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Niente scuse per chi non sa fare l'olivicoltore

La mosca delle olive ha nuovamente colpito duro ma chi si è fatto cogliere impreparato probabilmente ha sottovalutato il problema o peccato di superficialità. Vi sono però tante aziende che hanno lavorato bene e in annate come questa hanno la possibilità di distinguersi di più

Sta iniziando in questi giorni la campagna olearia, fra delusioni, magre aspettative e tragiche previsioni.

La mosca olearia, ormai lo sentiamo da settimane, ha devastato le nostre olive, tanto che da molte parti si è gridato l’allarme ed alcuni hanno addirittura ipotizzato un’annata peggiore di quella del 2014. Non possiamo però non considerare i seguenti punti, che a mio avviso tracciano una netta differenza con la campagna di due anni fa:

1. Stavolta eravamo preparati. Il 2014 ci ha insegnato che l’intera produzione olivicola può andare distrutta in poco tempo, prima non eravamo in nessun modo pronti, non ce lo aspettavamo e il fenomeno non era prevedibile. Oggi invece lo sappiamo, ci siamo passati, lo abbiamo pagato con le nostre olive non colte e con la mancanza di prodotto, sappiamo che può succedere, quindi? Siamo stati più attenti, meno sprovveduti, siamo intervenuti appena necessario, ci siamo informati.

2. Informazione: parola chiave. Facilissimo attivare la ricezione automatica dei bollettini fito-sanitari della provincia di Firenze, che ogni settimana invia il resoconto della situazione rilevata su viti e olivi, con particolare attenzione al monitoraggio della mosca. Stessa attenzione che è stata dimostrata dal Consorzio Olio DOP Chianti Classico, con mail periodiche di informazione sulla situazione e addirittura consigli pratici su come agire.

3. Soluzioni. Negli ultimi due anni tante sono state le ricerche e le sperimentazioni su prodotti e sostanze per prevenire e contrastare l’attacco della mosca. Ci sono soluzioni per tutte le esigenze, e diversamente dal 2014 sono ora disponibili tanti prodotti ammessi in agricoltura biologica.

Chi si è fatto cogliere impreparato probabilmente ha sottovalutato il problema o peccato di superficialità. O forse ha preferito non investire tempo e denaro nel fare i trattamenti necessari, perché ricordiamoci che non tutti ritengono che gli olivi siano una risorsa remunerativa, cosí come non tutti optano per una produzione di qualitá, e quindi mosca o non mosca cambia poco.

Credo però che sia anche molto forte e presente la realtà di tante aziende che credono nella produzione di olio extra vergine di oliva degno di questa denominazione, che controllano i frutti che crescono e intervengono con tutti i mezzi e gli strumenti disponibili. Aziende che sanno molto bene qual è il costo di produzione di un litro di olio, che quindi si fanno pagare il giusto prezzo per quello che producono, e che in annate come queste hanno la possibilità di distinguersi ancora di più. Non mancherà l’olio buono quest’anno perché chi ha voluto ha potuto difendersi bene dalla mosca, tutto sta nel saper scegliere, ma questa è un’altra storia.

di Matteo Mugelli, Marta Mugelli
pubblicato il 14 ottobre 2016 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

[5] COMMENTI

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giannelli luigi

06:45 | 29 ottobre 2016

Sig,Mugelli,mi permetta,ma vorrei capire meglio il funzionamento del prodotto sperimentale dell'Ivalsa e quale correlazione abbia il prodotto la qui funzione principale è quella di di contenere l'evotraspirazione.Gli altri prodotti che Lei indica contenenti olio neen sono efficaci se ripetuti a cadense settimanali, perchè sono fotolabili e dilavabili comunque molto costosi .La ringrazio se vorrà rispondermi.

angelo angelo

13:06 | 28 ottobre 2016

@Matteo Mugelli voi che prodotti e con che cadenze avete fatto i trattamenti?

Matteo Mugelli

18:03 | 18 ottobre 2016

Non volendo fare nomi dei prodotti e delle ditte produttrici possiamo dirvi che è in commercio da qualche mese un nuovo prodotto sperimentato dal CNR - Ivalsa, da usare per contenere
l'evapotraspirazione e per prevenire l'attacco della mosca, nel nostro caso in prevenzione, è stato molto efficace. Inoltre noi abbiamo usato dei formulati con olio di neem e altri prodotti naturali che hanno funzionato molto bene sia per la mosca sia per la tignoletta. Purtroppo lo Spintor Fly funziona solo in caso di infestazione medio/bassa, in annate come queste non basta, anche perché nella maggior parte dei casi viene dato in maniera errata e quindi si limita moltissimo la sua efficacia.

Virgilio Luca Paolo

11:52 | 16 ottobre 2016

Quanto scritto è vero se si fa agricoltura convenzionale e si usano prodotti sistemici.
I trattamenti ammessi in biologico sono efficaci solo se i livelli di infestazione sono bassi, se si hanno superficie sufficientemente estese e se l'areale nel complesso è abbastanza coperto dai trattamenti.
Se viene a mancare anche una sola di queste condizioni, i prodotti ammessi nell'agricoltura bio sono pressoché ininfluenti sull'andamento della mosca. Forse avendo una copertura delle foglie costante con caolino si potrebbe fare qualcosa, ma a quel punto un calcolo costi/opportunità va fatto. Da me (Abruzzo pedemontano) pochissime olive quest'anno e livelli di infestazione altissimi. Per cui ho deciso di non trattare perché non ne sarebbe valsa la pena.
La realtà dei fatti è che in olivicoltura, più che in ogni altro tipo di coltivazione, il biologico ha dei limiti che vanno superati con esperienza e ricerca. Ma quando l'andamento stagionale è sfavorevole, con tanta mosca e poche olive c'è ben poco da fare. Questo nella mia esperienza. Spero di poter essere contraddetto.

giannelli luigi

09:16 | 16 ottobre 2016

Coltivo solo 180 piante di oliva di diverse varietà in coltura biologica,per combattere la mosca ho adoperato il prodotto con il nome commerciale "Spintor FL";i trattamenti in n°di 5 cadensati ogni 10 giorni ,non hanno contenuto l'infestazione della mosca.Chiedo gentilmente agli autori dell'articolo di fornirmi indicazioni su principi attivi che siano efficaci nel contenimento della famigerata mosca.
ringrazio e saleto.

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