Anno 10 | n. 19 | 17 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
Al recente Sol, il Salone degli oli extra vergini di qualità di Verona, mi imbatto in una tavola rotonda a cura dell’Unaprol, improntata sul tema delle Dop viste in relazione ai consumatori e alla ristorazione. Un vecchio tema già sviluppato in precedenza, sempre nel corso della manifestazione scaligera, e ora rispolverato e messo a lucido con qualche novità lo scorso aprile.
Ciò che mi ha sorpreso, lasciandomi stupefatto, è l’intervento di Giulio Scatolini, la voce umbra dell’olio, giacché a capo della potente Aprol territoriale.
Ora, per correttezza, chiarirò subito che tra noi due non corre grande simpatia, o almeno è questo l’atteggiamento che io percepisco da parte sua nei miei confronti. Magari mi sbaglierò, spero. Però da quando, qualche anno fa, espressi esplicitamente la mia perplessità, oltre che i miei dubbi su una figura accentratrice come Nicola Ruggiero, l’ex super presidente di Unaprol, e di altre potenti realtà, per il bene del comparto oleario (sono posizioni che ho espresso sempre alla luce del sole, forse l’unico a prendere posizione apertamente nei confronti del dominio assoluto e incontrastato di Ruggiero) mi stupì francamente – qualche anno fa, sempre a Verona – la difesa a oltranza di Ruggiero da parte di Scattolin, Ma, se si trattava di rispondere a una logica di appartenenze, è più comprensibile tale difesa, anche se per il mio temperamento di uomo libero non la condivido.
In ogni caso, quel parlare chiaro avrà certamente influito nell’inquinare i rapporti tra noi. Forse inquinare è una parola esagerata, fatto è che da parte di Scatolini non percepisco alcuna simpatia. Per lo meno, questa è la mia sensazione. Ma mi auguro vivamente di sbagliarmi, anche se poi di fatto nulla può certo cambiare la sostanza delle cose. Non c’è mica l’obbligo, oltretutto, di dichiarare uno stato di prossimità solo per il comune impegno nel nome dell’olio di oliva?
Ma veniamo ai fatti. C’è l’intervento di Scatolini che mi ha lasciato basito, quasi incapace di reagire. Non so come, ma mi sono sentito come disperso di fronte a concetti che non mi si sono ancora del tutto chiariti. A un certo punto, parlando di Dop, Scatolini inizia a sciorinare una serie di formule magiche come – cito a memoria – “retro food”, oppure “fast good food”, eccetera eccetera, citazioni tutte di questo livello. Per me incomprensibili, nel senso di inutili e inconcludenti (non me ne abbia Scatolini, non è un attacco gratuito nei suoi confronti).
Sarà comunque per la mia avversione verso il mondo anglosassone, sarà che non accetto neologismi che non siano formulati in lingua italiana, sarà per il fatto che obnubilato dal continuo scorrere in lungo e in largo per i padiglioni del Sol, del Vinitaly e di AgriFood Club, ebbene, io di fronte a questo sciorinare di retro fast good food sono rimasto come paralizzato. Il mio cervello ha chiuso ogni finestra e ha rifiutato in blocco l’intervento di Scatolini.
Visto che ne parlo con un certo turbamento, e visto che non amo sparlare delle persone perché è mio costume essere diretto, allora lo scrivo qui:
Caro Scatolini, cosa intende con queste formule così insolite?
Cosa significa retro food?
Cosa significa fast good food?
Cosa significano, le altre espressioni che la mia mente non ha saputo né voluto trattenere per protesta?
Ma soprattutto: che senso hanno tali espressioni con gli oli a denominazioni di origine protetta?
Confesso di non essere stato molto attento, ma lei d’altra parte mi ha spiazzato con tali uscite che – mi permetta – rasentano l’imprudenza. Ora, consapevole del fatto che non è mia abitudine restare all’oscuro di quanto si vada formulando di nuovo sul fronte dell’olio di oliva, mi può cortesemente spiegare ciò che non sono riuscito a capire?
Ma, in particolare, mi sollevi un poco lo stato d’animo di queste settimane.
Ciò che non comprendo è soprattutto l’espressione retro food.
E’ qualcosa di pericoloso?
Mi perdoni l’invadenza, caro Scatolini, ma sa, chiarirsi fa sempre bene.
Se lei espone in pubblico tali concetti, è giusto che in pubblico vengano delucidati in tutta la loro potenza comunicativa, anche a chi, come me, le chiede cortesemente aiuto per non aver compreso lo spirito e il corpo del suo intervento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA