Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di Antonella Casilli

C’è un artista italiano, l’unico, probabilmente, che può permettersi di scalare le classifiche e contemporaneamente proporsi come autore colto e raffinato. Occasione imperdibile, per tuffarsi nell’esperienza straordinaria dell’affascinante autore e cantautore Roberto Vecchioni è rappresentata dalla duplice uscita del cd Di rabbia e di stelle ed il libro, edito da Frassinelli, Di sogni e d’amore.
Elemento comune è la parola incastonata nelle dimensioni a lui più congeniali
il sogno ed il ricordo, ovvero la chiusura del cerchio, ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, il ricordo e la speranza.
Presenta tensioni che hanno per sfondo le occasioni mancate, gli affetti, le
cose perdute, o ritrovate.
Il linguaggio caratterizzato da un eclettismo che spazia da ironia e humor a catarsi e, spesso attinge da miti e trame storiche rese attuali come parabole.
Penso al brano "Il cielo di Austerlitz" il cui testo si riferisce al ferimento del principe Aandreij in Guerra e pace di Lev Tolstoj.
Non possiamo, per ovvie ragioni, soffermarci a parlare di ciascuno dei singoli brani del cd; scelgo questo perché, dopo aver visto la trasposizione televisiva di Guerra e pace, impunemente epurata da qualsivoglia moto dell’animo e ridotta a fiction in costume, grazie al brano di Vecchioni, almeno ad uno dei personaggi di Tolstoj si restituisce la dignità del pensiero "sono
caduto….\ Sopra di me c’è soltanto il cielo \ e in cielo scorrono gli anni e i mesi\ nessun ricordo sembra più vero\ tra gli urli altissimi dei francesi\ sono caduto sulla mia vita \sprecata a credermi onnipotente\ chè tutto è vano su questa terra\ e tutto è niente\....".
La maestria stilistica di Vecchioni dà modo di apprezzarne tutta l’abilità virtuosistica ma ascoltandolo e leggendolo si capisce, come suggerisce egli stesso che la tecnica non è essenziale, quello che vale è il lungo viaggio nella coscienza acquistata gradualmente.
Anche attraverso un percorso di dolore metabolizzato in strofe, come egli
stesso dice nella prefazione del libro "… soffrendo quella consapevolezza di un distacco continuo da alcuni momenti per altre stagioni…".
La parola in Vecchioni diventa storia, emozione, ogni singola strofa contribuisce a creare la consapevolezza di cui parla staccandosi da rumore di fondo del contingente di una società ormai assuefatta a tutto.
di Antonella Casilli
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