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Quando il turista rurale è alla ricerca di un “giardino dei sensi”

Viaggio sul Massiccio dei Bauges: le sue ispide vette celano ricchezze paesaggistiche ed enogastronomiche sorprendenti in un ambiente montanaro, autentico, incontaminato, un'oasi di silenzio

Si critica - giustamente – sempre più spesso il modello di vita “all’occidentale”; un modello caratterizzato da ritmi forsennati e caotici, innaturali per l’uomo, che resta intrappolato inevitabilmente nel degenerato meccanismo del “produci-consuma-crepa”.

Chiaramente non è così facile defilarsi da questo meccanismo, il singolo cittadino o una piccola comunità qualora lo volessero ne pagherebbero un prezzo assai salato, rischiando l’isolamento dal circuito economico attuale.

Eppure le eccezioni non mancano: ancora oggi infatti, nel cuore dell’Occidente industrializzato, sopravvivono piccole realtà che incredibilmente hanno preservato la loro identità, difendendo con arcignità il proprio territorio dallo sfruttamento intensivo. Fra queste eccezioni, degna di nota è certamente la zona del Massiccio dei Bauges, nelle Prealpi francesi, a cavallo fra i dipartimenti della Savoia e dell’Alta Savoia.

Un ambiente montanaro, autentico, incontaminato, un'oasi di silenzio dove il tempo sembra essersi fermato, dove i nativi vivono ancora in simbiosi con i cicli naturali: una vita fatta di pastorizia, di agricoltura tradizionale e di piccoli botteghe, al cui interno solerti artigiani locali affinano le loro abilità manuali ed il loro ingegno.

Il territorio

Il paesaggio è dominato da imponenti falesie di roccia calcarea intagliate da torrenti incassati che si alternano a prati e pascoli d’alpeggio, e a torbiere che seguono le morfologie più depresse. Il sottosuolo si caratterizza per un patrimonio idrologico e idrogeologico importante - legato a fenomeni tipici di ambiente carsico – che va ad alimentare i due principali laghi dell’area in questione: il Lago di Bourget e il Lago di Annecy. Entrambi di origine glaciale, essi bordano il Massiccio dei B. rispettivamente a Ovest e a Nord-Est, mitigandone i rigori invernali e permettendo anche un’agricoltura e una viticoltura di qualità.

Da questa grande ricchezza e diversità ecologica e climatica, ne consegue un’altrettanta ricchezza varietale floristica e faunistica: sono state censite più di 1600 essenze vegetali (su 6700 dell’intera Francia), 117 specie di uccelli nidificanti (per ex. la coturnice, l’aquila reale, il fagiano di monte, il picchio muraiolo…), 9 specie di anfibi (fra cui ad ex. il tritone alpino).

Si tratta dunque di un patrimonio geo-naturalistico di serie a, che viene tutelato e protetto a maggior ragione con la creazione di un Parco Naturale Regionale nel 1995 e con il marchio GeoPark ottenuto nel 2011(terzo Parco francese in ordine cronologico ad entrare nella lista dei Geoparchi europei).

I gioielli della terra: il Massiccio dei B. non è soltanto “vista” con i suoi panorami mozzafiato ed i suoi paesaggi da cartolina, ma anche “olfatto” e “gusto”. Queste alture infatti nascondono un retaggio enogastronomico davvero considerevole che si tramanda ormai da secoli, da padri a figli…

Basti pensare ad esempio ai formaggi locali, fra i quali la famigerata Toma del Bauges (certificata AOC dal 2002), conosciuta ed apprezzata non solo a livello locale, il Margeriaz, o il formaggio di Tamié, prodotto nell’Abbazia omonima fondata dai monaci cistercensi nel 1133. Tutti prodotti dal latte delle vacche autoctone in alpeggio.

Non mancano gli allevamenti di capra, il cui latte viene utilizzato anch’esso principalmente per i prodotti di trasformazione lattiero-casearia, in primis per il mitico Chevrotin, formaggio caprino, molle, a crosta lavata.

Visto - come già ricordato - l’importante e variegato patrimonio vegetale e floreale della zona, anche l’apicoltura occupa una posizione di primo piano nell’ambito del quadro economico produttivo locale; le api possono bottinaie 250 giorni all’anno, sui fiori della Lupinella, del Fiordaliso, del Tiglio, della Rosa canina, dell’Issopo…

Viene incoraggiato l’uso delle razze apicole locali, in particolare l’ape nera, che è la più adattabile alle bizze del clima di queste terre, anche se più aggressiva e più difficilmente gestibile.

Da menzionare anche i dolci: in particolare segnalerei la cioccolateria artigianale a Bellecombe en Bauges, che negli anni ha saputo “farsi un nome”, grazie anche al Crocus, una coppa fatta interamente di cioccolato e latte, dai colori screziati, con all’interno un particolare ripieno gourmet.

E per ultimo i vini: i vigneti li ritroviamo soprattutto nelle zone dei laghi e nei versanti esposti a sud-est lungo il corso del fiume Isère (grossomodo da Chambery fino ad Freterive). Sono soprattutto vini bianchi, giovani ma ben strutturati come l’Abymes e l’Apremont che ben si sposano con i pesci di acqua dolce dei numerosi laghi e corsi d’acqua savoiesi, ma che supportano bene anche piatti locali saporiti della tradizione savoyarde come la Tartiflette o la Fonduta. Ma si difendono anche i rossi come lo Chignin oppure l’Arbin un monovitigno autoctono (Mondeuse Noire) da bere giovane ma con attitudine all’invecchiamento lungo, anche per più di un decennio; con le sue note speziate, di cioccolato e viola, è l’ideale da abbinare a salami ed insaccati vari.

I gusti, i sensi

Dalla descrizione di cui sopra, risulta quindi che il Massiccio dei Bauges è un vero e proprio “giardino dei sensi” capace di stimolare ed appagare la vista (i panorami, i paesaggi…), l’olfatto (i fiori, le essenze…), e anche le gemme gustative (i formaggi, i mieli, i vini...).

È il luogo ideale quindi per escursionisti, ciclisti, enoturisti, buongustai, ma anche sciatori con i suoi 140 km di piste di sci nordico…insomma ce n’è davvero per tutti i gusti, e per tutti i sensi.

di Emiliano Racca
pubblicato il 25 luglio 2014 in Racconti > Quo vadis

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