Bio e Natura

L'orticoltura biologica è vincente se assume una dimensione regionale

Ottime performance delle varietà locali ma difficile ampliarne la coltivazione. Bene l'adattabilità alla coltivazione bio, con qualità nutrizionali e nutraceutiche anche superiori a quelle commerciali

18 maggio 2013 | C. S.

Si è svolto lo scorso 9 maggio, presso il CRA - Unità di Ricerca per l’orticoltura di Monsampolo del Tronto (AP), il convegno conclusivo del progetto “Valorizzazione della tipicità orticola attraverso l’agricoltura biologica” (VAL.OR.BIO.), progetto iniziato nel 2009, grazie ad un finanziamento del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e inteso a favorire la diffusione nelle aziende biologiche delle tipicità di Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna.

Con oltre 130 partecipanti provenienti da molte regioni (Puglia, Campania, Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia) il convegno ha dimostrato il notevole interesse di agricoltori, tecnici, ricercatori, funzionari pubblici, studenti e consumatori riguardo il tema delle tipicità orticole.

All’evento sono intervenuti anche il dott. Valentino Ferrari, Direttore incaricato del CRA-ORA, il sig. Nazzareno Tacconi, Sindaco di Monsampolo del Tronto, il dott. Vincenzo Ferrentino, Funzionario del MiPAAF e la dott.ssa Elisabetta Lupotto, Direttore del Dipartimento delle Produzioni Vegetali del CRA.

Il moderatore dell’incontro, il prof. Salvatore Ceccarelli, ha tenuto una relazione sulla diminuzione della biodiversità agricola nei sistemi colturali. Tale diminuzione è stata in larga misura causata dall’agricoltura industriale che è basata su poche varietà, spesso imparentate tra di loro, che rispondono in modo uniforme a fertilizzanti, erbicidi e pesticidi. Una misura della diminuzione della biodiversità agricola si può avere considerando che negli Stati Uniti il 96% delle 7.098 varietà di mele descritte all’inizio del ventesimo secolo è andato perduto; nello stesso periodo sono state perdute il 95% delle varietà di cavolo, il 95% delle varietà di granturco, il 94% delle varietà di pisello e l’81% delle varietà di pomodoro. In Messico, delle varietà descritte nel 1930, è rimasto solo il 20%. Nella Corea del Sud, solo il 26% delle varietà locali di 14 colture coltivate nel 1985 erano ancora presenti nel 1993. In Cina, nel 1949, venivano coltivate 10.000 varietà diverse di frumento: nel 1970 ne erano rimaste circa 1.000. Anche il numero di specie su cui è basata la nostra alimentazione si è radicalmente ridotta. A fronte delle circa 250.000 specie vegetali che si stima vivano sul pianeta, di cui circa 50.000 sono commestibili, noi ne utilizziamo soltanto 250. Tutto ciò rende l’agricoltura molto vulnerabile ed il nostro futuro alimentare insicuro.

Il coordinatore del progetto, dott. Gabriele Campanelli del CRA-ORA, ha spiegato che VAL.OR.BIO è stato ispirato dalla convinzione che il solo lavoro di raccolta e di salvaguardia delle agro-biodiversità autoctone, pur rivestendo un indubbio interesse di carattere culturale e scientifico, perde parte della sua importanza se non c’è allo stesso tempo una concreta valorizzazione delle produzioni. Le tipicità esaminate nel corso del progetto sono state 20 afferenti a 9 diverse specie. Le ricerche hanno avuto il carattere dell'interdisciplinarietà comprendendo studi di ordine agronomico, genetico e qualitativo, nonché la tracciabilità delle produzioni.

Al progetto hanno collaborato 25 aziende agricole "biologiche" che hanno condotto oltre 100 saggi di coltivazione nel rispetto delle normali tecniche praticate. Le osservazioni degli imprenditori agricoli hanno ben integrato i dati sperimentali raccolti in 18 prove parcellari allestite presso il CRA-ORA, contribuendo a definire il reale valore agronomico dei materiali proposti. Inoltre, grazie al fatto che le aziende coinvolte adottavano strategie di vendita diretta, è stato possibile valutare il gradimento dei consumatori. L'insieme delle informazioni acquisite ha fornito, per ciascuna tipicità, il reale interesse della filiera e quindi le potenzialità per un ampliamento delle superfici coltivate.

Le valutazioni agronomiche hanno riguardato le tipicità (Pomodoro a Pera, Peperone dolce a Corno Rosso, Fava di Fratterosa, Cipolla di Suasa, Fagiolo Giallino di Pedaso, Cavolfiore Verde di Macerata) che erano già state sottoposte in passato a selezione conservativa e migliorativa dal CRA-ORA. Le popolazioni (Cardo, Fagiolo cannellino di Romagna, Cocomero, Sedano Gigante, Cipolla precoce di Romagna) recuperate dal Centro di Ricerca per le Produzioni Vegetali (CRPV) di Cesena e non ancora migliorate sono state invece tutte caratterizzate fenotipicamente attraverso rilievi morfologici e su alcune di esse (cardo e cipolla) sono stati avviati programmi di miglioramento genetico finalizzati alla ricostituzione delle varietà originali.

La maggior parte delle azioni intraprese nell’ambito del progetto è stata di tipo partecipativo prevedendo il pieno coinvolgimento degli agricoltori, custodi e conoscitori storici delle tipicità in studio. Una specifica linea di ricerca, sviluppata dal dott. Luigi Di Cesare e dal dott. Roberto Lo scalzo del CRA - Unità di ricerca per i processi dell’industria agroalimentare di Milano (CRA-IAA), ha indagato sulla composizione nutrizionale e nutraceutica delle produzioni ritenute più interessanti provenienti sia da coltivazione biologica che convenzionale. Il gruppo di lavoro del prof. Evandro Fioretti dell’Università di Camerino (UNICAM) - Laboratorio di Biochimica e Biochimica clinica, Scuola di Bioscienze e Biotecnologie ha approfondito le indagini su alcuni polifenoli come i flavonoidi che hanno proprietà salutistiche in quanto antiossidanti e pertanto in grado di “inattivare” i radicali liberi. Altri studi sono stati condotti dal CRA - Centro di Ricerca per le Relazioni tra Piante e Suolo di Roma (CRA-RPS) con la dott.ssa Rita Aromolo ed il dott. Massimiliano Valentini per la messa a punto di protocolli di tracciabilità in termini di provenienza geografica (zona tipica vs zona non tipica), metodo di coltivazione (biologico vs convenzionale) e tipo genetico (varietà tipica vs varietà commerciale). I campioni di produzione complessivamente analizzati per studiare gli aspetti legati alla qualità e alla tracciabilità nel corso di tre anni sono stati 230.

I risultati agronomici, esposti dal dott. Fabrizio Leteo, hanno evidenziato le ottime performance di alcune tipicità, paragonabili a quelle delle migliori varietà commerciali ma anche la difficoltà in taluni casi ad ampliare l’areale di coltivazione al fuori di quello tradizionale. Le varietà di Peperone a "Corno Rosso", Fagiolo "Giallino di Pedaso" e Cipolla "Rossa di Suasa" possono essere inserite in tutti gli areali testati mentre per le varietà di Pomodoro a "Pera d'Abruzzo" e di Fava "di Fratterosa per tacconi" tale inserimento è proponibile solo nelle zone tipiche di coltivazione. L’avvio di un programma di miglioramento genetico specifico ha consentito nella cipolla "Precoce di Romagna" di ridurne l’eccessiva variabilità, non compatibile con le esigenze di mercato, e di selezionare bulbi di forma piatta di elevate dimensioni, come richiesto dai mercati locali. Il lavoro di miglioramento condotto sul cardo ha permesso di ottenere, per ognuna delle tre popolazioni in studio, varie linee selettive. Per entrambe le specie sono state restituite agli areali di provenienza materiali migliorati per una ulteriore verifica in loco.

Le indagini biochimiche riguardanti i polifenoli hanno individuato buoni contenuti di queste molecole nelle tipicità di VAL.OR.BIO. e generalmente valori più alti nei campioni coltivati in biologico rispetto a quelli provenienti da coltivazioni convenzionali.

In merito alla qualità nutrizionale e nutraceutica le varietà locali, rispetto a quelle commerciali, hanno dimostrato di adattarsi bene alla coltivazione BIO. Nel peperone, ad esempio, la varietà locale "RS08" ha mostrato, rispetto all'ibrido commerciale Alceste, una migliore qualità nutraceutica e nutrizionale grazie ad un maggior contenuto di pirazine, acido ascorbico e carotenoidi. Per quanto concerne il cavolfiore, le varietà locali di "Verde di Macerata" hanno evidenziato un maggior contenuto di vitamina C e di carotenoidi sia rispetto alla coltivazione convenzionale sia in riferimento al testimone commerciale. Le tipicità di cavolfiore sono quelle però che, sotto il profilo agronomico, hanno fatto registrare il maggior differenziale negativo in termini di rese commerciabili rispetto al testimone di riferimento. Conseguentemente, la coltivazione di tali materiali sarà strettamente legata al riconoscimento da parte del mercato della maggiore qualità. Nelle orticole coltivate solo in BIO, come i cocomeri, la cipolla ed il sedano, la superiorità del genotipo locale per gli aspetti nutraceutici e nutrizionali è stata evidente nel cocomero, in particolare nella varietà "Faenza".

La combinazione HRMAS-NMR ed analisi multivariata ha messo in evidenza l’esistenza di differenze significative tra le diverse tipologie di campioni analizzati; in particolare, le differenze maggiori sono state trovate in relazione alla pratica agronomica. Anche nella separazione tra varietà autoctone ed ibridi commerciali sono state osservate differenze sostanziali, mentre per la tracciabilità geografica, solo per il peperone l’approccio dell’HRMAS ha fornito indicazioni importanti.

L'esperienza ed i risultati di VAL.OR.BIO. hanno dimostrato l'importanza di decentrare le prove di coltivazione varietale in più località, direttamente nelle aziende agricole, e di coinvolgere gli imprenditori nelle valutazioni agronomiche, qualitative e commerciali. Tali valutazioni costituiscono un concreto e reale strumento di verifica sulla validità dell’innovazione proposta e nello stesso tempo sono il primo passo per trasferimento dell'innovazione dal mondo della ricerca a quello operativo. La collaborazione diretta, inoltre, consente al ricercatore di avere risposte immediate ed utili ad orientare e/o riorientare i propri programmi e obiettivi di lavoro. È pertanto auspicabile che l'approccio partecipativo venga in futuro esteso anche ad altri ambiti nel settore dell'agricoltura al fine di ridurre il rischio di autoreferenzialità della ricerca.

Nella sessione pomeridiana c’è stata la prevista visita ai campi sperimentali “biologici” del CRA-ORA nel corso della quale sono state illustrate le principali prove:

prova di lungo termine su un sistema rotazionale orticolo per valutarne nel tempo l’evoluzione in termini di sostenibilità ambientale, agronomica ed economica;

prove varietali di fagiolo, cece e zucchino condotte nell’ambito del secondo Piano Nazionale Sementiero per il Biologico;

prova di agricoltura conservativa su melone basate sull’allettamento delle colture di copertura mediante un particolare rullo sagomato chiamato roller crimper nell’ambito del progetto internazionale SUSVEG;

prove di miglioramento genetico partecipativo su pomodoro da mensa e pomodoro da industria nell’ambito del secondo Piano Nazionale Sementiero per il Biologico;

prova di living mulch (consociazione di una coltura da reddito e di una coltura di copertura) e potatura delle radici della coltura consociata nell’ambito del progetto internazionale INTERVEG.

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