Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di T N

Non c'era stato nemmeno con le femmine dei canti a Palermo, con cui solo pagare si doveva per toccarne la pelle con la cipria addosso, e il tenero grasso dei glutei, grandi come cocomeri della Piana d'Agrigento. E infine scoprirlo se le femmine sotto le vesti erano fatte come le capre che lui portava a pascolare, e con gli escrementi di quelle pregne gravide ci concimava i pomodori.
Oppure no. Scoprire che erano legnose come le cosce della madre che gli capitava di intravedere quando sua madre si scendeva le calze di filanca alla caviglia, e vi cercava qualche pidocchio, scoprendosi insino all'inguine pure se c'era Turi vicino.
E Turi la vedeva la pelle delle cosce di sua madre, secca grigia come quella delle bisce cinerine senza alcuna differenza tra coscia e tibia. L'una e l'altra un sermento di vite in un lungo crepuscolo, mangiulliato di nei e croste di varici nel lento approdo dei muscoli.
Silvana Grasso

Testo tratto da: Silvana Grasso, Ninna nanna del lupo, Einaudi, Torino 1995 link esterno
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