, supportate a volte da tradizionalismo o spinte commerciali, hanno creato un’infinità di modelli differenti, spesso in conflitto. È una sorta di salutismo irrazionale.
…E pensare che, negli anni Venti, James Joyce, nel suo Ulisse, scriveva: "…le curve sono la bellezza…".
di Ada Fichera
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