Anno 16 | 21 Maggio 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Il mondo dell'olio d'oliva italiano tra criticità e speranza

Dall'avanzata di Xylella fastidiosa alla vittoria del panel test, dall'alleanza con i consumatori fino alla necessità di trovare, ancora, un metodo per ricercare il deodorato in modo da sconfiggere frodi e contraffazioni. A Bari gli stati generali della Filiera Olivicolo Olearia Italiana

I più importanti rappresentanti dell’olivicoltura italiana si sono ritrovati a Bari, venerdì scorso, per fare il punto della situazione dell’olivicoltura pugliese nel classico appuntamento annuale organizzato dal Consorzio Nazionale degli Olivicoltori e dalla O.P. Oliveti Terra di Bari, la più importante organizzazione di produttori italiana col suo fatturato di quasi 15 milioni di euro.

Produzione, industria, ricerca e politica hanno tratteggiato il futuro del settore olivicolo, stretto nella morsa di problemi, come la xylella e le gelate di febbraio, e di una concorrenza che ogni giorno si fa sempre più agguerrita.

Il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, ha aperto i lavori soffermandosi su tutti i temi dell’incontro, a partire dalla xylella: “Bene ha fatto il Presidente Emiliano ad invocare l’intervento del Governo per accelerare le procedure degli abbattimenti perché il batterio della xylella non si ferma ad ascoltare le chiacchiere di santoni e nullafacenti ma avanza inesorabile verso la provincia di Bari, cuore dell’olivicoltura pugliese e nazionale. Bisogna intervenire in maniera decisa, ma purtroppo dolorosa, perché la situazione è ormai diventata insostenibile”.

Le gelate, invece, che hanno portato il Cno a stimare una riduzione del 60% della produzione e una perdita di un miliardo di euro per la prossima campagna, rappresentano per Sicolo “un problema serio perchè i danni si ripercuoteranno ancora a lungo in quanto molti produttori saranno costretti ad interventi straordinari, come il taglio degli alberi al ceppo”

“La Regione Puglia, che già si è mossa con tre bandi del Psr per la xylella, si attivi rapidamente per delimitare le zone più colpite e chiedere per queste lo stato di calamità naturale – ha proseguito Sicolo -. Venga contestualmente aperto un tavolo di discussione con l’ABI (associazione bancaria italiana), per la sospensione o la rinegoziazione dei mutui in essere e si inizi a pensare, ad esempio, all’utilizzo del regime de minimis, per il quale proprio in questi giorni la Commissione europea ha proposto di aumentare il massimale di aiuto che può essere riconosciuto nel periodo di tre anni da 15.000 a 25.000 euro”.

Sicolo, che auspica maggiori risorse per il Piano Olivicolo Nazionale, ha ribadito di guardare con interesse “all’iniziativa lanciata nei giorni scorsi dalla Banca europea degli investimenti, nell’ambito del cosiddetto piano Junker, nell’ambito della quale sono stati stanziati 400 milioni di prestiti, capaci di mobilitare un miliardo di euro di investimenti per i settori dell’agricoltura e della bioeconomia”.

Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, che è tra gli attori principali della FOOI, la prima filiera olivicola olearia italiana che raccoglie anche industria e consumatori, sta lavorando al progetto di fusione con Unasco che porterà alla nascita della più importante organizzazione della produzione olivicola italiana col 60% di rappresentatività.

“È importante organizzare una filiera olivicola italiana compatta, dall’industria alla produzione, passando per i consumatori ed il coinvolgimento della grande distribuzione che assume un ruolo fondamentale nella commercializzazione di un prodotto italiano e di qualità”, ha ribadito Sicolo.

“Già da diversi mesi stiamo lavorando nel FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana) con Assitol, Assofrantoi, Aifo, Unasco, Unapol, e associazioni dei consumatori per garantire ai consumatori un prodotto di qualità, tracciato dal campo alla tavola, e ai produttori il giusto riconoscimento del loro lavoro”, ha evidenziato il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.

Grande soddisfazione è stata espressa da Sicolo per la battaglia appena conclusa in seno al Consiglio Oleicolo Internazionale sul panel test dove “l’unità della filiera olivicola italiana ha permesso di ottenere un grande risultato per i produttori ed i consumatori”.

“Adesso dobbiamo continuare a tutelare il panel test e spingere l’Europa ad adottare il registro telematico per tracciare il prodotto e garantire la stessa nostra qualità – ha ribadito Sicolo -. Abbiamo il dovere di studiare un metodo anche per ricercare il deodorato in modo da sconfiggere frodi e contraffazioni”.

Gino Canino, Presidente di Unasco, si è invece soffermato sull’importanza della nuova organizzazione della produzione olivicola italiana, che nascerà dalla fusione con il CNO, e che lavorerà con ancora più efficacia per garantire gli agricoltori e i consumatori.

Anna Cane, Presidente del Gruppo Olio d’Oliva di Assitol, si è concentrata sul FOOI, ribadendo come “sia necessario proseguire su questa strada, produzione ed industria non possono stare separati ma devono fare sistema per vincere le sfide del mercato”.

“L’Italia sta registrando un calo dei consumi di olio extravergine d’oliva, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo, e questo trend negativo possiamo invertirlo solo con la qualità – ha sottolineato la Presidente Cane -. I temi cari alla produzione stanno a cuore anche all’industria che vuole rilanciare il prodotto italiano vero e tracciato”.

Agostino Macrì, in rappresentanza dell’Unione Nazionale dei Consumatori, ha invece ringraziato il Cno e tutti i rappresentanti del FOOI per aver coinvolto, per la prima volta, anche i consumatori nel percorso intrapreso tra i protagonisti dell’extravergine d’oliva italiano.

di T N
pubblicato il 09 maggio 2018 in Tracce > Italia

ARTICOLI PIÙ COMMENTATI

L'olio extra vergine di oliva non ha alcun valore

L'ultima fake news nel mondo dell'extra vergine d'oliva: le api fanno l'olio

Tocca a voi, a nessun altro

Dai super esperti alle fake news sull'olio d'oliva, il passo è breve

L'olivicoltura toscana non esiste