Italia
Amarone anche su terreni freschi e pianeggianti
Così si snatura la storia di un vino, secondo le Famiglie storiche del'Amarone. Solo la correzione di un refuso risalente al 1968 per Christian Marchesini
18 maggio 2013 | C. S.
“Le modifiche al disciplinare di produzione dell’Amarone approvate dall’assemblea del Consorzio del 10 maggio hanno inferto un duro colpo alla collina, terroir produttivo di eccellenza, oltre che di origine, dell’Amarone. Per questo ribadiamo con forza la richiesta, che doveva essere al centro del tavolo di concertazione tra le Famiglie dell’Amarone e Consorzio, e rimaste inascoltata e disattesa provocando così il nostro ritiro, e cioè che la salvaguardia della qualità dell’Amarone passa necessariamente dalla diversificazione tra collina e pianura, con preminenza della prima sulla seconda”. E’ la replica delle Famiglie dell’Amarone alle chiarificazioni sulle modifiche del disciplinare rese dal Consorzio di tutela vini della Valpolicella nella conferenza stampa di oggi. “Prendiamo atto – dichiara Stefano Cesari (Brigaldara), vicepresidente delle Famiglie dell’Amarone - che la legittimazione produttiva della pianura, frutto della modifica del comma 2 dell’articolo 4 votata dall’assemblea dei soci del Consorzio il 10 maggio scorso, decreterà l’omologazione tra tutte le aree produttive della denominazione e che, da quella data, la collina non esiste più. Questo – prosegue Cesari - è ciò che più ci rammarica: il mancato riconoscimento della ‘superiorità’ della collina, da cui ha avuto origine anche il benessere diffuso per tutto il territorio”.
Un’inversione di rotta nella visione della denominazione, quella attuata dalla modifica del Consorzio che, solo nel 2008, riconosceva la diversità di zonazione attribuendo alla collina il 53%, il 23% alla fascia pedecollinare e il 24% alla zona di fondovalle (http://www.consorziovalpolicella.it/uploads/files/UploadedFile/anteprima_2004Pedron.pdf)
Per Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione: “Le Famiglie dell’Amarone non possono abbassare la guardia su un tema così importante e sul quale abbiamo cercato il confronto anche con il tavolo di concertazione. Leggiamo che il Consorzio dichiara che la modifica al comma 2 dell’articolo 4 “si è resa necessaria per correggere un vizio di forma del disciplinare e per dare una maggior coerenza fra lo stesso e la fotografia reale dei vigneti da sempre esistenti in Valpolicella”. Quindi – aggiunge la presidente - viene implicitamente ammesso il condono tombale che noi avevamo sollevato il 6 maggio. Inoltre apprendiamo che prossimamente il Consorzio convocherà un tavolo interprofessionale, segno che forse qualche problema all’interno della denominazione c’è. Infatti la modifica del disciplinare è stata presa all’unanimità dal CdA del Consorzio e non dall’unanimità dell’Assemblea del 10 maggio che ha registrato il voto contrario non solo delle Famiglie socie del Consorzio ma anche di altri produttori. Il nostro obiettivo – conclude Allegrini - non è, come è stato detto, quello di polemizzare ma ribadire con fermezza la nostra idea di ‘bene per la Valpolicella’. Il dibattito è segno di democrazia e anche di intraprendenza imprenditoriale”.
"Non ci sarà nessun ampliamento della zona di produzione dell'Amarone e degli altri vini della Valpolicella" ha precisato Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.
"Con questa modifica adottata ai disciplinari di produzione - ha spiegato Marchesini - il Valpolicella classico, il Ripasso, l'Amarone ed il Recioto continueranno ad essere prodotti esattamente dove vengono prodotti oggi. Senza modifica circa due terzi delle produzioni avrebbero corso il rischio di non essere più certificate". "In sostanza - ha aggiunto - abbiamo provveduto a correggere un refuso che risaliva all'istituzione del disciplinare, nel 1968. Dopo 40 anni credo che si vada incontro alle esigenze dei produttori e alle richieste del mercato".
Marchesini infine ha precisato che l'assemblea sei soci del Consorzio ha confermato il blocco a nuovi impianti, prolungandolo fino al 2016. E per rispondere alle richieste dei nuovi mercati è stato dato il via libera alla possibilità di produrre Valpolicella e Valpantena con il tappo a vite.
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