Anno 10 | n. 19 | 17 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
Quanta tenerezza. Ho provato proprio un sentimento disarmante alla visione di una corrispondenza del lettore di “Repubblica” F. P., pubblicata il 28 ottobre scorso e spedita da San Miniato, in provincia di Pisa: “Faccio l’agricoltore con grande passione, ma giorno dopo giorno l’entusiasmo si sta affievolendo”. E’ una dichiarazione di totale resa, di sfiducia piena, ma non di rabbia o disgusto.
Mancava all’estensore l’energia per esprimere un nota più dura e spigolosa? Non saprei. Certo è che neppure un briciolo d’astio o di rivolta si è fatto largo in quelle righe desolanti e vere; neanche un indiretto accenno di rivalsa.
C’è un’aria di composta rassegnazione: “Non basta la forza della passione, unica leva che fa scegliere la vita agricola”, conclude sconsolato. E’ una dichiarazione amara. Mi chiedo se il mondo rurale sia sempre così giù di tono. E soprattutto mi chiedo il perché la gente della terra non sia in grado di ribellarsi, abbandonando almeno per un poco l’abituale atteggiamento rinunciatario che la contraddistingue.
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