Anno 10 | n. 5 | 10 Febbraio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di T N

“’U cunnu.” Oppure, “’U pilu”.
Era maschile nella loro bocca il sesso della donna, quasi a segno di un possesso connaturato e indiscusso – una soggezione che il genere grammaticale rendeva obliqua. Ma era un possesso spregiativo, poiché “cunnu” è parola che sigla un mollusco di mare – “chi havi saputi duci, ma è molle ‘n front’ ‘ a minchia, ch’è tosta”. Di mare – saporito, profumato, e, nel confronto con il cazzo, morbido in eccesso certe volte.
“Tu havi a cùnnere cu lu cunnu” – devi sporcarti di fica, cioè. Questo il mandato.
Enzo Siciliano

Testo tratto da: Enzo Siciliano, La vita obliqua, Mondadori 2007
LA RECENSIONE
Un viaggio in una Calabria ancestrale, divisa tra un'anima torpida, sensuale, velleitaria e capace di ogni bassezza e conformismo: link esterno
di T N
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