Anno 10 | n. 19 | 17 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
Gli italiani, ahimè, leggono poco. E il poco non sempre coincide con le buone letture. Basta curiosare tra le classifiche di vendita. C’è chi si reca in libreria per acquistare il libro di Totti. Uno sforzo non da poco.
Per carità, è sempre un libro, è vero, fatto di pagine e di una copertina, ma decretarne il successo con centinaia di migliaia di copie è davvero disarmante. Tutti i comici di “Zelig” hanno avuto grossi consensi in libreria nell’estate ch’è appena trascorsa. Tutti, in massa, si sono precipitati ad acquistare libri leggeri, spensierati, che fan ridere, salvo poi verificare che le performance e le gags riportate in pagina non funzionano più come in televisione, sono meno efficaci. Però l’acquisto avviene in maniera automatica, quasi involontariamente, senza nemmeno la consapevolezza nel comprendere le motivazioni più profonde che spingono a compiere un gesto così irrazionale.
C’è da chiedersi allora la ragione di una simile tendenza. Siamo gli ultimi in Europa. Facciamo pena. Oltretutto, coloro che convenzionalmente vengono considerati “lettori abituali” si limitano in realtà a leggere non più di tre o quattro libri l’anno. E’ incredibile. Perché poi molti dei libri acquistati (e chissà mai se letti, in verità), sono spesso dei best sellers, quindi imposti dal forte traino della pubblicità e non da una scelta personale e libera.
Che tristezza il paese Italia. Da una ricerca Astra Demoskopea commissionata da Harlequin-Mondadori emerge un quadro incredibilmente desolante.
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