Anno 15 | 29 Marzo 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Qual'è il giusto prezzo per un quintale di olive?

La scarsità di prodotto genera un gioco al rialzo e mille speculazioni, tanto più vero in Puglia, dove si sta mettendo a morte un'intera filiera. Le olive viaggiano dove c'è maggiore valore aggiunto, così depauperando il territorio di ricchezza per il futuro

Si preannuncia un altro Annus Horribilis per l’olivicoltura italiana?

L’attacco della mosca e la constatata minore produttività rappresentano il preludio di un esito infausto.

Ma la principale minaccia perché l’anno sia più orribile del previsto, in Puglia, non è la mosca!

La Puglia, con quasi 60 milioni di piante, ha il primato italiano per produzione di olive.

Mentre il prezzo dell’olio sul mercato è molto chiaro a tutti, il prezzo delle olive è una incognita ed molto variabile in funzione della zona, della varietà e dello stato di salute delle drupe!

Ma quanto costano quest’anno le olive?

Volano i numeri! Ma i conti tornano?

La scarsità di prodotto genera un gioco al rialzo e mille speculazioni.

Agli olivicoltori non sembra quasi vero! Camion carichi di drupe partono dalla Puglia verso altre regioni a prezzi che di giorno in giorno fanno girare la testa!

Siamo seduti su una miniera d’oro, ma non ce ne accorgiamo e quello che sembra un grande guadagno oggi potrebbe rappresentare un prezzo amaro da pagare domani!

La Puglia fatica a creare valore intorno al suo “oro”, e molto del prodotto regionale, qualitativamente apprezzato, è venduto sfuso, spesso a prezzi che a stento coprono i costi di produzione.

Cosa accade quando si vendono le olive fuori regione?

Senza accorgersene, si sta mettendo nero su bianco una sentenza di morte sulle spalle dei frantoiani pugliesi, penalizzando una delle principali voci del PIL agricolo regionale.
Non è una visione apocalittica, è semplicemente una osservazione di un fenomeno poco percepito: se la ricchezza è portata fuori regione, si contribuisce ad uno scenario economico sempre più sofferente ed si costruisce un territorio con meno speranze per i nostri figli.

Chi compra le olive pugliesi?

Esistono regioni in Italia dove intorno all’olivicoltura è stato costruito un immaginario legato a storia, territorio, tradizione, turismo. Questo lavoro, condotto allo scopo di generare valore, è ampiamente ricompensato perché è percepito dal consumatore. L’olio di queste regioni non è venduto sottocosto, anzi, per le leggi del mercato, ad una offerta considerata ridotta corrisponde un prezzo elevato prezzo di vendita, un prezzo giusto che garantisce l’equa redditività ai frantoiani. Questi ultimi, che commercializzano il prodotto confezionato, hanno una clientela consolidata, di cui devono soddisfare le aspettative anche negli anni di scarica o condizionati da eventi inevitabili. È una comunità di frantoiani che non soffre dei vincoli strutturali che condizionano il mondo della produzione olearia pugliese. I frantoiani in questione possono pagare le olive, anche se i prezzi salgono, perché sanno in anticipo quanto olio potranno vendere e a che prezzo.

Cosa accade ai frantoiani in Puglia?

Il prezzo delle olive cresce. È difficile decidere di non acquistare. Come fa un frantoio senza olive? È tutto l’anno che si lavora in attesa della campagna olearia ma il mercato delle olive è drogato. Gli acquirenti fuori regione possono pagare il prezzo delle olive che sale per le ragioni già illustrate. In Puglia, i frantoiani, pagando la stessa cifra, si preparano a fare una scommessa! Pagano e pregano! Pregano che il prezzo dell’olio sia sufficientemente alto da non far rimpiangere la scelta di acquistare comunque. Pregano di avere la forza economica di poter riaprire il frantoio la campagna successiva.

Se fossimo in un mondo ideale mi sentirei di fare un appello agli olivicoltori!

Siate solidali, lasciate le olive in Puglia, lasciate l’oro nei forzieri della nostra regione, lasciate la ricchezza nella nostra terra per dare ai nostri figli un motivo per restare.

Il vero prezzo delle olive è quello che pagheremo in termini sociali e di crescita economica del comparto olivicolo oleario regionale.

È indispensabile una maggiore coesione fra i produttori e i trasformatori per un'equa ripartizione del valore lungo la filiera olivicolo-olearia e per acquisire una maggiore forza contrattuale al momento della vendita dell’olio, per garantire alle aziende un incremento della redditività, elemento che allo stato attuale minaccia l’olivicoltura pugliese più dello spettro della Xylella.

di Maria Lisa Clodoveo
pubblicato il 21 ottobre 2016 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

[13] COMMENTI

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Depergola Vincenzo

07:25 | 18 dicembre 2016

Il mio commento giunge in ritardo rispetto agli altri, i punti di vista espressi sono tutti condivisibili ma non dimentichiamo che gran parte delle partite vendute fuori regione trovano come intermediari alcuni degli stessi frantoiani che trovano lucro in una folle intermediazione tra i piccoli produttori (che in alcuni areali sono la maggioranza) e le lobby industriali.
Gli stessi olivicoltori sono spesso ignari della destinazione finale delle loro olive!

clodoveo maria lisa

17:02 | 02 novembre 2016

Carissimi,
Ringrazio tutti di cuore per i messaggi ed i commenti.
La Vostra attenzione mi convince sempre di più del ruolo che una Università moderna deve avere sul territorio, ed in questo caso deve e dovrà rappresentare una leva per il futuro, per creare e recuperare valore aggiunto, promuovendo azioni utili a generare un sistema di filiera integrata per il settore olivicolo oleario pugliese.
L'integrazione dei segmenti della filiera è un passo obbligato ai fini di ridistribuire "il valore" oggi totalmente sbilanciato sulla distribuzione ai danni della produzione e della trasformazione.
La vera rivoluzione sarebbe poter introdurre nell'ambito del settore oleario accordi e contratti di filiera capaci di garantire una più equa redistribuzione del valore e di ottenere la massima trasparenza nella formazione del prezzo.
Un tale passaggio epocale oggi sarebbe possibile in quanto esiste una consolidata conoscenza accademica, che trasferita ai produttori e trasformatori, potrebbe garantire buone previsioni in termini d volumi di olio e qualità ottenibili applicando consapevolmente strategie agronomiche e tecnologiche.
Inoltre un secondo passo necessario dovrà essere una innovazione nei modelli di comunicazione, che devono diventare più efficaci verso il consumatore, il quale da un lato dichiara di desiderare la qualità e dall'altro non sa riconoscerla non vuole pagarla equamente.

Il neonato sportello olio:
http://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/23591-lo-sportello-olio-raddoppia-dopo-portici-oggi-anche-a-bari.htm

è anche una opportunità nella quale far confluire le idee dei produttori e trasformatori per promuovere azioni di ricerca e divulgazione che siano in grado di rispondere alle esigenze manifestate dal settore olivicolo oleario.

Non esitate a scrivermi anche in futuro: marialisa.clodoveo@uniba.it

A presto, Maria Lisa

Ciavarella Domenico

08:53 | 31 ottobre 2016

Ed oggi qui al frantoio la magra scoperta.... Oltre al danno ora dovremmo subire anche la beffa!!!!!

Ormai il mercato non segue nessuna logica e mi dispiace per Stefano e tutti gli olivicoltori che "giustamente" speravano di guadagnare qualcosa in piu vendendo le olive da quanto ho saputo stamani non è più così!!

I camion carichi di olive che se va male partono e tornano indietro se va bene non partono proprio.
Il prezzo delle olive è considerato troppo alto per le rese che si hanno quindi perché accollarsi il rischio meglio ripiegare sull'olio già pronto.

Da un lato può diciamo andare se serve far cassa ma dall'altro noi rischiamo per un anno sudiamo speriamo e alla fine il merito lo diamo ad altri???? Vogliamo farci beffare cosi?
Perché non creiamo noi il nostro valore e beffiamo tutti non facendo più uscire un solo chilo di olive o di olio dalla Puglia????

Magari in annate come queste divendiamo noi i registi del mercato.....

Giannatempo Stefano

17:49 | 25 ottobre 2016

Certamente non e' facile rispondere alla domanda posta, io sono un produttore di olive pugliese, e vi dico che per fin troppi anni abbiamo svenduto il nostro prodotto a 30/35 euro/q, un prodotto fantastico che permette di produrre olio dal punto di vista nutritivo ed organolettico che indubbiamente e' tra i migliori al mondo per le sue peculiarità al variare di qualità di olive e zone di produzione . Per le prime volte in questi anni i prezzi sono piu remunerativi e ci permettono di pagare gli esosi cisti di manodopera e di poter curare gli alberi "come Dio comanda". Quindi le soluzioni sono 2: o ci si organizza come sistema produttori - trasformatori e si prende ad esempio ciò che hanno fatto in trentino con la mela della Val di Non oppure i nostri frantoiani si devono finalmente adeguare ad un prezzo del prodotto che ne remuneri giustamente i produttori e che sia indicativo della rarità del prodotto nel mondo e delle sue peculiarità. Vi dirò di più se a me mi vengono a comprare le olive dalla Cina a 150 €/q le vendo dato che lo stato italiano ultimamente con l'esimio Martina non solo non tutela i nostri agricoltori ma si fa un baffo pure dei consumatori che sono il popolo! Io proverei un po' di vergogna a far entrare olii a dazi zero da paesi di produzione che non rispettano gli stessi standard nostri. Ce lo inculiamo da soli e ovviamente per interessi di pochi...agricoltura merce di scambio....il discorso è mooolto lungo. Buon proseguimento e w l'olio e ke olive pugliesi

Mezzapesa Saverio Francesco

20:33 | 24 ottobre 2016

Carissimi tutti, per ogni Vostra osservazione c'è sempre una risposta di sistema.
Ad esempio per l'ultimo commento c'è la massima comprensione di chi produce l'olio (che nella maggior parte dei casi coltiva anche le olive) nei confronti di chi coltiva le olive, tuttavia la situazione non si risolve vendendo a nero le olive al Nord (che poi diventano IGP o DOP di altre zone).
L'illusione di vendere le olive ad un prezzo soddisfacente in realtà disintegra l'olio Pugliese.
D'altro canto a molti fa comodo attingere da chi è disposto a vendere in black le olive e molto spesso anche l'olio.
Un saluto a tutti

Musicco Domenico

10:37 | 24 ottobre 2016

Ho letto appassionatamente il Vostro articolo che rispecchia la realtà dei fatti, unica nota che vorrei permettermi di aggiungere è che egual discorso vale anche per gli agricoltori che producono la MATERIA PRIMA, le olive .....
Infatti da febbraio si ricomincia con potatura, aratura, trattamenti mirati ecc .... Tutti sanno quanto costa una giornata + i contributi, quanto il trattore per macinare gli scarti della potatura, per arare, i prodotti per i trattamenti, e legagione in fioritura più mosca permettendo .... andremo a raccogliere le olive che saranno vendute al prezzo di mercato ...... che viene deciso da qualcuno che produce l'olio ma non sa quanto costa ........ produrre le olive .....
A voler anche essere "pessimisti", ma non troppo, ci sarebbe da mettere in conto anche i furti di olive che si stanno verificando da oltre un mese nella campagne pugliesi ma anche questi, non sanno quanto costa in sacrificio e danaro .......... produrre olive

Ciavarella Domenico

09:44 | 24 ottobre 2016

Buon giorno a tutti, sono un piccolo produttore di olio della provincia di Foggia e queste speculazioni furti di oro giallo dalla nostra regione quest'anno lo vivo sulla mia pelle.

Ho un giro di amici/clienti tutti del nord Italia e apprezzano molto l'olio pugliese per la sua qualità.

In attesa di ingrandirmi mi appoggiavo ai parenti per ottenere le olive mancanti per coprire la domanda ma quest'anno ho dovuto dar forfait a tutti...
Restando nella peggiore delle ipotesi il prezzo massimo che ho dovuto dire è stato di 15€ per un litro, uno sproposito!!!

E questa speculazione favorita dai grandi confezionatori delle altre regioni che sono riusciti a creare valore sull'olio possono permettersi di acquistare olive anche a 100€ per quintale e lasciano noi "artigiani" e conservatori della tradizione in balia del mercato e senza nessuna possibilità di riuscita....

A mio parere l'unico modo per spezzare questo circolo virtuoso è creare informazione spingere i giovani che ormai sono entrati nei campi ad organizzarsi per creare anche noi il nostro valore e no farci soffiare il nostro merito da altri.

Vi posso garantire che non c'è cosa più fastidiosa che sentire altre zone olivicole d'Italia dove anche gli olivicoltori si lamentano dell'annata pessima ma poi il grande confezionatore della zona elogia un'annata stupenda.... e dentro di me dico: "Ecco i camion partiti da giù pieni di olive dove sono finiti..."

Scusate i toni ma è anche uno sfogo di chi vorrebbe veder cambiare un po' il sistema, far capire la ricchezza che si ha tra le mani e non vedere il guadagno immediato ma a lungo termine che porterebbe giovamento a tutti.
Basta pensare Roma non è stata costruita in un giorno e tantomeno è diventata la capitale del mondo sempre in un giorno.

clodoveo maria lisa

11:17 | 23 ottobre 2016

Penso che la dimensione del fenomeno e la ripercussione economica siano evidenti dalle riflessioni che Antonio Giuseppe Lauro ha condiviso su Facebook proprio ieri:

60, 65, 72, 75, 88, 100, 125, 130... Sto dando i numeri?

No! E' il prezzo medio di 100 kg di olive, acquistate all'ingrosso, che sento in giro, che mi riferiscono amici, che leggo sui social.
Dicono di camion pieni di olive che, destinate ad un frantoio, cambiano il prezzo nel corso del viaggio (nemmeno l'oro ai tempi del Klondike subiva queste oscillazioni).
Ergo che domani, un litro di olio extravergine di oliva non possa costare (nella migliore delle ipotesi) all'imbottigliatore (si, non si tratta di produttori in questo caso...) escluso packaging ed imballaggio, meno di € 7,85. Il conto è preso fatto.
Costo (medio) delle olive:
€ 88,00/quintale, con resa media di 11 litri di olio= € 8,00/litro
Costo (medio) del trasporto:
€ 15,00/11 litro di olio= € 1,35
Costo della molitura:
€ 15,00/quintale, con resa media di 11 litri di olio= € 1,35/litro
Totale: € 10,70 per litro di quello che si spera sarà un olio extravergine di oliva.
Sicuramente domani, una buona bottiglia da 500 ml non potrà costa al suo produttore/imbottigliatore meno di € 6,70 (€ 5,35 mezzo litro di EVOO + € 1,35 bottiglia, etichette, tappo, capsula antirabocco, cartone, ecc.), tutto questo con la buona pace di tutti.
Ma poi, non sempre la resa sarà quella, non sempre la distanza oliveto/frantoio è così esigua e non sempre la molitura costerà 15 €, non sempre il packaging sarà orientato al risparmio.
Ed allora il costo "netto" all'imbottigliatore arriverà ad oltre € 8,00 per bottiglia. Che dire? Dite voi! Quanto costerà la bottiglia ad un consumatore italiano, 10/11 €?

clodoveo maria lisa

14:41 | 22 ottobre 2016

Vi ringrazio tutti per i preziosi contributi che consentiranno di orientare le azioni del mondo della ricerca e della divulgazione scientifica in maniera mirata e per ottenere quei cambiamenti che tutti auspichiamo!

Mezzapesa Saverio Francesco

10:24 | 22 ottobre 2016

La politica la determina la comunità !
Le piccole azioni di tutti
educano i grandi comportamenti degli amministratori.
La Nazione delle genti si fa sedurre dall'immobilismo dello Stato.

Il Presidente offre una valida soluzione,
un'altra potrebbe essere questa:
spogliamoci delle nostre colpe davanti alla comunità dei consumatori;
riscopriamo i nostri pregi;
impegnamoci pubblicamente a non dire mai più mezze verità.

La conoscenza reciproca renderà "diversamente liberi":
noi di produrre con dignità;
la gente di consumare lucidamente.

Un invito universale al reciproco ascolto e a proporre soluzioni,
non solo belati ai politici commossi, che nulla possono senza la gente.

Gli amministratori durano solo 4 anni (incluse campagne elettorali, comparsate, viaggi di stato, funerali e ricorrenze varie).

Grazie ancora Dottoressa Clodoveo per questa interessante discussione.

la notte pasquale

06:56 | 22 ottobre 2016

Forse, egregio Presidente CAROLI, nella sua risposta ho dimenticato, o omesso, di sottolineare anche e soprattutto le responsabilità della classe politica pugliese! I produttori, i frantoiani, i confezionatori ed i consumatori finali nulla possono senza l'impegno, la programmazione, il sostegno ed i provvedimenti legislativi dei vari organi: Regione, Provincia e Comune. Il loro totale, atavico e continuo disinteresse per l'ORO PUGLIESE ci ha condotti su una strada senza uscita e senza futuro! Recuperare il terreno perduto? Sarebbe troppo arduo, difficile direi quasi impossibile, anche perché non c'é unione e solida coesione tra i vari operatori del settore olivicolo pugliese perché ognuno pensa al proprio orticello. Temo che il nostro oro giallo sia destinato a restare senza sole! Auguri e buon lavooro

CAROLI STEFANO

23:18 | 21 ottobre 2016

Gent.ma dott.ssa Clodoveo,
Lei ha fatto una fotografia completa "abbiamo un patrimonio" che tutti ci invidiano...... ma l'intera comunità pugliese non si rende conto! abbiamo tutti delle responsabilità dal produttore, al frantoiano, al confezionatore pugliese, alle attività ricettive e al consumatore finale, come produttore di olio e come presidente dei frantoiani di Puglia condivido in toto il vs. commento, ma purtroppo è un treno che non si può fermare! nelle altre regioni Italiane la cultura nel riconoscere e saper apprezzare un buon olio extra vergine di oliva artigianale di alta qualità e nettamente superiore a quello Pugliese, abbiamo tutti il dovere di adoperarci per far crescere la cultura e dare lo stesso valore che viene riconosciuto nelle altre zone d'Italia.

Mezzapesa Saverio Francesco

19:24 | 21 ottobre 2016

Stimata dott.ssa Clodoveo,

[0] COMMENTI ...
è la risposta al Suo umanitario appello.

La risposta di una comunità silente e consapevole di ciò che accade.
Noi tutti, olivicoltori e frantoiani, conosciamo bene il vero prezzo delle olive e dell'olio, non solo in termini sociali, ma ancor più netto quello in termini ambientali e di malaffare.
Noi tutti tacciamo, perché complici ciascuno con il proprio "più o meno piccolo reato".
Il Male si nutre dell'ammirazione dei suoi discepoli spettatori.

Dopo i miei dovuti sofismi ... mi sa tanto, dottoressa,
sia meglio che le olive viaggino lontano.
Lontano dall'inquinamento delle nostre falde, lontano dai nostri figli che rischierebbero di berne gli insetticidi, lontano da chi sferza da sempre il settore con tempeste cartacee.

Forse è meglio ripartire da lontano, perché qui intorno è rimasta poca umanità su cui contare.

... e intanto gli innocenti belano ma tacciono.

Grazie Dottoressa per l'ispirazione che inietta negli spiriti fiaccati dal perbenismo dell'olio Pugliese.

Buon lavoro.

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