Italia
Troppe Doc e Docg nel mondo vitivinicolo. Occorre sfoltire
Proprio mentre si celebra il cinquantenario della legge che ha istituito le denominazioni di orgine controllata, ecco la proposta di una rivoluzione. Sfoltirne il numero per puntare invece su pochi e identificati territori
18 maggio 2013 | C. S.
"Dobbiamo avere il coraggio di semplificare e accorpare le denominazioni: avere 11 Doc di Dolcetto non ha più senso. Puntiamo sui territori che, negli anni, hanno vinto sui vitigni: Piemonte, Langhe e Monferrato”. La proposta a sfoltire le 330 Doc, 73 Docg e 119 Igt d’Italia arriva da Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, al convegno “1963-2013 Il vino, la memoria, il futuro. La legge delle Doc compie 50 anni”, organizzato dalla Regione Piemonte e dal Consiglio regionale, con il Comitato promotore dei 50 anni della legge sulle Doc, svoltosi a Torino. La vicenda delle Doc dei vini è stato il tema del convegno durante il quale è stato presentato il libro Figli dei territori, promosso dal comitato per il 50°, per celebrare la ricorrenza e che emblematicamente sintetizza gli scopi del 50esimo, ovvero rievocarne la storia, ricordare i protagonisti e offrire una serie di opinioni e di elementi per stimolare il confronto e le proposte per rafforzare e far crescere la nostra vitivinicoltura. Il libro contiene anche la documentazione completa e aggiornata, regione per regione, di tutti i vini Doc riconosciuti e attualmente rappresentati. Al convegno, oltre all’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Claudio Sacchetto, sono intervenuti Giuseppe Martelli, presidente Comitato nazionale Vini – Ministero Politiche agricole, Andrea Desana, coordinatore comitato promotore 50° legge Doc, Elio Archimede, coordinatore editoriale del libro, Luigi Biestro, direttore Vignaioli Piemontesi, Vittorio Camilla, coautore del libro, Marco Goria, presidente Fondazione Giovanni Goria, e la giornalista Fiammetta Mussio che ha condotto la manifestazione. Il finale è stato dedicato alla rievocazione dei due protagonisti piemontesi della storia della legge sulle DOC: il senatore Paolo Desana e l’onorevole Giovanni Goria, con la simbolica cerimonia di consegna delle targhe alla memoria dei due personaggi ai rispettivi figli: Andrea Desana e Marco Goria.
Paolo Desana fu infatti l’artefice del DPR 930 del 1963, tanto da esserne considerato il “padre”; senatore della Repubblica nella legislatura 1958-1963, Desana ebbe un ruolo da protagonista assoluto nel lungo e difficile processo di preparazione e approvazione della legge, e poi, dal 1966 al 1989, fu il primo, storico presidente del Comitato nazionale vini, organismo del Ministero Agricoltura, attuatore della legge sulle Doc.
L’astigiano onorevole Giovanni Goria fu l’altro successivo protagonista il quale, da ministro dell’Agricoltura, fece approvare la legge n.164 del 10 Febbraio1992 “Nuova disciplina delle Denominazioni di Origine dei Vini”, che rappresenta l’evoluzione del D.p.r. 930 e sulla quale si basa l’attuale sistema delle Doc e Docg.
“Il convegno con i suoi autorevoli interventi, - dice l’assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto - ancora una volta dimostra che quello del vino rappresenta uno dei comparti più importanti, vitali e attivi della nostra economia e della nostra società. I nostri vini, famosi e apprezzati in tutto il mondo, dove vanno in buona parte, per un export che ha raggiunto un valore di quasi 5 miliardi di euro, sono anche simbolo e ambasciatori delle qualità del Made in Italy. Il Piemonte, terra di grandi vini e antiche tradizioni vitivinicole, è parte fondamentale di tale sistema e del processo evolutivo che ha portato l’Italia a diventare paese leader mondiale del vino. Anche per tali motivazioni abbiamo patrocinato e sostenuto tutto il programma del 50esimo della legge sulle Doc, e in particolare il convegno di oggi con il quale, con una punta di orgoglio, abbiamo voluto anche rilevare “la storia molto piemontese” della legge sulle DOC dei vini, ricordandone appunto i due storici protagonisti, senatore Desana e onorevole Goria. Aggiungiamo inoltre che tra i sette che hanno ricoperto l’incarico di presidente del comitato nazionale vini del ministero agricoltura, quattro hanno radici piemontesi: Paolo Desana, Ezio Rivella, Tomaso Zanoletti e, attualmente in carica, Giuseppe Martelli; ed è comunque lungo l’elenco dei tanti piemontesi che in ambito istituzionale, scientifico, produttivo, professionale hanno contribuito e contribuiscono alla straordinaria evoluzione e ai traguardi della vite e del vino.Grazie a questi grandi uomini e al lodevole lavoro dei suoi circa 20.000 produttori il Piemonte si è guadagnato anche sul campo i suoi meriti e valori vitivinicoli; un Piemonte interessato da sempre non alla quantità, ma alla qualità, come dimostrano i suoi 47.000 ettari di vigneto (circa il 7% del vigneto Italia), tutto sito in collina e propaggini alpine e prealpine, dove è preponderante il lavoro dell’uomo, in cui si perseguono con disciplinari basse rese per ettaro che ne esaltano la qualità.Vini tutelati da ben 18 DOCG e 42 DOC (il più alto numero e la più alta percentuale tra le regioni), espressione della vocazione e peculiarità delle tante zone viticole e della ricchezza e biodiversità ampelografica. Vini ad alto valore aggiunto anche per il profondo legame con i territori che contribuiscono ad esaltare come paesaggio agrario e rurale, per l’eccellenza della enogastronomia, per gli aspetti turistici, ambientali, culturali e tradizioni storiche. I nostri vini sono simbolo e ambasciatori del Piemonte nel mondo; sui mercati esteri va il 60% della produzione piemontese che, nel 2012 ha raggiunto un valore di quasi 1,4 miliardi di euro (circa il 30% dell’export agroalimentare piemontese e circa il 16% dell’export nazionale di vino).
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