Anno 10 | n. 5 | 10 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di T N
Dopo un periodo molto breve di splendore la meravigliosa corolla marcisce impudicamente al sole, divenendo per la pianta una vergogna obbrobriosa.
Raggiunto il fetore del letame, benché avesse dato l'impressione di sfuggirvi in uno slancio di purezza angelica e lirica, il fiore sembra bruscamente tornare alla sozzura primitiva: il più ideale è rapidamente ridotto ad un brandello di letamaio aereo. Perché i fiori non invecchiano onestamente come le foglie che non perdono niente della loro bellezza, anche dopo che sono morte; i fiori appassiscono come delle smorfiose invecchiate e troppo incipriate e muoiono ridicolmente sugli steli che sembravano portarli alle stelle.
Georges Bataille
Testo tratto da: Storia della bruttezza, a cura di Umberto Eco, taduzione di S. Finzi, Bompiani, Milano 2007
di T N
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