Anno 15 | 23 Maggio 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Non sempre è necessario concimare l'olivo tutti gli anni

Occorre considerare la natura e la fertilità del terreno, un surplus di concimazione azotata può provocare un incremento dell'immobilizzazione nella sostanza organica ma anche maggiori perdite per lisciviazione e volatilizzazione dell'ammoniaca. L'inerbimento, poi, preserva la perdita di elementi minerali

E' tempo ormai di pensare alla concimazione dell'oliveto. Ma è sempre necessario concimare l'olivo? I nostri nonni consideravano l'oliveto una coltura marginale e residuale e l'olivo una pianta rustica, capace di vivere e produrre senza alcun apporto.

In realtà non è così.

Un oliveto specializzato ha bisogno di concimazione ma alle volte, gli apporti sono ampiamente superiori alla reale domanda.

Una ricerca spagnola ha dimostrato come in un terreno naturalmente fertile non è necessario un apporto di azoto tutti gli anni. Per giungere a questo risultato sono stati utilizzati due campi sperimentali: l'uno concimato con 1-1,15 kg/azoto ad albero tutti gli anni, applicati al suolo in due momenti durante la primavera, l'altro non è stato concimato. E' quindi stato calcolato il bilancio dell'azoto nelle due tesi.

L'azoto applicato con fertilizzanti, fornito dall'acqua piovana e fornito da acqua di irrigazione è stato considerato come input. L'azoto perso per lisciviazione e volatilizzazione dell'ammoniaca e l'azoto rimosso per raccolta e la potatura, sono le uscite. Inoltre, sono stati considerate le perdite per immobilizzazione e le aggiunte per mineralizzazione.

I risultati hanno evidenziato che, in oliveti non concimati, l'azoto rimosso per raccolta delle olive e la potatura era equivalente all'apporto dovuto a mineralizzazione, ovvero all'azoto liberato a seguito della naturale “distruzione” della sostanza organica. Le perdite per lisciviazione sono state insignificanti e l'azoto apportato con le piogge era addirittura superiore a tali perdite. Così la volatilizzazione. Questo insieme di dati è la spiegazione della produttività di oliveti, per anni, anche in assenza di concimazione, fintanto che esiste sostanza organica da mineralizzare.

E' su queste basi che si può affermare che l'apporto azotato non è indispensabile tutti gli anni, in terreni fertili.

In caso di apporto d'azoto tutti gli anni infatti, la mineralizzazione si è sensibilmente ridotta mentre è aumentata l'immobilizzazione. Dunque non tutto quello che diamo sotto forma di fertilizzante va alla pianta, parte viene sequestrato dalla sostanza organica del suolo. Questo azoto è destinato a essere mineralizzato nuovamente col tempo ma, con le fertilizzazioni annuali si ha anche un incremento delle perdite per lisciviazione e volatilizzazione.

Questi effetti sono tanto maggiori laddove si utilizza l'inerbimento permanente che, secondo un'altra ricerca spagnola, riduce le perdite di terreno fertile (strati superficiali) in suolo sabbio-argillosi per 0,04 kg a metro quadrato all'anno. Si ha quindi anche una minore perdita di carbonio organico per 0,63 kg a metro quadrato all'anno e soprattutto d'azoto per 0,065 kg a metro quadrato all'anno. Allo stesso modo aumenta la disponibilità di potassio per 0,175 kg a metro quadro all'anno e di fosforo per 0,033 kg a metro quadrato all'anno.
Una gestione oculata del terreno, mediante l'adozione di tecniche sostenibili come l'inerbimento permanente, quindi aiuta a preservare la naturale fertilità, permettendo di ridurre anche le spese per fertilizzanti e concimi.

Bibliografia

R. Fernández-Escobar, J.M. García-Novelo, C. Molina-Soria, M.A. Parra, An approach to nitrogen balance in olive orchards, Scientia Horticulturae, Volume 135, 24 February 2012, Pages 219-226, ISSN 0304-4238

José A. Gómez, M.Gema Guzmán, Juan V. Giráldez, Elías Fereres, The influence of cover crops and tillage on water and sediment yield, and on nutrient, and organic matter losses in an olive orchard on a sandy loam soil, Soil and Tillage Research, Volume 106, Issue 1, December 2009, Pages 137-144, ISSN 0167-1987

di R. T.
pubblicato il 10 febbraio 2017 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

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