Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it

Teatro naturale

pubblicato in Tracce > Libri
il 29 Marzo 2008 TN n. 13 Anno 6

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"L'eleganza del riccio", un sorprendente romanzo di Muriel Barbery

In un palazzo parigino si incrociano le vite di ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. E di due donne. Cosa può accadere in un microcosmo così esclusivo con una portinaia brutta e l'alito di un mammut?

di Antonella Casilli

Antonella Casilli

Anche la critica seria talvolta scivola nei luoghi comuni. E' trendy, ora, sospettare delle capacità narrative dei francesi di ultima generazione.
Personalmente ritengo che la commedia umana di balzacchiana memoria in patria ha una degnissima erede in Muriel Barbery, autrice di L’eleganza del riccio edito in patria da Gallimard e in Italia per i tipi di e\o.

In patria ha scalato le classifiche e ha vinto numerosi premi tra cui il Prix Georges Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007 e il Prix des Libraries 2007.
In Italia, sempre a a conferma della discrasia esistente tra pubblico e critica, è
un long sellers assestato da notevole arco tempo nei primi posti in classifica dei libri più venduti eguagliato da pochi italiani ed ancor meno stranieri.
La traduzione dal francese è a cura di due traduttrici che mirabilmente sono riuscite a rendere assolutamente scorrevole e fluida la lettura.

La trama è strutturata sull’alternanza delle voci narranti Renèe e Paloma, i due ricci la cui eleganza si esprima, appunto nella barriera di aculei che permette di coltivare la grazia e la bellezza al riparo degli occhi degli altri.

Siamo a Parigi, al numero 7 di rue de Grenelle, in un bel palazzo privato vive, sola con un gatto vive Renèe una vedova cinquantaquattrenne bassa, brutta e grassottella o meglio è così che lei stessa si vede.
E’ una donna Renèe che alimenta lo stereotipo della portinaia povera in un palazzo di ricchi, in verità è una donna dalla vastissima cultura autodidatta
celata rigorosamente dietro una barriera di aculei, del riccio appunto.

Piccole distrazioni di Renèe vengono celate da quella che lei definisce la “forza di pregiudizi millenari”. Gli inquilini sfilano, con tutta la loro umana varietà dinanzi alla guardiola, regno di questa donna “tradimento costante del suo archetipo”.

Renèe è disposta a tutto pur di difendere la sua privacy ed infatti mentre la televisione bercia sciocchezze per teste di rapa trasmettendo inaudita lei con un lettore DVD va in estasi per film di registi quali Visconti, Wenders e Ozu.
Gli stessi inquilini sono il bersaglio dell’ironia di Paloma, l’altro riccio, una ragazzetta tredicenne figlia di ricchi inquilini che vuole uccidersi per non diventare come tutti gli adulti di sua conoscenza pesci rossi in una boccia.

Paloma è convinta che convenga darsi da fare per celare la propria intelligenza e lei copia i comportamenti degli altri.
Gli eventi ordinari sono trasformati in indizi di ricerca che prima catturano il lettore e poi lo seducono con le lusinghe dell’intelletto.
Mentre Paloma è un tantino irritante Renèe è assolutamente irresistibile con una scala di valori, tarata sulla cultura misura se stessa e gli inquilini dando luogo al suo riscatto sociale.
I due personaggi in incognito, uniti d uno sguardo ironicamente disincantato
interagiranno grazie all’arrivo di un ricco giapponese che riuscirà a svelare anime e smascherare dolorosi segreti.



Muriel Barbery, L' eleganza del riccio, traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia PoliEdizioni e/o, pp. 384, euro 18

di Antonella Casilli

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il 29 Marzo 2008 TN n. 13 Anno 6

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