Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
Ci sono libri che aprono lo sguardo al futuro facendoci guardare con occhio curioso al passato. Per la casa editrice Clueb di Bologna è stato pubblicato qualche tempo fa un volume ancora in catalogo che ci fa capire molto dell’attuale corso delle cose, per quanto concerne il mondo vitivinicolo italiano. Dalla vite al vino è il titolo dell’opera curata da Jean-Louis Gaulin e Allen Grieco, che scandaglia Fonti e problemi della vitivinicoltura italiana medievale, come appunto recita il sottotitolo.
Il lavoro, dal taglio accademico, raccoglie i contributi di sei studiosi che si soffermano sulla terminologia vitivinicola dei lessici; affronta questioni su cui ancora oggi noi ci interroghiamo, fermi al solito bivio che porta da un lato alla ricerca della qualità e dall’altro alla ricerca del massimo rendimento; ma nel libro si argomenta anche intorno ai recipienti del vino, attraverso una argomentata indagine sulla iconografia di quei secoli; fino addirittura a confrontarsi con il naso esperto di Simone Prodenzani, sommelier ante litteram che indagava sui migliori cru del momento; per concludere infine con i sapori del vino, approfondendo la questione del gusto e dei criteri di scelta.
Insomma, a leggere il libro con la giusta attenzione, si scopre che noi siamo ciò che siano stati. Il presente, come ben si sa, è il frutto di stratificazioni di comportamenti e di continue acquisizioni. C’è stata però una carenza in fatto di studi legati al vino, e questo libro riesce abilmente nell’intento di consegnarci la memoria di quei secoli, dell’alto e basso medioevo, che nessuno aveva mai indagato finora. La storiografia aveva infatti indugiato solo sulla produzione e sui commerci, ma mai sul prodotto finito e sui gusti dei consumatori. Ora finalmente si conosce in modo egregio la realtà del vino in tutti i suoi aspetti.
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