Mondo Enoico

Cade il tabù dell'irrigazione della vite

Per una buona maturazione dell'uva, con i processi di accumulo dei composti legati a colore a aroma, le piante devono essere debolmente stressate, un livello controllabile solo grazie a un'impianto irriguo efficiente

24 settembre 2011 | Alberto Puggioni

La pratica dell’irrigazione in viticoltura non può più essere applicata solo come pratica di soccorso, il tabù di irrigare la vite per ottenere produzioni di qualità è infatti ormai definitivamente decaduto. Il solo soccorso non è più sufficiente, infatti l’intervento irriguo realizzato in presenza di stress idrico manifesto sulla pianta è una pratica ormai tardiva e i danni a carico della produzione sono già avvenuti. Sempre più necessario è capire quali livelli di deficit idrico possono essere accettati e quali invece inducono danno alla qualità. Assecondare in maniera puntuale, omogenea e accurata le necessità idriche della vite è da molti anni uno degli obiettivi delle attività di Netafim Italia nel settore viticolo. L’attivazione di progetti di ricerca e di supporto alle aziende vitivinicole ricopre un ruolo primario nelle attività dell’Azienda impegnata da decenni nella promozione delle tecniche di microirrigazione a goccia ad altissima uniformità sulle colture arboree di riferimento in Italia. Già altre volte abbiamo mostrato e approfondito quelli che sono i meccanismi di attivazione e risposta allo stress idrico che la vite mette in atto. Fondamentale è la competizione tra organi vegetativi e frutto e l’instaurarsi di un particolare equilibrio detto vegeto-produttivo. Queste risposte fisiologiche devono essere messe in relazione con gli obiettivi produttivi dell’azienda vitivinicola con lo scopo di portare in cantina uve con composizione organolettica equilibrata (per es. tra zuccheri e patrimonio acido), dati riscontrati e consolidati negli anni attraverso micro vinificazioni delle uve provenienti dalle tesi gestite con le tecniche microirrigue.

Per ottenere tali scopi la maturazione dell’uva deve essere regolata e i processi di accumulo, in particolare dei composti legati all’aroma e al colore, devono avvenire in piante non stressate con buon controllo della propria regolazione termica, attraverso la traspirazione, e della fotosintesi (il cui tasso netto decresce al crescere del livello di stress idrico). La strategia irrigua che ha fornito i migliori risultati è quella del deficit idrico controllato (detto anche RDI ovvero Regulated Deficit Irrigation) che consiste nel restituire una quota variabile di acqua in relazione alla quota evapotraspirata dalla pianta. L’obiettivo del deficit idrico controllato resta quello di ridurre l’eccessivo consumo idrico da parte della pianta, determinando un arresto della crescita e, nel contempo mantenere l’elevata capacità nell’uso dell’acqua che si ottiene riducendo la traspirazione (perdita d’acqua sotto forma di vapore prevalentemente a livello degli stomi fogliari). Recentemente sono stati pubblicati diversi lavori coordinati dai più importanti atenei italiani. Contributi significativi sono stati forniti dai gruppi di ricerca guidati dal Prof. Scienza dell’Università di Milano, dalla Prof.ssa Silvestroni del Politecnico delle Marche, dal gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Scalabrelli dell’Università di Pisa i quali hanno divulgato e reso fruibili i risultati di diversi studi che oggi supportano e convalidano le applicazioni che da anni Netafim realizza in Italia. Tramite la misurazione dei potenziali idrici fogliari (con camera a pressione) si caratterizzano le soglie di stress e si valuta, ricordando la variabilità legata a portinnesti e vitigni, come operare per evitare di portare la pianta troppo oltre suddetta soglia. Le recenti esperienze sperimentali hanno abbracciato numerosi vitigni italiani ed internazionali in diverse aree produttive italiane quali Toscana, Abruzzo, Puglia, Sicilia, Marche, Friuli e Sardegna. Molto importante è stato poter comparare le esperienze italiane con quelle di altri paesi produttori come il Cile e la Francia. Il risultato è importante: il deficit idrico controllato portato avanti con sistemi a goccia, permette di risparmiare acqua e conseguire adeguati livelli produttivi con miglioramento della qualità del vino in ambienti caratterizzati da incostante o scarsa piovosità estiva. A supporto delle suddette tecniche di irrigazione oggi si può usufruire di sistemi microirrigui a goccia che, grazie alle capacità auto compensanti dei gocciolatori, possono garantire uniformità di restituzione idrica a tutto il vigneto nella stessa misura. Non da ultime offrono la possibilità di avvalersi della fertirrigazione come pratica o come integrazione alle concimazioni tradizionali. L’irrigazione, al pari di tutte le altre pratiche agronomiche, ha una grande importanza che col tempo cresce man mano che gli studi e i riscontri vengono pubblicati. Netafim supporta e sostiene con i propri sistemi la ricerca in agricoltura. La strada da fare appare ancora lunga dato che alcuni disciplinari di produzione ancora limitano la pratica dell’irrigazione fino alla proibizione, alcuni ammettono il soccorso, altri non danno nessuna indicazione. La conoscenza sempre più approfondita del ruolo dell’irrigazione, e della conseguente misurata disponibilità idrica, appare oggi come la migliore soluzione. Sviluppare una coscienza diffusa delle reali risposte della vite, del frutto e quindi del futuro vino che si vuole produrre è lo strumento primario per continuare a crescere insieme in un settore primario per la produzione agricola in Italia.

NETAFIM ITALIA

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