Anno 16 | 21 Ottobre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Sempre negativa la bilancia commerciale agroalimentare italiana

Aumenta l'export, del 3,1%, e diminuiscono le importazioni dello 0,8%. La dinamica contrapposta dei flussi ha determinato la riduzione del deficit per 778 milioni di euro. Rimane sempre un differenziale da 2 miliardi di euro da colmare

I primi sei mesi dell'anno confermano la buona performance dei prodotti agroalimentari italiani sui mercati esteri; le esportazioni nazionali hanno infatti superato la soglia dei 20 miliardi di euro, in aumento del 3,1% rispetto al primo semestre 2017. La dinamica è da ricondurre soprattutto all'industria alimentare che esprime più dell'80% dell'export complessivo e che ha mostrato un incremento del 4,6%, mentre il settore agricolo ha registrato una riduzione dell'export del 3,8% in valore.

L'import di prodotti agroalimentari nel contempo si è ridotto dello 0,8% su base annua, attestandosi a poco più di 22,3 miliardi nel periodo in esame; la dinamica contrapposta dei flussi ha determinato la riduzione del deficit, nella misura di 778 milioni di euro.

I principali mercati di sbocco sono quelli della Ue, con performance positive per tutte le principali destinazioni, soprattutto Germania, Francia e Regno Unito, mentre per Austria e Spagna si registrano dinamiche negative. In ambito UE resta il 66% del valore complessivo dei prodotti agroalimentari esportati, che nei primi sei mesi dell'anno ha raggiunto la soglia dei 13,4 miliardi di euro (+4,2% su base tendenziale).

In ambito extra Ue, l'export, che si attesta attorno ai 7 miliardi di euro, segna una crescita tendenziale complessiva dell'1%; gli incrementi maggiori delle esportazioni italiane sono verso Canada, Russia e Svizzera.

Con riferimento ai principali comparti produttivi, la dinamica delle esportazioni risulta generalmente positiva, con "vino e mosti" e "latte e derivati" che denotano i risultati migliori, mentre una contrazione tendenziale del 2,5% contraddistingue il comparto "oli e grassi", in ragione della flessione dei prezzi alla produzione, seguito da "frutta secca e trasformata", "animali e carni" e "foraggere".

di C. S.
pubblicato il 12 ottobre 2018 in Tracce > Economia

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