Anno 16 | 22 Ottobre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Ora l'olivicoltura spagnola pensa alla biodiversità

Dopo aver spinto per anni su un modello industriale di olivicoltura, ora la Spagna fa i conti con i primi problemi ambientali, dovuti anche ai cambiamenti climatici. Solo il 2% degli olivicoltori ritiene possibile perseverare nel puro modello produttivistico

Ora la Spagna si butta sulla biodiversità e sulla sostenibilità ambientale.

Dopo aver promosso per diversi piani olivicoli nazionali un modello iperproduttivistico ed aver creato la regione più olivetata al mondo: l'Andalusia, ora si cerca di risolvere i problemi che questo sistema ha generato.

Secondo il preambolo del progetto di ricerca Life Olivares Vivos, l'olivicoltura iberica rischia seriamente a causa dei cambiamenti climatici poiché è alto il tasso di erosione del suolo e basso il tasso di biodiversità nelle aree olivetare, così esponendo a maggiori rischi fitoiatrici.

Il progetto di ricerca, coordinato da Seo/Birdlife, è stato avviato in una ventina di aziende agricole dimostrative in varie zone della Spagna e mira a introdurre sistemi agronomici sostenibili, come l'inerbimento almeno interfila, e la creazione di bordature che possano favorire la creazione di agroecosistemi più complessi.

Ma quanti olivicoltori spagnoli potrebbero seguire le indicazioni che giungeranno da questo progeto di ricerca?

Fino al 94%, secondo un'indagine condotta su un campione di 640 olivicoltori di Jaén, Cordoba, Siviglia, Malaga, Granada e Almeria, ma ad alcune condizioni, ovvero che i nuovi sistemi contribuiscano a migliorare la redditività e siano sostenuti attraverso la Pac, ma solo dopo che i risultati del progetto dimostrino l'efficacia del metodo.

Molto alta la percentuale di agricoltori disposta a migliorare gli spazi improduttivi (fossi, capezzagne, vie poderali...) rivegetandoli con specie autoctone, sia erbacee che arbustive. A questa percentuale elevata si aggiunge un altro 20% che sarebbe disposto a sviluppare queste azioni solo quando saranno disponibili i risultati del lavoro di recupero della biodiversità intrapreso da Olivares Vivos in una ventina di aziende agricole dimostrative (l'indagine è stata effettuata all'inizio del progetto).

La percentuale si avvicina al 90% se si garantisce che tali modifiche avranno un impatto sulla loro redditività.

Se poi vi fossero compensazioni finanziarie, ad esempio attraverso il sostegno della politica agricola comunitaria (Pac), la percentuale salirebbe al 94%.

Gli olivicoltori sono insomma preoccupati di lasciare la strada vecchia per la nuova sconosciuta, pur ritenendo insoddisfacente il modello creato: solo il 2% degli intervistati continuerebbe a scommettere sulla gestione produttivista attualmente in atto.

La maggior parte degli agricoltori è inoltre consapevole del fatto che la fauna selvatica negli oliveti è diminuita. Infatti, il 69% degli intervistati ritiene che l'oliveto stia attraversando una crisi ambientale che ha causato una forte perdita di biodiversità.

di T N
pubblicato il 10 agosto 2018 in Tracce > Mondo

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