Anno 10 | n. 20 | 23 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
La forza della poesia è interiore, poi viene la forma a dare corpo e visibilità, a rivestire con parole, sentimenti ed emozioni, paure e sensi di solitudine.
Leggendo i versi di Luciana Maffei si ha la certezza che la battaglia tra forma e contenuto è tutt'altro che facile e scontata.
Il ritorno, edito da Nicola Teti, è il titolo del libro che la poetessa ha voluto dare a tutto un percorso della sua vita dedicato alla scrittura.
A precedere i versi c'è una premessa che fa da "avvertenza": "Questa raccolta – si legge - porta la traccia delle mia storia, il destino di una spinta alla scrittura precocemente manifestata e coltivata tra stenti, poi a lungo frenata, negata sotto il peso delle parole".
E' quasi una dichiarazione d'intenti, anzi lo è a tutti gli effetti. Più avanti l’autrice si scopre in modo ancora più esplicito: "scrivere di poesia fu per me un dovere onnipresente e faticoso, che ogni situazione, ogni paesaggio o stagione, ogni fatto quotidiano o sentimento richiamavano come imponendolo".
E' evidente che la Maffei tenda per sua natura a scoprirsi, a mettere le carte in tavola, sotto lo sguardo di tutti.
In questo, va detto, è poetessa dentro, sin nell'anima.
Non è puro atteggiamento narcisistico, il suo, come capita spesso di notare in altri autori. Qui i versi scavano nella carne, nel dolore dei giorni, nelle paure, nelle solitudini più tremende. Ogni parola scende nel profondo nucleo della vita, tentando di esplorare i percorsi meno praticati e oscuri, i più intricati e grovigliosi.
Piace, leggendo la Maffei, lo spirito di immediatezza, la spontaneità disarmante che scaturisce dai suoi versi. Il suo annuncio posto in apertura poteva essere evitato, ma è sincero e perciò fa apprezzare di più i testi in tutta la loro nuda e cruda verità. Dice il vero la Maffei quando sostiene che scrivere è fatica e implica una immersione nel dolore.
Un concetto su cui è bene riflettere, perché sta proprio qui, se vogliamo, il senso stesso dello scrivere. La scrittura è un percorso etico oltre che interiore.
Protagonista è la memoria, con la quale si ripercorre il sogno e la realtà, sino a svelare ogni minuscola storia minima, familiare. Sono viaggi di ricognizione, esperienze che hanno segnato l’anima facendosi materia viva, palpitante:
"Se ripenso al colle
sventrato dalla strada,
ai muri a secco demoliti
che s’inerpicavano,
alle vigne tagliate,
ai padiglioni e le piccole ville
fatti macerie,
sento come se un pezzo del nostro corpo
fosse stato tolto:
e la beffarda coscienza che nei sogni
delude i desideri
mi ripete la notte la terribile ondata
che ha spazzato così tutti i confini".
Le scene sono per lo più agresti: ci sono alberi, roseti, orti, boschi, sentieri e fontane. C’è un paesaggio, e tutto un repertorio di voci, di oggetti e temi, tipicamente crepuscolari, venati di una malinconia struggente e a volte perfino straziante. Questi scenari non sono mai pretestuosi, ma accompagnano un percorso fatto di esperienze forti, dure e implacabili
Il linguaggio spesso si fa “desueto”, come opportunamente ammette nella premessa la stessa autrice, quasi non si volesse accettare il presente e il futuro, ma in fondo in ogni verso del libro si intravede la voglia di canto liberatrice e salvifica, con una forte e coraggiosa tensione emotiva, in certi casi estenuata nei toni, ma tale da far diventare questo libro, una sacra rappresentazione dell’anima:
”Ho vissuto cent’anni
la vita stentata dei miei paesani,
le levate al mattino prima dell’alba,
il rumore dei passi sulle lastre,
i sorsi d’acqua dalle mezzine inclinate,
le anime dei morti la notte
nei vicoli vuoti.

Luciana Maffei, Il ritorno, Nicola Teti Editore, s.i.p.
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