Italia

Da Aifo, a macchia d’olio, una rete di frantoi per raccontare il territorio italiano

22 maggio 2013 | C. S.

Il frantoio come un’impresa artigiana di produzione, servizio e marketing che assolve ad una funzione culturale e sociale. A Milano nel corso di Tuttofood l’Aifo, l’associazione italiana oleari ha presentato un progetto di promozione e informazione proiettato verso Expo 2015 nel costruire un network dei frantoi artigiani per raccontare la cultura del territorio attraverso la storia dell’olio dalle olive.

Nel progetto ciascun frantoio verrà supportato dal governo locale per diventare un “hub” per la produzione culturale delle singole produzioni olearie e delle rispettive diversità. La pluralità dei frantoi in rete finirà per comporre un parco virtuale online che aggregherà nel tempo i diversi contributi locali;

il network si avvantaggerà inoltre della possibilità di fare “comparto”, di attivare cioè delle sinergie operative, promuovere strategie coordinate di marketing del territorio, godere di economie di scala negli approvvigionamenti e nella comunicazione oltre a rafforzare riconoscibilità (awareness), identità e potere negoziale del gruppo.

L’operazione che AIFO si appresta a fare è quella di produrre cultura, interpretare la contemporaneità, trattando anche dell’antica tradizione popolare dei territori che danno sapore all’olio, con la consapevolezza che questo sapore antico, prodotto oggi nei nostri frantoi, deve incontrare la cultura di oggi e la deve rappresentare ai visitatori di tutto il mondo.

“L’olio artigiano non è concorrente con quello confezionato dalle aziende industriali. E’ un olio fatto a regola d’arte. E’ un altro prodotto”, hanno affermato i frantoiani riuniti a Congresso lo scorso aprile e hanno lanciato il progetto

“Omero lo chiamava “liquido d’oro”, ma l’olio non solo è un prodotto di lusso, è un prodotto culturale, per tutta la storia e la tradizione che evoca e conserva, e che i frantoi artigiani italiani testimoniano”. Hanno scritto gli autori del progetto Aldo Di Russo e Giampaolo Sodano.

“Ogni sofisticazione alimentare è sempre la violazione di una cultura prima che di una legge ed è questa cultura che desideriamo difendere. La cultura non va evocata come un fantasma del passato, va prodotta, come l’olio”. Ha detto Piero Gonnelli, presidente AIFO.

“Parliamo di cultura e territorio: l’olio, la scelta del vostro olio, diventerà la conseguenza di un codice di comportamento. Se ne venderà di più, in modo cosciente e meditato, non per moda, ma perché contiene il sapore di una emozione. Perché tutta la rete sarà fatta di sapori diversi e la diversità è necessità di conoscenza”. Ha detto Mauro Loy, marketing manager Methos.

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