Mondo Enoico
Meglio non stressare troppo la vite. Per un vino di qualità occorre l’acqua
Come ottenere il meglio? Portando le viti vicino ad uno stress idrico per poi reintegrare una quantità d’acqua programmata con irrigazioni pianificate
19 giugno 2010 | Alberto Puggioni
Lâimpianto di microirrigazione a goccia, gestito con strategie irrigue a bassissimo impatto, in Deficit o Stress Idrico Controllato, è uno strumento tecnico di alto profilo adatto a tutte le aree viticole e capace di soddisfare le attese sia produttive che, soprattutto, quelle qualitative.
Diversi aspetti della fisiologia della vite sono legati allo stato idrico, alla produzione ed ai contenuti organolettici delle bacche.
Da evitare è senza dubbio lâirrigazione di forzatura e lâapporto fuori misura dâacqua. Per apporti fuori misura sâintendono anche quelli sottomisura, inadatti cioè al sostegno della nutrizione idrica minima della coltura, spesso forniti quando i danni da stress sono ormai irreparabili.
La convinzione comune che la vite trovi giovamento, dal punto di vista della qualità dei frutti, da forme prolungate di stress idrico, può essere fuorviante se non accuratamente definito. Eâ necessario capire quali stress siano tollerabili o ammessi e a che livello possano agire. Determinate soglie di stress idrico possono compromettere la produzione e impoverire la qualità complessiva finale del mosto e quindi del vino. Anche la fase fenologica in cui lo stress si manifesta è altrettanto decisiva. Oggi lavoriamo con irrigazioni mirate a soddisfare precisi obiettivi qualitativi e i riscontri dei benefici ottenuti, dovuti al sistema dâirrigazione a goccia (applicando strategie irrigue pianificate), sono evidenti e permettono di gestire molte delle variabili di campo.

Dal punto di vista fisiologico il fenomeno principale, correlato allâirrigazione, è la traspirazione, direttamente legata alla capacità della pianta di regolare la chiusura degli stomi fogliari per non disperdere troppa acqua dai tessuti. Saper dosare correttamente lâapporto idrico alla pianta diventa condizione fondamentale per evitare unâeccessiva spinta vegetativa. In caso di eccessi, la pianta, beneficiando di un extra dal punto di vista idrico, produce eccessiva sostanza secca, ovvero più germogli, tralci, foglie e grappoli quindi maggiore produzione di uva per ettaro. Sistemi irrigui adatti giocano sul rapporto fra condizioni idriche ottimali e di stress. Si parla di stress idrico quando lâacqua diventa un fattore limitante per la pianta, portando ad alterazioni di tipo morfologico, fisiologico e biochimico.
In condizioni di Stress idrico controllato i vantaggi nei primi anni dâimpianto si rilevano a carico delle barbatelle. Si evidenzia una maggiore uniformità di sviluppo e maggiore percentuale dâattecchimento, anche se le barbatelle sono messe a dimora tardivamente in periodi asciutti come giugno luglio. Eâ possibile evitare morie legate ai primi caldi e anticipare lâingresso in produzione di almeno un anno.
Investire in un impianto irriguo significa, da subito, risparmiare sul carro botte o su un sistema in aspersione ad alto volume, altrimenti necessario per garantire lâattecchimento. Inoltre, nei primi due o tre anni la nutrizione minerale può essere integrata con alta efficienza attraverso la fertirrigazione.
Nei primi anni di produzione si riesce a gestire molto bene la contemporaneità di maturazione delle uve, e la maggiore produzione per ceppo si associa positivamente con possibili incrementi di gradazione zuccherina o, dove voluto, dâacidità come acido malico.
Lâimpianto di irrigazione consente di limitare gli stress idrici dannosi permettendo rapidità dâintervento e, grazie allâaltissima efficienza, fa in modo che lâacqua fornita, possa essere utilizzata completamente dallâapparato radicale. Al fine di migliorare qualitativamente il prodotto, assieme alla scelta delle cultivar e dei portinnesti, a nuove tecniche di gestione del suolo e nuovi metodi di allevamento, il viticoltore dovrà prendere in seria considerazione anche la gestione irrigua del vigneto.

Lo "stress idrico" della vite si determina tutte le volte che la disponibilità dâacqua della riserva idrica del suolo risulta inferiore alla richiesta evapotraspiratoria dell'apparato fogliare della pianta. Questa condizione è poco frequente nel periodo primaverile, fino alla fioritura e successiva formazione dell'acino, per la presenza di riserva idrica naturale nel suolo e di apporti pluviometrici caratteristici del periodo. Si verifica invece molto spesso stress nel periodo che va dall'inizio dell'ingrossamento dell'acino fino all'invaiatura.
Il primo sintomo di stress idrico è a carico della riduzione nello sviluppo dell'area fogliare e nella formazione di nuove foglie, seguito dal blocco nell'allungamento dei tralci e anticipata senescenza delle foglie basali.
Le conseguenze, oltre alla riduzione della resa potenziale, sono espresse da un aumento del pH, minore accumulo di solidi solubili, bassa acidità e minore formazione di sostanze coloranti e aromatiche. Mentre lâirrigazione in deficit o stress idrico controllato pone la pianta in condizioni simili a quelle delle annate asciutte, lo stress prolungato è paragonabile a quello delle annate molto siccitose dove un severo "stress idrico" può comportare una riduzione di produzione e qualità causata da unâinsufficiente elaborazione fotosintetica. In tali situazioni, lâirrigazione può venire in aiuto del viticoltore, ma occorre cautela e professionalità per evitare effetti indesiderati, come aumento di sostanza secca, grossolanità al palato e povertà di aromi fini.
Lâirrigazione della vite è quindi da applicare per garantirsi, nel complesso, una buona vendemmia, e non solo per migliorare il profilo del vino. Per stabilire unâinfluenza positiva dellâacqua in termini qualitativi vengono presi in considerazione i dati analitici più significativi in fase di fermentazione quali zuccheri, acidi, polifenoli e peso medio del grappolo. Dati sperimentali evidenziano come un buon equilibrio idrico produca, in termini di vini, dei prodotti ricchi in polifenoli, morbidezza e buona gradazione, il tutto con un equilibrato patrimonio acido e quindi freschezza.
Dal punto di vista pratico occorre portare le viti vicino ad uno stress idrico per poi reintegrare una quantità dâacqua programmata con irrigazioni pianificate. Con lâirrigazione in deficit idrico controllato si regola lo stato idrico mantenendolo ad un livello di stress idoneo a portare, in funzione della fase fenologica in cui è applicato, la pianta a rispondere nella maniera voluta. Lâesperienza insegna per esempio che, influenzando lo sviluppo della bacca per avere un rapporto buccia/polpa vantaggioso, in termini di maggiore disponibilità degli antociani, induciamo la pianta, nel contempo, a risparmiare sulle risorse da investire in germogli. Si può quindi intuire come, in zone viticole provviste dâimpianti irrigui, sia facile ottenere vini di ottima qualità .
Vini dâalto livello si ottengono da uve provenienti da piante gestite mantenendo questo speciale e delicato equilibrio durante le fasi di crescita della vite. I cambiamenti climatici imprevedibili rendono lâequilibrio fra acqua, terreno e temperatura sempre più a rischio. Di conseguenza controllare il processo di produzione dellâuva e mantenere costanti qualità e rese è per i viticoltori sempre più importante.
Con strategie irrigue mirate al controllo dello stress idrico e alla preservazione delle condizioni ottimali dâumidità del terreno, Netafim offre soluzioni su misura che assicurano la qualità desiderata e il mantenimento delle rese produttive.
Il buon andamento della maturazione e lâottenimento di vini di qualità dipendono, da un punto di vista viticolo, dallâesistenza dei vari meccanismi che permettono di regolare lâalimentazione idrica della vite. Oltre alla natura del suolo, partecipano a questa regolazione la topografia e la presenza di unâirrigazione controllata (Riberau-Gayon et al. Trattato di Enologia I. Edagricole 2004)
Lâapplicazione delle tecniche irrigue consigliate, in approccio consapevole, deve tenere in considerazione tutte le variabili della moderna viticoltura, permettendo di esprimere le caratteristiche del terroir e ponendosi armoniosamente, come strumento tecnico, al servizio delle produzioni di alta qualità .
Qualità oggi significa produrre e conferire in cantina uve, e quindi mosti, equilibrati tra gradazione zuccherina e acidità , con patrimonio fenolico ricco e rappresentativo della grande espressività varietale dei nostri vitigni.
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