Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di T N

La mia era proprio una brava capra, mi seguiva da vicino senza allontanarsi di un solo passo. Anche lei cadeva ripetutamente, ma ogni volta era velocissima a rialzarsi. Per proteggerle i capezzoli privi del manto peloso mia madre ebbe un'idea. Li coprì servendosi di un fagotto di stoffa bianca che le legò sulla schiena con due nodi. Per mantenere stabile la temperatura, infilò nel fagotto due pelli di coniglio. Quelle pellicce ci ricordavano il periodo dell'amore folle di Sha Yueliang. Gli occhi della capra erano colmi di lacrime di commozione. Dal suo naso saliva un mugolio, era la lingua delle capre. Sulle orecchie le erano venuti i geloni. Le quattro zampe erano rosa acceso, parevano sculture di ghiaccio o cesellature di giada. Da quando avevamo escogitato quel sistema per tenerle caldo il seno, era diventata una capra felice.
Mo Yan
Testo tratto da: Mo Yan, Grande seno, fianchi larghi, Einaudi, Torino 2002: link esterno
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