Italia

La pecora Olivia per salvare la Sardegna

L'Unione Nazionale Consumatori della regione impegnata a valorizzare i formaggi isolani coinvolgendo tutti, dal mondo pastorale fino ai consumatori

17 marzo 2012 | Romano Satolli

L'Unione Nazionale Consumatori-Sardegna, la prima associazione di tutela dei consumatori nata nell’Isola già dal 1986, è anche la prima ad aver adottato una pecora, appoggiando l'iniziativa di Mario Dessolis, l’allevatore di Mamoiada che, in un periodo di crisi, ha avuto un’idea innovativa per la sua attività di allevatore.

Con questo gesto l'Unione, che da sempre si batte per la diffusione e la tutela dei prodotti tipici della Sardegna, intende sensibilizzare i Media e l'opinione pubblica su un patrimonio che ha assicurato a migliaia di famiglie sarde benessere e ricchezza.

Benessere e ricchezza che purtroppo, in questi ultimi anni, sono state vanificate da una crisi che ha portato all'impoverimento della società pastorale costringendo molti allevamenti al fallimento per il prezzo del latte che non copre i costi di produzione.

Le manifestazioni, anche eclatanti, promosse dal Movimento dei Pastori Sardi hanno fatto conoscere alla politica ed all'opinione pubblica lo stato di profonda crisi e di malessere.

Mario Dessolis ha pensato di far adottare le sue pecore da istituzioni o cittadini di tutta Italia, ma certamente non risolve i problemi generali del comparto ovino sardo.

Purtroppo i sardi, spesso, si fanno del male da soli, e c’è chi e' andato ad impiantare caseifici in Romania (per di più con i contributi del nostro Ministero dell'Agricoltura), utilizzando latte rumeno e bulgaro per produrre formaggi che, guarda caso, sono venduti ed esportati con nomi di fantasia italiani!

Purtroppo i pastori della Sardegna non possono spostare le loro greggi nei Paesi dell'Est, come fecero molti loro avi trasferendosi in Toscana, nel Lazio o in Umbria.

Aggiungasi, inoltre, che i produttori della Sardegna non ci tengono a valorizzare i formaggi con la Denominazione di Origine Protetta (DOP).

Ci sono tre Consorzi di Tutela: del Pecorino Romano, del Pecorino Sardo, del Fiore Sardo.

Ebbene, mentre il primo formaggio e' quasi totalmente certificato altrimenti non e' possibile esportarlo negli USA, le altre due DOP sono certificate in quantità limitate; il Pecorino Sardo meno del 10% della intera produzione.

Se le certificazioni non si richiedono, i Consorzi di Tutela non hanno gli introiti necessari per avere un proprio servizio di controllo a valle, per cui i consumatori non hanno le garanzie di un organismo che certifichi - tramite propri ispettori - il rispetto delle produzioni secondo le norme previste dai disciplinari di produzione, seguendo tutta la filiera fino al consumatore finale.

Con questa iniziativa l'Unione Nazionale Consumatori-Sardegna intende sensibilizzare tutto il comparto, a partire dal mondo pastorale fino ai consumatori, e valorizzazione i formaggi della Sardegna, come fanno per esempio i Consorzi del Parmigiano, dell'Asiago, ecc. Il Consorzio dell’Asiago, addirittura, ha introdotto da questo mese, l’analisi sensoriale basata su sette parametri organolettici!

Si spera che con la pecora "Olivia" l’Unione Consumatori contribuisca a fare uscire il comparto ovino della Sardegna dallo stato di crisi ed aprire un futuro migliore e roseo di speranza per le migliaia di famiglie dell'entroterra della Sardegna, interrompendo lo spopolamento di interi paesi e dare un futuro alle giovani generazioni.

 

 

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