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Il paesaggio, patrimonio di tutti

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato, a due giorni dalla chiusura della legislatura, il Piano Paesaggistico voluto dall’Assessore all’urbanistica Anna Marson che ha coinvolto e ottenuto il contributo di docenti di cinque università toscane, la regione che deve la sua fama, in Italia e nel mondo, all’arte, alla cultura, alla storia e, anche, al suo paesaggio. Un valore espresso da estese superfici di bosco e dalla natura rurale della Toscana, con un’agricoltura segnata fortemente dalla vite e dall’olivo, due colture con due tonalità di verde che stanno bene insieme, qui ancor più che altrove.

Un Piano - raccontato da Teatro Naturale n° 34 e 35 del 20 e 27 Settembre dello scorso anno – che ha rischiato di non arrivare al voto finale dopo il duro attacco dell’estate scorsa, portato da diverse associazioni vitivinicole e organizzazioni professionali, che, sotto la spinta di forti interessi privati, hanno parlato di un Piano caratterizzato da vincolismo, dirigismo, intenti punitivi per gli imprenditori. Un fulmine a ciel sereno che ha fatto parlare, non a caso, i media regionali di una “guerra del vino”, portata avanti proprio da chi dal paesaggio rurale toscano ha ricevuto immagine e valore aggiunto per i suoi vini e, non solo, anche per l’insieme dei prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato con riflessi positivi sul turismo.

Uno scontro che, registrando un cambiamento di atteggiamento della maggioranza di governo della Regione Toscana, ha fatto temere, soprattutto ai suoi sostenitori, di non farcela ad arrivare al voto finale.

La sua approvazione, grazie alla determinazione, forza morale e intellettuale dell’assessore Marson, che è riuscita a mantenere dritta la barra e a non cedere alle contraddizioni e ricatti della sua maggioranza, è da ritenere un successo che onora la Toscana e serve al Paese per affrontare le nuove sfide, che vedono il territorio e la sua agricoltura al centro di un nuovo sviluppo e una nuova prospettiva rurale, all’insegna della sostenibilità.

Una necessità urgente per bloccare la crisi dovuta a un sistema fallito, che, però, continua a: sprecare risorse fondamentali come quelle naturali; non dare risposte alla sicurezza alimentare e porre fine alla fame estrema, che tocca due miliardi di persone, soprattutto bambini.

Si tratta invece di confermare il ruolo che spetta all’agricoltura di produrre cibo, cioè energia prima di cui ha bisogno il mondo animale, preoccupandosi, innanzitutto, di assicurare un reddito adeguato ai suoi protagonisti, gli agricoltori, e di una gestione sostenibile dell’intero territorio.

Senza le pratiche agricole, che hanno a cuore l’ambiente, e senza i suoi protagonisti, non è possibile favorire la conservazione del suolo, tutelare la qualità dell’acqua, conservare la biodiversità, dare spazio alle innovazioni.

Il piano paesaggistico della Toscana, anche così come approvato, resta – a detta dell’Assessore Marson e di altri esperti – comunque “uno strumento portatore d’innovazione culturale e normativa uno straordinario evento e un risultato importante…avanzato per la Toscana del futuro”.

Non solo per le riflessioni prima riportate riferite al territorio e alla sua agricoltura, ma, soprattutto, alla luce dei profondi cambiamenti in corso, che toccano in profondità sia l’ambiente che il paesaggio, oggetti fondamentali che il sistema ha sempre considerato d’interesse privato e non collettivo.

Il Piano Paesaggistico della Toscana ora è una realtà che mette nelle mani della collettività il territorio, un patrimonio che serve a costruire il domani possibile, facendo tesoro della sobrietà e della conoscenza.

di Pasquale Di Lena
pubblicato il 10 aprile 2015 in Pensieri e Parole > Editoriali

[4] COMMENTI

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di lena pasquale

16:56 | 11 aprile 2015

Ancora grazie. Sono perfettamente d'accordo con la sua riflessione riguardante il Veneto, e non solo.

Sartori Alberto

11:57 | 11 aprile 2015

OK, concordo e mi permetto di suggerire come la avevo pensata io:
"Un sistema fallito che continua a ... far finta di confermare il ruolo che spetta all’agricoltura ... senza preoccuparsi di assicurare un reddito adeguato ai suoi protagonisti, gli agricoltori, ... condizione necessaria - ma non sufficiente - per una gestione sostenibile dell’intero territorio".
Ammiro la Toscana che è capace di fare delle scelte, foss'anche perchè costretta dalla sua vocazione agricola, che non è mai stata del tutto tradita dalla economia basata sullo sviluppo del secondario, prima, e del terziario, oggi.
Il ricco Veneto, per essendo la prima regione italiana per presenze turistiche, crede ancora fortemente in questo sistema, che si cerca disperatamente di incentivare a colpi di grandi e devastanti opere infrastrutturali, senza capire che la nostra vera ricchezza è la nostra storia e la nostra cultura di cui il paesaggio è l'immagine più immediata e appariscente.
Andrò a studiarmi il Piano Paesaggistico della Toscana, per non smettere mai di conoscere, confrontare ed imparare.

Alberto Sartori.
salviamoilpaesaggio.legnago@gmail.com

di lena pasquale

10:31 | 11 aprile 2015

Grazie per la segnalazione. Manca il punto e "Si tratta, invece, di" confermare... .
Grazie e l'augurio di un buon fine settimana

Sartori Alberto

09:55 | 11 aprile 2015

Il senso generale dell'articolo è chiaro, ma non mi è chiaro un passaggio che per me, imprenditore agricolo, non è affatto di secondaria importanza.
Riporto il periodo in questione, evidenziando i segni di interpunzione che mi hanno generato il non trascurabile dubbio.
"""Una necessità urgente per bloccare la crisi dovuta a un sistema fallito, che, però, continua a:
- sprecare risorse fondamentali come quelle naturali;
- non dare risposte alla sicurezza alimentare e porre fine alla fame estrema, che toccano due miliardi di persone, soprattutto bambini;
- confermare il ruolo che spetta all’agricoltura di produrre cibo, cioè energia prima di cui ha bisogno il mondo animale, preoccupandosi, innanzitutto, di assicurare un reddito adeguato ai suoi protagonisti, gli agricoltori, e di una gestione sostenibile dell’intero territorio."""
Mi parrebbe che la terza asserzione non sia molto coerente con l'incipit e, quindi, in linea con le prime due, ma, prima di esprimermi nel merito, vorrei capire meglio.

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