Anno 16 | 24 Settembre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

La questione Breasola e le denominazioni di origine

Carne bovina scaduta dell’Uruguay destinata alla produzione di Bresaola Igp Valtellina. Un serio problema da affrontare, ma le azioni di controllo non affossano, semmai esaltano il significato e il valore delle denominazioni Dop e Igp



Ho appena finito di leggere un lungo articolo sulla scoperta, in un salumificio in provincia di Milano, di carne bovina scaduta proveniente dall’Uruguay e destinata alla produzione di Bresaola della Valtellina Igp per le aziende di questo territorio, e mi sono reso conto dell’allarme che questa scoperta può suscitare e di come essa possa imbrattare l’immagine di un prodotto e del suo territorio di origine e quella dei produttori e trasformatori onesti.

Ma è proprio questo risultato ottenuto dai controlli del Ministero a mettere ancor più in rilievo il valore e il significato delle denominazioni di origine, soprattutto per ciò che riguarda la garanzia offerta al consumatore.

Pensare, come fanno alcuni, che basta indicare la provenienza italiana della materia prima impiegata per risolvere il problema, è solo un modo che porta a banalizzare una questione di primaria importanza. La soluzione è stata trovata dalla Ue, con i suoi regolamenti 2081 e 2082, oggi aggiornati dal 509 e 510 del 2006, e sta nelle denominazioni e indicazioni geografiche protette. Ben 844 nella Ue, di cui 177 (21%) i riconoscimenti italiani.

Si tratta di rafforzare questa strategia della qualità dei prodotti agroalimentari italiani ed europei,soprattutto con politiche di marketing adeguate, sapendo che dietro ogni prodotto dop o igp c’è un territorio con i suoi valori storico-culturali, paesaggistico-ambientali, produttivo-tradizionali, che nessuno può mai riuscire a imitare ma solo a falsificare, fino a quando, però, il consumatore non è informato e fino a quando gli accordi tra i governi non portano alla completa salvaguardia e tutela della origine di un prodotto.
In questo modo si dà spazio alla libertà di scelta del consumatore, che è una questione di civiltà, e alla possibilità di essere garantito della qualità che un prodotto dop e igp è in grado di esprimere.

Si tratta, come dice, il Presidente della Cia Politi, che è anche presidente del Comitato Mediterraneo della Fipa, di porsi “l’obiettivo di fornire un reale sostegno alle produzioni di qualità, di definire ancora meglio le regole di origine, di proteggere le denominazioni e le indicazioni geografiche” e- mi permetto di aggiungere- di promuovere e valorizzare queste eccellenze, dando ad esse tutto lo spazio che meritano per coinvolgere tutti i produttori, in modo da avere quantità sufficienti per affrontare il mercato, e di portare questi produttori a intensificare il dialogo con i consumatori.

Sapendo che le eccellenze riguardano tutti i paesi della Unione europea e che, in questo modo, campagne di comunicazione e informazione su queste produzioni hanno un comune obiettivo:

1. garantire produzioni di qualità che vuol dire un futuro alla nostra agricoltura, visto che sono le uniche che può mettere a disposizione di un mercato globale. Una realtà che vede la crescita del numero delle bocche da sfamare e la forbice aprirsi sempre più tra chi ha la possibilità di mangiare e spendere per farlo nel modo migliore e chi non ha questa possibilità;

2. garantire il consumatore nelle scelte che va a fare per assicurarsi, con un’alimentazione corretta e sana, salute e benessere.
Una scelta culturale, di grande civiltà come dicevo poco prima, ma anche una grande opportunità per la nostra agricoltura; i coltivatori, in particolare i giovani; i territori che, con questi testimoni importanti, possono essere valutati meglio sotto l’aspetto turistico; i consumatori che, oggi più che mai, hanno bisogno di certezze.

Nel caso della Bresaola, il fatto che aziende della provincia di Sondrio (unico territorio indicato per la sua produzione), si rifornissero di bresaola preparata da un’azienda in provincia di Milano, testimonia che le tentazioni degli imprenditori poco onesti sono sempre più all’ordine del giorno in un mondo dove delinquere a volte viene propagandato dai media come un segno di intelligenza e, comunque, di furbizia o di saper fare. Ma è anche vero che quando ci sono indicazioni precise e regole da rispettare con i giusti controlli, questi delinquenti vengono allo scoperto e, speriamo, puniti severamente per il grave danno arrecato ad un prodotto di straordinario valore.

Ecco, i controlli. Una necessità di cui non se ne può fare a meno e che, per l’importanza che rivestono nel percorso della tracciabilità, non possono essere affidati, almeno in questa fase e, comunque, ancora per lungo tempo, a privati, visto che il pubblico ha lavorato bene e, come dimostra l’operazione Bresaola, ha portato allo scoperto malfattori e delinquenti cosi come in altre decine di situazioni similari. Grazie alle regole scritte ed ai controlli previsti dalle Denominazioni e indicazioni geografiche. Ecco perché continuiamo a insistere con il Ministro, on. Zaia, a soprassedere sulla decisioni di voler affidare ad un’agenzia esterna quello che sta facendo con importanti risultati, il suo ministero.

di Pasquale Di Lena
pubblicato il 13 giugno 2009 in Tracce > Italia

ARTICOLI PIÙ COMMENTATI

Caratteristiche chimiche e annata di raccolta sull'etichetta dell'olio d'oliva, più dubbi che certezze

Evviva, sono tornate le truffe olearie! Ecco cosa accadrà all'olio d'oliva italiano

Evitare di filtrare l'olio extra vergine di oliva si può, ma a precise condizioni

Gli olivi devono produrre a costi accettabili: analisi di quelli fissi e variabili

Il tappo antirabbocco per l'olio extra vergine d'oliva va vietato: è pericoloso!