Anno 15 | 25 Marzo 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Descrivere il vino tornando al passato, a un lontano passato

Spiegare il terroir e le sue mille sfacettature, la sua storia e le sue peculiarità non è semplice. Se un'immagine val più di mille parole qualcuno ha pensato di mettere sulle etichette i fossili. Dalla Francia al Portogallo, spuntano le paleo-etichette

I fossili rappresentano la geologia, la storia e l’identità di un territorio.

Sono molto spesso anche un’attrazione turistica, soprattutto laddove i reperti siano in buono stato di conservazione ed appaganti alla vista, in grado di coniugare economia, cultura ed enogastronomia,

Ma cosa c’entrerebbero i fossili con l’enogastronomia?

I fossili sono a tutti gli effetti elementi del terroir.

Possono avere sia un valore prettamente simbolico-evocativo legato all’ambiente fisico, o di marketing; sia finanche un valore agrocolturale, che esprime il gusto e la qualità del vino e con essi la potenzialità di un sito produttivo. Basti pensare allo Chablis, bianco rinomato dell’area più settentrionale della Borgogna. Questo vino presenta delle note tipiche di iodio delle sue ostriche fossili presenti abbondantemente nei substrati calcareo-marnosi kimmerdigiani (150,8-155,7 milioni di anni fa) di quella regione.

Ed allora perché non riportare in etichetta questa peculiarità del territorio? Potrebbe essere un valore aggiunto per la valorizzazione dei nostri vini e del comparto enogastronomico?

Qualcosa si sta muovendo in questa direzione. Lo scorso anno ad esempio nell’ambito del convegno: “Alle origini dei nostri vini: perché sono nati qui e non altrove?” tenutosi in Piemonte presso il Museo Paleontologico di Asti si è riservato ampio spazio al tema.

Si era parlato fra l’altro della realizzazione di un progetto, in collaborazione con l’università di Torino ed il Museo Paleontologico di Asti, di creazione di un marchio che ne divulgasse le specificità paleontologiche.

La conferma della bontà della proposta viene dal fatto che già alcune aziende in Italia e oltre confine abbiano deciso di riassumere in etichetta questa peculiarità del proprio territorio: sia tramite la raffigurazione di un fossile simbolo della propria zona, che con la semplice menzione del nome.

Veniamo ad alcuni esempi particolari e suggestivi.

Partirei dalla Francia. Dall’azienda vitivinicola Chateau Font Mars, nella regione della Languedoc-Roussillon.
L’etichetta del Picpoul de Pinet del 2008 mostra la raffigurazione di due dinosauri. Sul sito dell’azienda stessa si menziona che nei loro vigneti si possono ritrovare spesso dei fossili di uova di dinosauri (del genere – parrebbe - Tarascosaurus salluvicus, risalente al Cretaceo superiore).
Rimanendo sempre in Francia, e sempre nella Languedoc, ma spostandoci verso l’interno alle pendici della catena montuosa delle Cevenne, un’altra etichetta, direi davvero suggestiva, di una bottiglia di Saint Chinian del 1995. Non soltanto viene raffigurata l’immagine di una specie di Trilobite (con tanto di nome scientifico) risalente all’Ordoviciano (475 milioni di anni fa), ma viene anche proposta una breve descrizione “eno-geo-paleontologica”.
Salendo più a nord, nel dipartimento del Giura, un’altra azienda Domaine de la Tournelle a Arbois ci riferisce sulle specificità paleontologiche della loro zona, questa volta non con l’immagine di un fossile, ma con la dicitura “Terre de Gryphées” .
Le grifee erano dei molluschi bivalvi “parenti stretti” dell’ostrica, estintisi nel Giurassico superiore.

Anche in Portogallo ritroviamo delle “paleo-etichette”. Si tratta dell’azienda famigliare Vale da Capucha, che produce nella zona del Turcifal (nel sud, vicino alla costa) vini biodinamici, principalmente bianchi dai vitigni Arinto, Gouveio, Fernao Pirez. In etichetta l’immagine del guscio di Ammonite, gruppo di cefalopodi estintisi al limite fra Cretaceo sup. e Paleocene.

Venendo a casa nostra, ho trovato invece un’etichetta di una bottiglia di Roero Arneis dell’azienda Bric Cenciurio, di Barolo (Cn): campeggia la scritta “Sito dei fossili”… pur senza riferimenti o immagini di specie fossili significative della zona. In effetti Barolo si trova, geologicamente parlando, nel ricco ed importante giacimento paleontologico denominato Btp (Bacino Terziario Piemontese), complesso sedimentario poco deformato, costituito da blande monoclinali, di natura più che altro terrigena (arenarie, marne, argille…).

di Emiliano Racca
pubblicato il 28 ottobre 2016 in Racconti > Quo vadis

[0] COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

ARTICOLI PIÙ COMMENTATI

Il Mastro Oleario, un treno da non perdere assolutamente

Qual'è il giusto prezzo per un quintale di olive?

Il superintensivo spagnolo conviene davvero agli olivicoltori italiani?

Prepariamoci a un gran cambiamento per i consumi di olio extra vergine di oliva al ristorante

C'erano una volta gli olivicoltori