Anno 16 | 20 Settembre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

L’olio italico è una contraffazione linguistica

Perdiamo terreno perché manchiamo di trattare con dignità coloro che lavorano con sudore, fatica, passione per mantenere in piedi questa nazione traballante. Il mondo dell'olio extra vergine d'oliva è esemplificativo dello stato dell'Italia, secondo Stefano Caroli, Presidente dell'Associazione Frantoiani di Puglia

L’Italia olearia merita la retrocessione che caratterizza il trend dei prezzi al ribasso che uccidono la filiera e il ranking della leadership italiana a livello internazionale.

Ci meritiamo la fama che l’Italia ha all’estero e che ci fa apparire tutti speculatori e truffatori, produttori spregiudicati. Meritiamo anche di essere fagocitati dalle multinazionali e danneggiati da coloro che all’estero si arricchiscono, con l’Italian Sounding, sfruttando la nostra storia, la reputazione dei nostri beni e del nostro saper fare.

Secondo una inchiesta denominata “La tavola degli inganni”, l’Italian Sounding (nome italiano per un prodotto estero) ha causato l’anno scorso la perdita, in Italia, di 300.000 posti di lavoro e di un fatturato stimato in 60 miliardi di euro.

Perdiamo terreno perché manchiamo di trattare con dignità coloro che lavorano con sudore, fatica, passione per mantenere in piedi questa nazione traballante. Non tuteliamo il territorio, la produzione e i prodotti di qualità italiana a partire dall’olio extra vergine di oliva.

L’ultimo episodio che sembra una zappa tirata sui piedi è l’olio “Italico”.

È possibile sostenere questo progetto?

A chi porta vantaggi? Agli olivicoltori italiani? Ai frantoiani italiani? Ai consumatori italiani? Alla reputazione che i prodotti italiani hanno all’estero?

Non è uno sbaglio. Non ci sono equivoci. Il linguaggio è uno strumento di comunicazione e ogni termine o ha un significato univoco identico per tutti.

Cosa significa Italico?

“Italiaco” è un sinonimo arcaico di “Italiano”.

Probabilmente è un termine anche più autorevole perché trova le sue radici nella antichità e nella storia della nostra nazione. È un termine che ha il sapore della tradizione e ispira fiducia. Il sentimento di fiducia spinge il consumatore a non sentire il bisogno di leggere e approfondire.

L’olio Italico è un blend, una miscela ottenuta con solo il 50% di extravergine italiano e il restante con oli comunitari o extracomunitari.

Se attribuiamo l’aggettivo Italico alle miscele di oli esteri e oli italiani compiamo una “contraffazione linguistica”.

“Contraffare” significa riprodurre qualcosa in modo tale che venga scambiato per l’originale. La contraffazione si verifica quando si opera una azione affinché il consumatore venga tratto in inganno sulla reale provenienza dei prodotti.

C’è forse il desiderio che l’olio di importazione sia scambiato per italiano?

La mia domanda è: come si concilia la lotta all’Italian Sounding con la capacità di cooperare ad un progetto che si basa su una contraffazione linguistica?

L’accordo per l’olio italico è avvenuto alla presenza di rappresentanti della Commissione Agricoltura alla della Camera dei Deputati, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo.

L’Italia olearia è sull’orlo di un baratro. Da presidente dell’Associazione Frantoiano di Puglia ho il dovere di ricordare che tutti gli attori della filiera devono cooperare per aumentare il riconoscimento internazionale dell'olio extravergine di oliva italiano, senza equivoci e senza inganni che aumentino il grado di sfiducia dei consumatori.

Dobbiamo lavorare per promuovere il consumo di olio d'oliva Italiano in tutto il mondo. Dobbiamo lavorare sulla reputazione del prodotto che deriva anche dalla serietà e dalla coerenza degli attori della filiera e dei rappresentanti al governa. Dobbiamo lavorare affinché i consumatori imparino ad apprezzare la qualità dei nostri oli, una qualità legata alla loro origine e alla biodiversità italiana.

L’Italia dei frantoiani che rappresento non è l’Italia dei furbetti, è l’Italia di chi si sporca le mani con il lavoro, di chi investe mettendo a rischio la proprietà e l’impresa, perché il mercato dell’olio di oliva non segue le regole della comune economia e c’è sempre una situazione nuova e inaspettata che calmiera i prezzi di vendita o una calamità che minaccia la produzione e la sopravvivenza, la capacità di pianificare a lungo termine per attuare investimenti in nuovi impianti olivicoli, sistemi di trasformazione innovativi ed efficienti, necessari per incrementare la produzione italiana di alta qualità, così come previsto dal piano olivicolo in corso.

di Stefano Caroli
pubblicato il 06 luglio 2018 in Pensieri e Parole > Editoriali

[1] COMMENTI

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CAROLI STEFANO

22:05 | 06 luglio 2018

Se è vero che il contratto di filiera non fa nessun riferimento alle miscele di olio italiano con quelle di altra provenienza e si tratta di una "fake news diffusa ad arte" da Frantoiano sono preoccupato del prezzo concordato. Da imprenditore consapevole dei costi di produzione, nella mia azienda, il prezzo concordato non mi darebbe la possibilità di una pianificazione produttiva pluriennale come il contratto dichiara. Se nella prossima campagna, che coincide con l’anno di scarica della produzione di olive, con i danni da gelo e la minaccia incipiente della mosca olearia, il prezzo di 4,30 diventerà il riferimento di tutto il mercato nazionale non sono certo che sarà conveniente produrre olio. Se le olive costeranno più di 50 euro io non le acquisterò perché non desidero trovarmi a pagare le olive più di quanto mi sarà pagato l’olio. Meno di 7 euro al kg non è italiano e non è di qualità.

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