Anno 10 | n. 5 | 04 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di Monica Sommacampagna

Dopo le ere del vino dei difetti, del legno, del frutto e della marmellata eccoci finalmente giunti in quella della piacevolezza di beva. Se ne è parlato ampiamente nella tavola rotonda, moderata dal giornalista Matteo Marenghi e organizzata dalla Strada dei Vini Lison Pramaggiore con la delegazione di Venezia dell’Associazione Italiana Sommelier, lo scorso 8 novembre, presso l’Hotel Monaco&Gran Canal a Venezia in occasione dell’evento "La Biennale del vino".
Il tema “Evoluzione del gusto: l’eclisse dei vini da campionato e il ritorno alla bevibilità” ha fotografato una tendenza nell’aria da un po’ di tempo, rimarcata dalle parole vivaci del giornalista Franco Ziliani: “Negli ultimi vent’anni ci si è dimenticati che il vino è fatto per essere bevuto. La prima vittima è stata il consumatore che oggi rifiuta i monovini, non ancorati a una precisa territorialità, e soprattutto non ascolta più supinamente chi gli dice di bere quello che non lo convince né per quanto concerne il livello sensoriale né nel delicato rapporto qualità/prezzo”.
Il concetto di bevibilità non significa banalità di un vino, né necessariamente un basso tenore alcolico o una omologazione dei gusti e dei profumi che esprime.
Dino Marchi, presidente di Ais Veneto ha chiarito che la bevibilità è correlata, anzi, all’evoluzione del gusto e che acquisisce valore nel momento in cui è strettamente correlata a una zona caratteristica. “Quando si parla di bevibilità – ha chiarito
Da Vasco Boatto, consulente ministeriale e presidente di Venezia Wine Forum, ulteriori informazioni sulle prospettive di mercato per vini bianchi e rossi: “Il futuro del settore vitivinicolo italiano si giocherà sulla capacità dei produttori di vendere vino soprattutto nei Paesi più lontani” E ha aggiunto: “Oggi è necessaria una razionalizzazione delle doc, che in Veneto dovrebbero ridursi a 4-5, connotate da valenze storiche per un totale di una decina di vini. I circa 10 milioni che la Ue ha messo a disposizione della Regione Veneto saranno investiti infatti per promuovere poche denominazioni”.

Tra i segnali che ci giungono dal mercato sono da considerare la tendenza a un consumo responsabile e la ricerca di un equilibrato rapporto tra qualità e prezzo. “In particolare, i giovani sarebbero disposti a pagare di più per un vino sicuro, con una precisa identità territoriale e sostenibile”.
"Nel contesto di una produzione italiana di 52 milioni di ettolitri il Veneto si piazza al primo posto con 7.798.516 ettolitri e ha 25 denominazioni: al quinto posto per quantitativi si colloca la doc Lison Pramaggiore” ha commentato l’enologo Franco Bernabei: “La crisi in cui si trova attualmente il comparto enologico è anche motivata dalla polverizzazione delle denominazioni. La doc Lison Pramaggiore deve ora capire dove andare: i suoi vitigni autoctoni di riferimento sono Lison, Refosco dal peduncolo rosso e Verduzzo. In generale occorre ridurre le etichette e razionalizzare le tipologie per avere più impatto sul mercato”.
La doc coinvolge 19 comuni del Veneto Orientale e 25 aziende e, come ha sottolineato la presidente della Strada dei Vini Lison Pramaggiore Francesca Amadio, punta a una forte coesione per difendere i valori dell’ambiente specifico in cui nasce. Su questo aspetto hanno calcato l’accento più relatori: “Nell’attuale situazione economica oggi vende vino chi lo fa rispettando il proprio territorio, senza cedere alle facili mode e valorizzando il proprio terreno” ha detto Bernabei.
Altri valori che sono stati sottolineati, spesso in contrapposizione alla formula che funzionava qualche tempo fa e in base al quale un vino doveva distinguersi per la concentrazione eccessiva e per la “muscolarità”, sono costituiti dalla finezza e dall’eleganza che, a detta di Dino Marchi, deve fungere da trait d’union tra le concezioni produttive di ieri, di oggi e di domani. Di grande richiamo anche l’autenticità, intesa come rispetto delle proprie radici, e la coerenza, intesa come determinazione a non cedere alle lusinghe delle tendenze o dei gusti del momento che, alla lunga, non pagano.
di Monica Sommacampagna
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