Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di Elvira Battaini
Ho letto il romanzo di Luigi Caricato come si osserva un quadro. L’olio della conversione dovrebbe essere di un colore dorato. Invero, già dalle prime righe sono rimasta stupita e affascinata dal vocabolario e dall’uso del colore.
Le parole sembrano perdersi in un silenzio irreale, non lasciano più tracce. Ti sembra di essere in un notturno e d’improvviso ti accorgi invece che è giorno, dovrebbe essere giorno; ma si prosegue nella lettura (notturna, sì, perché il soggetto è un notturno caravaggesco, con fitte ombre e chiaroscuri seicenteschi) ed è tutto un rincorrersi di eventi che si susseguono.
Accade come per la tela di Rembrandt, il “bove squartato”. Come nel dipinto, il vero soggetto sono le masse vivide, sanguinolente e palpitanti, delineate su uno sfondo oscuro. Nel libro di Luigi Caricato il tono delle pennellate è succulento e ruvido, tale da ravvivare l’effetto della luce. Il soggetto del romanzo è nello sbattere impetuoso di ombre e di luci. L’interesse vero non è però quello propriamente agiografico. Sì, interessa e coinvolge la vita di un santo, di Giuseppe da Copertino; ma la trama va oltre, fino a raccontare tante diverse storie di uomini, di terre e di ulivi. Uomini come ulivi, come gli ulivi contorti e sofferenti. Dai frantoi uscirà però l’olio, puro e trasparente. L’olio è il frutto prezioso delle piantagioni umane. La conversione è il frutto di questo lento processo.

Luigi Caricato, L’olio della conversione, edizione scolastica a cura di Antonella Casilli, con un saggio di Alfonso Pascale e una nota di Daniela Marcheschi e Giuseppe Pontiggia; Besa, pp. 192, euro 10

Luigi Caricato, L’olio della conversione, Besa, pp. 204, euro 14

di Elvira Battaini
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