Anno 10 | n. 6 | 11 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di T N

È seduto con le gambe allungate sulla striscia d’erba e di platani che divide i viali, nell’ombra sospesa di un’isola al centro della corrente. Disfa il nodo del sacchetto e si dispone a mangiare, santificando il primo dono della giornata.
Sceglie i bocconi, impugnando nella destra il coltello. Solo il braccio e la bocca si muovono insieme. Mastica, deglutendo piano. Sembra condire il pane d’aria, catturando profumi sparsi come se fosse ancora sotto la pianta del gelso.
La città non ha più mura dietro cui celarsi ma lui si è fermato lo stesso al di qua dell’invisibile confine che taglia via la campagna, il vasto fuori della pianura: pastore transumante, in vista della porta che girando sui cardini apre e chiude il giorno come l’angelo del Signore.
È forse lui, grumo d’unto e di nervi, il segno mobile, il respiro, quel rumore di denti che indica il fosso tra l’oggi e il domani.
Nicola Dal Falco

Testo tratto da: Nicola Dal Falco, Il Cavaliere verde , I Libratti: link esterno
di T N
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