Anno 10 | n. 20 | 21 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
Il caso Scanzano Jonico ha posto in luce un aspetto inedito degli italiani. All’ambiente ci tengono. Quanto meno nei casi estremi. Così, quando un po’ si esagera, con decisioni azzardate, e in molti casi anche superficiali, forse è più immediato rendersi conto dell’enorme rischio che incombe e minaccia lo stato delle cose. Le battaglie contro il nucleare, o lo smaltimento delle scorie, sono più d’impatto, tuttavia. Rispetto ad altre aggressioni ambientali che si verificano nel silenzio più atroce, e con la complicità anche di chi protesta per ciò ch’è più evidente, ci si dimentica spesso del valore che la risorsa ambiente dovrebbe comunemente rappresentare su tutti i fronti, e riguardo anche agli aspetti più marginali.
All’urlo occasionale della protesta si contrappone così il silenzio. La tutela dell’ambiente interessa solo di fronte al fatto compiuto, o comunque in quelle situazioni più rilevanti. Ed è, per certi versi, una soluzione comoda, che non impegna. Invece occorrerebbe muoversi con uno spirito diverso. Intanto meno politicizzato, e in secondo luogo più attento e aperto alla complessità della materia.
In questi giorni, a Milano, dall’1 al 12 dicembre, si sta svolgendo un vertice internazionale sul clima, ma evidentemente il tema non cattura. Attenuare l’effetto serra è un problema che si avverte lontano e non impensierisce in modo impellente. Si può pertanto trascurare. Eppure il credere di rimandare una questione così delicata è un errore che si pagherà a caro prezzo quando poi affiorerà l’emergenza. E’ un costume tipico e ormai consueto, quello di affrontare solo le emergenze e non pensare, invece, a prevenirle in qualche misura. Colpisce soprattutto il fatto che si possa porre in secondo piano, o perfino ignorare, una questione aperta a sviluppi imprevedibili e inquietanti.
Esiste un tremendo vuoto comunicativo e manca pure l’idea di educare con serietà e competenza alla tutela, alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente. Ciò che spaventa è in particolare il colpevole silenzio degli agricoltori. Non avverto infatti, in costoro, una spiccata sensibilità alle tematiche ambientali. Anzi, talvolta vi è un disinteresse esplicito. Si tratta di una categoria che vive a stretto contatto con la natura, ma è come se non fosse minimamente coinvolta dalle dinamiche che la riguardano. A occuparsi di ambiente sono gli altri, non gli agricoltori. Eppure quest’ultimi dovrebbero rappresentare un baluardo inespugnabile a difesa del territorio. Non è così, purtroppo. Lo dimostrano le scarse attenzioni verso la materia, l’assordante silenzio dinanzi a questioni che invece dovrebbero avere proprio gli agricoltori protagonisti di primo piano. Ma non è così. Non è così.
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