Anno 10 | n. 5 | 10 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it

Teatro naturale

pubblicato in Editoriali > Editoriali
il 24 Aprile 2010 TN n. 16 Anno 8

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Un ponte tra passato e presente

di Gualtiero Marchesi



La mostra che mi hanno dedicato, in corso a Milano, al Castello Sforzesco, serve a fare un bilancio, a disegnare un ponte tra passato e presente, verificandone la stabilità e, magari la bellezza.

O anche, come è successo, a farci transitare sopra dei ricordi e delle persone. Da una di queste ho ricevuto un bellissimo regalo.
Si tratta di un vecchio ragazzo, un collaboratore che allora, al tempo dell’Albergo Ristorante “Al Mercato” in via Bezzecca, lavorava in sala.

Ci siamo rivisti, io ottantenne e lui fresco dei suoi settantadue anni, offrendomi come sorpresa la copia di un menu che ha più di cinquant’anni.
È stato tale e quale come aprire un diario o togliere l’elastico ad un pacco di vecchie lettere, riscoprendo intatto, a mano a mano che la lettura proseguiva, la forza giovanile di certi pensieri e di certe scelte.

Mi stupisco, con tutti i se e i ma che ci distanziano dall’anno 1960, di come cercassi, in un continuo riferimento alla cucina francese - anche se trovo più giusto dire alla cultura culinaria ereditata attraverso Caterina de’Medici dai cuochi di corte e delle famiglie nobili francesi - quel tocco di eleganza, di non promiscuità, contrario all’accondiscendenza verso il grossolano, il facile, lo scontato.

Sento, continuamente, parlare di denunce e appelli per una cucina all’altezza dei tempi, con la frequenza che accompagna le crisi economiche. Ma il bello delle crisi è che, poi, passano e se si compromette l’altezza dei nostri propositi, vuol dire che sono state devastanti.

Io credo che chi si abbassa è abbassato e se nel 1960 cercavo di fare meglio e di più del trattore è perché quella cosa lì, l’arte di cucinare, me la sentivo dentro, imperiosa.

Tra la magra realtà, tra la realtà in crisi e la bravura, ti salva tanto la capacità di resistenza, per la quale piegarsi non significa mai abbassarsi, quanto la volontà di alzare il tiro.
Lo puoi fare anche solo continuando a pensare un pensiero forte.

Il menù di cinquant'anni fa


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