Anno 15 | 15 Dicembre 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Archeoviticoltura, riscoprire le radici di un territorio scavando nel passato

Un vino prodotto nell'Antica Roma, e decantato da Plinio, potrebbe rivedere presto la luce. Si tratta del Tauromenitatum, che è oggetto di uno studio sperimentale avviato dalla Regione Sicilia

La parola d'ordine per il futuro è identità, ovvero rendere unico e riconoscibile un prodotto.

A caratterizzarlo può essere un'innovazione, un gusto, una buona storia. Oppure la Storia, con la S maiuscola.

E' quanto stanno provando a fare in Sicilia, riscoprendo il "Tauromenitatum", il vino prodotto in epoca greco-romana nel territorio di Naxos, citato da Plinio come vino di straordinaria qualita', che secondo alcune testimonianze storiche veniva utilizzato in Sicilia anche nelle cerimonie in onore di Apollo.

La sperimentazione che coinvolge Vivaio Federico Paulsen, Irvo, Esa, Dipartimento Agricoltura e i comuni dell’area interessata è iniziata con dei test di vinificazione sperimentale e degustazione, curati dai tecnici del Vivaio Federico Paulsen, su tre vitigni autoctoni legati alla tradizione di questo territorio: Ieppola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Verranno effettuati altri test di ricerca documentale e sul campo sui vitigni tipici di quest’area con l’obiettivo di ricostruire la vinificazione del "Tauromenitatum".

"Attraverso la ricerca - ha affermato l'assessore regionale Antonello Cracolici -, questa sperimentazione punta a ricostruire il filo rosso con il passato millenario della Sicilia. Un patrimonio che vogliamo mettere a disposizione dei nostri produttori. Un investimento sul futuro, per valorizzare prodotto, identità e territorio".

Non si tratta però del solo vino siciliano famoso nell'antichità. Spesso citati anche “Il Mamertino” prodotto nelle vicinanze di Messina, il “Potolamum”, il “Sicasanum” dell'area di Agrigentoo il “Selinonte”ed il “Boblino” nelle vicinanze di Siracusa. 

Le possibilità di fare archeoenologia in Italia sono davvero molte, anche se probabilmente storceremmo il naso nel provare certe aromatizzazioni, come quella con acqua di mare e colofonia oppure con pece e mirra.

Nell'Antica Roma era consuetudine bere vino aromatizzato oppure allungato con acqua, calda o fredda, anche se proprio il già citato Plinio sosteneva che il vino dovesse essere apprezzato in purezza.

di T N
pubblicato il 03 febbraio 2017 in Racconti > Quo vadis

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