Salute
Cibo hi-tech modificando la dieta animale
Tra le tante novità al Cibus il formaggio pecorino anti colesterolo, con il 15% in meno di grassi saturi, con oltre il 300% di acido linoleico coniugato) in più
15 maggio 2010 | C. S.
La scoperta è dei ricercatori dellâUniversità di Cagliari e del Centro per le malattie dismetaboliche e l'arteriosclerosi del Brotzu, assieme alla Regione Sardegna e alla Camera di Commercio di Cagliari.
I ricercatori hanno dimostrato come, grazie a unâalimentazione delle pecore a base di semi di lino, si possa produrre un formaggio dallo stesso sapore con il 15% in meno di grassi saturi, con oltre il 300% di CLA (acido linoleico coniugato) in più, elemento essenziale per combattere il colesterolo.
Non solo. Secondo gli studi infatti questo tipo di pecorino può contenere fino al 200% in più di omega 3 rispetto al formaggio normale. Un ritorno alla natura, che contribuisce anche alla prevenzione di tumori, grazie alla presenza dellâacido linoleico coniugato, l'omega 3 e lo iodio che hanno proprietà antinfiammatorie e antitumorali. Nella sperimentazione clinica, il formaggio arricchito è stato distribuito a volontari a basso rischio cardiovascolare e moderatamente ipercolesterolemici e ha dimostrato non solo lâabbassamento della colesterolemia ma anche che 90 grammi al giorno di quel formaggio non fanno aumentare il peso.
Secondo lâassessore regionale dellâAgricoltura Andrea Prato, la fiera di Parma è lâappuntamento migliore per presentare questa e altre novità dalla Sardegna: âUnire sapori, tradizioni millenarie allâinnovazione: questa è la linea adottata dalla Regione per promuovere il made in Sardegna. Il pecorino anti-colesterolo va proprio in questa direzioneâ.
Apprezzamento è stato dimostrato anche dal critico gastronomico Edoardo Raspelli âFinalmente grazie alla ricerca un formaggio che si può mangiare senza lâossessione della dieta e che fa addirittura bene. Ora il formaggio non è più un peccato mortale e si coniuga con storia, tradizione e genuinità , elementi unici che possiamo trovare solo in Sardegnaâ.
Una scoperta che presto si tradurrà in realtà con un marchio collettivo di certificazione e un disciplinare specifico: per questo la Camera di Commercio di Cagliari ha già stanziato 30mila euro.
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