Anno 10 | n. 20 | 22 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
L’evento, perché tale è da considerare, è stato organizzato dall’Ais Puglia con Tirso.

Non ci soffermiamo qui sulla cronaca di ciascun intervento, anche perché i relatori invitati, e i temi affrontati, sono stati così numerosi, da non poterli sviscerare tutti.
Sei i momenti chiave, interessanti sin dai titoli: “Lezione di geografia”, ovvero “La nuova geografia regionale della viticoltura”; “Il mio tesoro”, ovvero “Contrappunti sui vitigni da salvare e da valorizzare” e “Cosa hanno portato, cosa hanno preso i produttori non pugliesi”; “Affari”, ovvero “Consigli utili per competere con successo nei mercati e per lo sviluppo del turismo del vino”; “Il buon esempio”, ovvero “Quando l’unione fa la forza”; “Liscio come l’olio. O no?”, ovvero L’olio protagonista in Puglia e i corsi di degustazione di olio”; “Vedi cosa bevi”, ovvero “Ristorazione e vino: questo matrimonio s’ha da fare”; infine, in chiusura, non poteva certo mancare una degustazione dei vini e degli oli.
Per venire al succo, ci sono volute circa dieci ore, la gente che ha partecipato numerosa, con prevalenza sommeliers, ma anche produttori, giornalisti, consumatori e rappresentanti delle Istituzioni. I relatori oltre trenta, si capisce bene che per riportare quanto detto sarebbe necessario un grande spazio di approfondimento. Non è questo il nostro obiettivo. A questo già ci hanno pensato gli organizzatori, che renderanno presto disponibili le immagini in Dvd. Ottima tra l’altro la conduzione di Franco Liuzzi, dinamica ed efficace; come pure, sapiente la regia di Vittoria Cisonno, con i servizi dietro le quinte e la qualificata accoglienza di Lucia Amoruso e altri.
Qui, su “Teatro Naturale” - oltre a esprimere un giusto, e meritato, pubblico encomio a chi ha pensato, voluto e organizzato il tutto, anche per la grande intelligenza operativa e la buona riuscita finale - vorrei piuttosto evidenziare un solo intervento in particolare, quello del professor Mario Fregoni, autorevole e indiscussa voce nel panorama enoico internazionale.
Fregoni è perentorio, non si pone certo autocensure: “La Puglia – dice – ha un cadavere: l’alberello”. Già, non ammettendo ai finanziamenti i vigneti allevati ad alberello, di fatto si compie un grave gesto sul fronte della qualità. Dal punto di vista propriamente tecnico si sa bene ch’è un fatto grave una simile decisione. Di più: è da scellerati. Alle volte ci si domanda dove vada a finire la materia grigia di chi pensa e adotta tali incongruenti imprudenze. Se proprio vogliamo chiamarle tali, queste decisioni. In realtà, tali non sono: più che imprudenze potremmo definirle incompetenze. No, io andrei giù sul pesante. Non è solo incompetenza. Peggio.
Fregoni però è chiaro e lineare nella sua esposizione, lucido e franco: “Dominano le varietà internazionali, ma il mercato per fortuna è stufo. Il primo sintomo di rigetto è già avvertibile. C’è una viticoltura che tende al relativismo, purtroppo. Non si tratta solo di un fenomeno di natura filosofica”.
“Purtroppo”, prosegue Fregoni, “abbiamo una viticoltura meticcia, ibrida. Si sta dunque perdendo un patrimonio varietale enorme, quello dei vitigni tradizionali. Si prendono in giro i consumatori laddove i vitigni internazionali sono presenti fino al 15 per cento”.
“Ritorniamo piuttosto alla purezza, fin dove è possibile. Napa Valley per esempio è un marchio da tenere in considerazione. Napa Valley al cento per cento è infatti il santuario della viticoltura californiana”.
Ecco, conclude Mario Fregoni, “solo se riusciremo a far questo, si potranno avere buone prospettive per il futuro”.
Come non sottoscrivere il pensiero del professore. E’ persona tenace e seria, solida: “le Doc – aggiunge – vanno gestite dai produttori e non dai politici”.
Una verità volutamente ignorata. I politici abbondano e i danni, terribili e talvolta irreparabili, si vedono. Come per esempio la scelleratezza di chi non ammette a finanziamento le vigne allevate con sistema ad alberello. Che assurdità! Quousque tandem, dicevano i latini. Già, fino a quando?
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